E’ caccia ai piromani
-
fonte:
- La Sicilia.it
CARMELO CASPANELLO Messina. «Sembrava di essere all’ inferno». E’ la litania che ripetono gli abitanti di contrada Paparello, poche case a monte del centro abitato di Fiumedinisi. Hanno la paura impressa sul volto. Le fiamme, dopo aver distrutto ettari di macchia mediterranea, hanno accerchiato le loro case, dove sono rimasti isolati per ore. Circoscrivere il rogo, in attesa dei soccorsi, è stata impresa ardua. Impossibile per i mezzi della Forestale e dei Vigili del fuoco giungere fin lì, nel cuore dei monti Peloritani, attraverso l’ unica impervia strada che si snoda a valle fino alla Statale 114. Il transito è ostruito da una frana causata dall’ alluvione del 2009, la stessa che a Scaletta e Giampilieri ha lasciato una scia di 37 morti. L’ incubo per le famiglie di contrada Paparello è finito nel tardo pomeriggio, quando i Canadair, finalmente, hanno fatto piovere dal cielo l’ acqua necessaria a spegnere le fiamme. Passata la paura, resta la rabbia per gli uliveti andati in fumo. «Questa – spiegano i fiumedinisani – è un’ area coltivata, fonte di sostentamento per le nostre famiglie. Questi terreni sono la nostra vita. E’ un dramma». Poco lontano si scorgono i segni dell’ incendio che lunedì ha lambito il Castello Arabo-normanno. I Canadair fanno la spola tra il mare e le colline. Fino a Casalvecchio e Bucolia, la borgata a pochi chilometri di distanza dalla frazione Sciglio di Roccalumera, anch’ essa devastata dagli incendi. «Dietro queste fiamme c’ è dolo» dice il sindaco, Gianni Miasi. «Qui – aggiunge – è necessaria un’ azione repressiva». La provincia di Messina è in fiamme. Bruciano i villaggi a sud della città (Giampilieri, Molino e Zafferia); “Messina due” e Tono. Nel versante tirrenico i roghi si sviluppano senza soluzione di continuità da Castroreale a Piraino, da Naso a Montagnareale. Ma la situazione appare critica anche a Gioiosa e Rocca di Caprileone. Bisogna far fronte, secondo i dati forniti dal dipartimento regionale dell’ Azienda foreste demaniali, a novanta focolai d’ incendio. Sono impegnate tutte le squadre dei Vigili del fuoco e della Forestale. Gli elicotteri si rivelano insufficienti. I soccorritori rischiano la vita. Per fronteggiare l’ emergenza, compresa quella legata al sensibile innalzamento delle temperature, che attanaglia in particolare la popolazione anziana, il Comune di Messina ha messo a disposizione le autobotti del proprio autoparco. Riforniti di acqua il centro di aggregazione di Ganzirri, il Centro Neurolesi ed alcune zone di Cumia Superiore. Contestualmente sono stati riempiti i serbatoi dei mezzi del Corpo Forestale, impegnati nello spegnimento degli incendi in città. La provincia di Messina, come il resto della Sicilia, arroventata da “Nerone”, continua ad andare in cenere. E i timori non sono finiti. Previsoni meteo «Quello che colpisce in queste ondate di caldo – spiega infatti il meteorologo Daniele Cat Berro della Smi – non sono tanto le singole temperature, ma la loro durata». Da domani, però, la situazione dovrebbe migliorare. «L’ alta pressione “bretone”, in formazione appunto sulla Bretagna, dal cuore più tiepido – sottolinea Sergio Brivio, direttore del portale 3bmeteo. com – si sostituirà a quella africana, portando un clima normale». Nel frattempo la lotta contro l’ afa e il fuoco continua. E il Codacons mette una taglia sugli autori dei roghi: 2mila euro a chi riesce a fotografarli mentre appiccano le fiamme. «Sembra superfluo ricordare – afferma l’ associazione – che i responsabili devono essere puniti con severità e bisogna far di tutto per porre un argine al fenomeno. Sono troppi, infatti, gli ettari di bosco andati in fumo a causa di incendi dolosi che ogni anno, con straordinaria puntualità, distruggono un patrimonio boschivo che si assottiglia sempre di più». Il Codacons si costituirà parte civile nei processi che si celebreranno contro gli autori degli incendi, «volendo in tal modo sensibilizzare l’ opinione pubblica e le istituzioni, affinché ognuno faccia la propria parte nella lotta a questa subdola e pericolosa forma di criminalità». Anche ieri dunque è stata una giornata pesante sul fronte degli incendi: i Canadair e gli elicotteri della flotta aerea dello Stato sono dovuti intervenire in supporto alle squadre di terra su 32 roghi, 17 dei quali ancora attivi. Le richieste sono arrivare da Lazio, Calabria, Sardegna, Campania, Puglia, Umbria, Lazio e Marche ma ancora una volta è stata la Sicilia a presentare al Dipartimento della Protezione Civile il maggior numero di richieste: ben 12, dopo le 26 di lunedì. E se nella zona della riserva naturale dello Zingaro e a Erice, in provincia di Trapani, la situazione è migliorata rispetto a giovedì e l’ incendio nella riserva è stato spento, altri roghi sono scoppiati fin dalle prime ore della mattina in provincia di Palermo. Problemi anche a Gela dove un vasto incendio doloso, sviluppatosi all’ alba nel canneto dell’ area di Orto Pasqualello, sulle pendici della collina prospiciente il lungomare, ha impegnato per ore Vigili del Fuoco, ambulanze, Protezione civile e forze dell’ ordine. Il fumo ha invaso l’ intera città, mandando in tilt il traffico, provocando diversi problemi respiratori ai cittadini e costringendo all’ evacuazione di alcune abitazioni in via precauzionale. Siccità al Nord E mentre il sud brucia, al nord il problema si chiama siccità: la Toscana ha annunciato che chiederà al governo lo stato di calamità mentre in Veneto si fanno messe per invocare la pioggia. E il presidente della commissione agricoltura del Senato Paolo Scarpa chiede al governo «una sospensione degli oneri tributari, ad iniziare dall’ Imu, oltre che ovviamente altre provvidenze connesse allo stato di calamità». «La siccità eccezionale che sta colpendo buona parte del Nord Italia e particolarmente l’ Emilia Romagna orientale e le province di Rovigo, Padova e Venezia – afferma – richiede uno sforzo proporzionale da parte delle Regioni e dello Stato».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- AMBIENTE
