16 Dicembre 2020

È battaglia su #Messinasenzacqua La class action può andare avanti

«Si impone un accertamento di fatto, di natura eminentemente tecnica» per capire se hanno ragione le associazioni dei consumatori oppure l’Amam Ed è per questo che la class action sull’emergenza idrica del 2015, quella diventata famosa in tutta Italia con l’hashtag #Messinasenzacqua. Undici, lunghissimi giorni, dal 24 ottobre al 3 novembre (ma in molte zone furono anche di più), in cui una città intera restò letteralmente all’asciutto senza fornitura idrica, causa della rottura della condotta del Fiumefreddo, travolta da una frana sulle colline di Calatabiano. Corte di Appello di Palermo, infatti, con ordinanza del 10 dicembre, ha dichiarato ammissibile la class action promossa dal Comitato di Messina dell’Unione Nazionale Consumatori e dal Codacons nei confronti di Amam e Generali Italia Spa, la stessa class action che era stata dichiarata inammissibile dal Tribunale di Palermo a marzo. Il primo assunto stabilito dal Tribunale e “smontato” dalla Corte d’Appello è quello secondo cui l’erogazione idrica venne interrotta perché a stabilirlo erano state le ordinanze del sindaco. Un rapporto causa- secondo i giudici di secondo grado: «Dalla lettura delle ordinanze sindacali – scrivono nel pronunciamento di pochi giorni fa – emerge che il blocco del rifornimento dell’acqua costituiva il presupposto di fatto e non, invece, il momento precettivo e dispositivo». Insomma, l’interruzione interruzione della fornitura idrica fu la causa, non l’effetto Questo punto, fondamentale, porta alla conclusione che ribalta, anch’essa la decisione del Tribunale: «Si imponeva (e si impone) un accertamento circa la principale controversia tra la parti: quella, cioè, diretta a verificare se l’attivazione del sistema di interscambio delle fonti di approvvigionamento avrebbe (come affermano i reclamanti) o meno (come opina l’Amam evitato il blocco dell’erogazione idrica». Per i giudici «non è in discussione il fatto che una frana possa, almeno in teoria, sussumersi tra gli eventi naturali eccezionali. Piuttosto, nel caso in esame, andrà verificato se, ove fosse stato attivato realizzato e attivato il sistema di interscambio (ad esempio, il bypass con l’Alcantara ndr), la frana non avrebbe impedito l’erogazione dell’acqua In definitiva, dunque, associazioni dei consumatori e Amam dovranno tornare a comparire di fronte al Tribunale di Palermo. «Si tratta di un importantissimo successo, è la prima class action siciliana e vede interessati – spiega l’avv Mario Intilisano dell’Unc Messina – circa 100.000 cittadini messinesi che in quei giorni hanno patito e sofferto per la totale mancanza di acqua dai rubinetti». Una pronuncia, aggiungono lo stesso Intilisano e l’avv Antonio Cardile (Codacons) che «è di grande im- perché consente a tutti i cittadini messinesi di potere ottenere un risarcimento per il disagio patito senza la necessità di dovere promuovere singole cause». Risarcimenti che, nelle richieste, vanno da 125 a 800 euro a famigli

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