17 Gennaio 2022

È allarme prezzi in Italia. Possibile raddoppio del tasso di inflazione entro la primavera

È allarme prezzi in Italia. A dicembre 2021 l’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,4% su base mensile e del 3,9% su base annua (da +3,7% di novembre). L’Istat ha, quindi, confermato la stima preliminare. Il dato tendenziale è in linea con le attese degli economisti. L’ulteriore accelerazione dell’inflazione su base tendenziale è dovuta prevalentemente ai prezzi dei beni alimentari sia lavorati (da +1,4% di novembre a +2%) sia non lavorati (da +1,5% a +3,6%), a quelli dei beni durevoli (da +0,4% a +0,8%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +1,9% a +2,3%). Anche i prezzi dei beni energetici sono di nuovo cresciuti in modo molto sostenuto, pur rallentando (da +30,7% a +29,1%), a causa di quelli della componente non regolamentata (da +24,3% a +22%), mentre la crescita dei prezzi della componente regolamentata è rimasta pressoché stabile (da +41,8% a +41,9%). Quanto all’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici hanno accelerato, rispettivamente, a +1,5% e a +1,6% (entrambe da +1,3% di novembre).

L’aumento congiunturale dell’indice generale, ha spiegato l’Istat, è dovuto, per lo più, da un lato ai prezzi degli alimentari non lavorati (+1,1%) e dei beni durevoli (+0,6%), dall’altro alla crescita, a causa di fattori stagionali, dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+1,9%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,8%). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono raddoppiati a dicembre da +1,2% a +2,4%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto hanno accelerato da +3,7% a +4%. Pure l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) è aumentato dello 0,5% su base mensile e del 4,2% su base annua (da +3,9% di novembre), in linea con la stima preliminare.

Così in media nel 2021 i prezzi al consumo hanno registrato una crescita pari a +1,9% da -0,2% dell’anno precedente. Si tratta, ha indicato l’Istituto di statistica, dell’aumento più ampio dal 2012 (+3%). La ripresa dell’inflazione lo scorso anno è stata essenzialmente trainata dall’andamento dei prezzi degli energetici (+14,1%), diminuiti, invece, dell’8,4% nel 2020. Al netto di questi beni, la crescita dei prezzi al consumo è la stessa registrata nell’anno precedente (+0,7%). L’inflazione acquisita o trascinamento per il 2022, cioè la crescita media che si avrebbe nell’anno se i prezzi rimanessero stabili fino a dicembre, è pari a +1,8%, diversamente da quanto accaduto per il 2021 quando fu -0,1%. Mentre l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è pari a +0,8% (+0,5% nel 2020) e al netto dei soli energetici a +0,7%, come nell’anno precedente. Quanto alla variazione media annua dell’Ipca, nel 2021, è pari a +1,9% (-0,1% nel 2020) con un impatto più ampio sulle famiglie con minor capacità di spesa (+2,4%; +1,6% per quelle con maggior capacità di spesa).

L’inflazione a +3,9% determina una stangata media, considerata la totalità dei consumi di una famiglia “tipo”, pari a +1.198 euro annui, ha avvertito il Codacons. “Siamo in presenza di una vera e propria emergenza prezzi in Italia, destinata purtroppo ad aggravarsi nei prossimi mesi”, ha affermato il presidente, Carlo Rienzi. Complessivamente nel 2021 la famiglia “tipo” italiana, a causa del tasso di inflazione medio all’1,9% registrato lo scorso anno, ha dovuto sborsare 584 euro in più per l’aumento dei prezzi al dettaglio, con punte di +758 euro annui per un nucleo con due figli. “Numeri destinati ad aggravarsi in considerazione dei rialzi delle bollette di luce e gas scattati il 1° gennaio, ha ricordato Rienzi, e che determineranno un’ondata di rincari in tutti i settori. Una situazione che mette a serio rischio i consumi delle famiglie, che potrebbero crollare nel 2022 come conseguenza del caro vita”, ha concluso.

Rincari che stanno “dissanguando gli italiani con effetti nefasti sui consumi”, ha commentato anche Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, precisando che l’inflazione al 3,9% significa per una coppia con due figli, un aumento del costo della vita pari a 1407 euro su base annua, 535 solo per abitazione, acqua ed elettricità, 519 euro per i trasporti. Per una coppia con 1 figlio, la maggior spesa annua è pari a 1303 euro, 537 per l’abitazione, 452 per i trasporti, in media per una famiglia il rialzo complessivo è di 1094 euro, 504 per l’abitazione e 332 per i trasporti. Ma il primato della stangata spetta alle coppie senza figli con meno di 35 anni che, spendendo di più di quelle con figli per viaggiare e per la casa, hanno un aggravio annuo di 1439 euro, dei quali 635 per l’abitazione e 515 per i trasporti.

L’Unc ha stilato la classifica delle città e delle regioni pià care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, Bolzano, dove l’inflazione tendenziale pari a +4%, pur non essendo la più alta, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 1272 euro, ma che schizza a 1795 euro per una famiglia di 4 componenti. Al secondo posto Genova, dove il rialzo dei prezzi del 4,6% determina un incremento di spesa pari a 1116 euro per una famiglia media, 1787 euro per una di 4 persone, segue Aosta, dove il +4,2% genera una spesa supplementare pari, rispettivamente, a 1068 e 1764 euro annui. Per Catania e Trieste, che hanno un’inflazione record, +5%, si tratta di una batosta media pari, rispettivamente, a 1058 e 1185 euro. Invece, la città più virtuosa è Campobasso, seguita da Napoli, con una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari, nell’ordine, a “solo” 698 e 810 euro su base annua. Mentre in testa alla classifica delle regioni più costose con un’inflazione annua a +4,2%, la Valle d’Aosta che registra a famiglia un aggravio medio pari a 1068 euro su base annua, 1764 euro per una famiglia di 4 persone. Segue la Liguria, dove la crescita dei prezzi del 4,5% implica un’impennata del costo della vita pari, rispettivamente, a 1009 e 1665 euro, terzo il Trentino, +4%, con un rincaro annuo di 1084 e 1553 euro.

Anche per Assoutenti l’inflazione al 3,9% rappresenta un massacro per le tasche delle famiglie che, oltre ai rincari delle bollette di luce e gas, dovranno fare i conti con prezzi al dettaglio sempre più elevati. “Desta grande preoccupazione l’impennata dei prodotti alimentari che a dicembre salgono del +2,9% su base annua, beni indispensabili di cui le famiglie non possono fare a meno”, ha sottolineato il presidente, Furio Truzzi. “Solo per mangiare gli italiani si ritrovano oggi a spendere 217 euro in più a famiglia su base annua, a causa dei rincari registrati nel comparto. Pesante anche l’impatto della voce trasporti: +9,6% a dicembre che determina un aggravio di spesa sugli spostamenti pari a +519 euro annui a nucleo”, ha aggiunto, prevedendo che “prezzi e tariffe sono destinati a crescere ulteriormente nelle prossime settimane a causa dei maxi-rincari di luce e gas disposti da Arera, aumenti che avranno effetti a cascata sui listini e che potrebbero portare entro la primavera a un raddoppio del tasso di inflazione rispetto a quello attuale”, ha avvertito Truzzi. “Una situazione che peserà sui consumi degli italiani, perché le famiglie reagiranno agli aumenti contraendo la spesa, con effetti a cascata sul commercio e sull’economia nazionale”. (riproduzione riservata)

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