18 Settembre 2004

E dopo il blocco dei prezzi aumenti il potere di acquisto




ROMA – L?obiettivo del governo è quello di garantire una crescita reale del potere d?acquisto delle famiglie del 2,2% per il prossimo anno. Questo l?annuncio fatto da Silvio Berlusconi nel corso di una lunga conferenza stampa, insieme ai ministri Siniscalco e Marzano, dedicata proprio ai prezzi ed al potere d?acquisto. Il premier ha spiegato nel dettaglio i passaggi che potrebbero portare a centrare questo obiettivo, che consentirà – ha detto – di aumentare ?la fiducia? dei consumatori. Nel 2005 le retribuzioni lorde dovrebbero crescere del 2,7%, mentre l?inflazione media dovrebbe attestarsi al 2% con un ?primo incremento del potere d?acquisto dello 0,7%?. «Grazie all?azione del governo – ha aggiunto il premier – si potrà inoltre contare sul contenimento della dinamica degli aumenti dei prezzi e delle tariffe. E ciò tramite una serie di accordi a livello locale, come quello siglato a Torino per la riduzione del 2% dei costi di alcuni beni. Una iniziativa che potrà essere seguita anche da altre città come Milano e Aosta».
Secondo passaggio (per garantire un altro 0,7% in più alla capacità di spesa degli italiani), «l`intesa con la grande distribuzione per il blocco dei prezzi fino a fine anno su tutto il territorio nazionale», ha ancora detto facendo anche riferimento a singoli accordi con alcune catene come quello raggiunto con Crai per la riduzione del 2% dei listini. Una iniziativa – ha proseguito – che intendiamo allargare a tutto il commercio ed alla filiera dei produttori».
«Con l?introduzione del secondo modulo della riforma fiscale (che comporterà l?aumento, secondo il premier, di un altro 0,8% del potere d?acquisto) – ha detto il premier – si potrà quindi contare su una crescita del 2,2%».
«Un risultato positivo – ha sottolineato Berlusconi – che non avrebbe precedenti dal 1991 ad oggi».
Valutazioni diversificate dal mondo agricolo all?intesa raggiunta tra il Governo e la grande distribuzione per bloccare fino al 31 dicembre i prezzi di alcuni prodotti. L?accordo, pur se teso a dare respiro alle tasche degli italiani, solleva le riserve degli agricoltori stanchi di pagare, come rileva la Cia, le «manovre artificiose e speculative» di altri. Ma c?è anche chi, come la Coldiretti, vista l?occasione invita a dare più spazio al made in Italy sugli scaffali di supermercati e ipermercati.
L?accordo con la grande distribuzione per congelare i prezzi fino alla fine dell?anno è, invece, «insoddisfacente» per l?Intesaconsumatori, che anzichè un blocco chiede una riduzione dei prezzi tra il 10 e il 20%. Di positivo, affermano le associazioni dell?Intesa, c`è solo il fatto che il governo «si sia finalmente accorto del problema» del caro-prezzi. Per il resto «su una questione così importante l?esecutivo non riesce neanche a coordinare gli interventi dei ministri: mentre Siniscalco cerca di ridurre i prezzi del 2% con l?esperimento di Torino, Marzano vanifica i tentativi di riduzione». Congelare i prezzi, continuano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, «significa mettere il timbro ed avallare speculazioni avvenute con il pretesto dell?euro».

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