31 Agosto 2004

E i consumatori pignorano la poltrona del direttore Rai

E i consumatori pignorano la poltrona del direttore Rai
Il Codacons vince una causa e porta l?ufficiale giudiziario Viale Mazzini si oppone e offre in cambio un proiettore

La poltrona, in termini burocratici, vagamente fantozziani, è una di quelle di «prima fascia»: rivestita in pelle, come per i dirigenti che in viale Mazzini contano davvero. Lui è invece Carlo Rienzi, impetuoso presidente del Codacons, quello che si era candidato al Parlamento europeo presentandosi mezzo nudo per «difendere i consumatori ormai rimasti in mutande». Di mezzo ci sono 2.500 euro che la Rai deve al Codacons. E vecchie ruggini che nessuno vuole mettere da parte.

PIGNORAMENTO – Ieri mattina, sede della Rai di viale Mazzini a Roma. Approfittando della presenza dei tanti giornalisti in arrivo per la conferenza stampa di Miss Italia, Rienzi si presenta con un ufficiale giudiziario. Vuole pignorare la poltrona del direttore generale Flavio Cattaneo, quella di prima fascia appunto. Ha in tasca una sentenza del Consiglio di Stato che obbliga la Rai a versare al Codacons 2.500 euro per coprire le spese legali di una delle tante cause che hanno fatto litigare le due parti. «La Rai non ha pagato – dice Rienzi – e noi vogliamo la poltrona di Cattaneo». Il direttore generale, rientrato proprio ieri in ufficio dopo le vacanze, si fa una risata. Ma della poltrona non se ne parla proprio. Anche perché la legge dice che il debitore (in questo caso la Rai) può indicare il bene da pignorare a patto che il valore non sia inferiore alla somma dovuta. La trattativa va avanti per un paio d?ore. Discussioni, conciliaboli, capannelli. Alla fine Rienzi si deve accontentare di un proiettore usato per le conferenze stampa. Vale più della poltrona, sui 5 mila euro, ma non è la stessa cosa: «L?accaduto – sostiene il presidente del Codacons – è la dimostrazione di quando i vertici della Rai siano attaccati alla poltrona. Oltretutto riteniamo che questo consiglio d?amministrazione, non essendo più pluralista perché manca il presidente di garanzia, se ne debba andare al più presto».


CREDITI E DEBITI – Da viale Mazzini parlano di «inutile provocazione». E qui bisogna scendere nel dettaglio: la Rai afferma di «non aver respinto la richiesta di pagamento ma di aver evidenziato un suo maggior credito verso lo stesso Codacons». In sostanza la Rai deve avere dal Codacons 15.500 euro per altre sentenze del Consiglio di Stato. Chiedeva quindi di non versare materialmente quei 2.500 euro ma di sottrarli dalla somma che aspetta di incassare. Il Codacons, però, non ha voluto far calcoli. Adesso la Rai si opporrà alla messa all?asta del proiettore chiedendo di addebitare le spese all?associazione dei consumatori.


RICORSI – Ma perché Rai e Codacons sono arrivati ai ferri corti? La sentenza che poteva costare (in senso letterale) la poltrona del direttore generale riguarda il programma Mi manda Raitre . «Non eravamo stati invitati – spiega Rienzi – e avevamo chiesto di vedere gli atti con cui si giustificava la nostra esclusione. La Rai non ha voluto e abbiamo vinto». Anche gli altri ricorsi, quelli vinti dalla Rai, avevano avuto come oggetto la partecipazione del Codacons ad alcune trasmissione. Ma c?è un altro motivo dietro quello che è successo ieri.


LO SCAFFALE – Cinque anni fa era stata la Rai a procedere al pignoramento nei confronti del Codacons. Anche in quel caso c?era in ballo una sentenza del Consiglio di Stato e il pagamento delle spese legali. La Rai aveva chiesto non soltanto la poltrona ma anche la scrivania del presidente dell?associazione. Rienzi si rifiutò e la Rai si è dovuta accontentare di uno scaffale. Uno pari.

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