«E adesso via a cause seriali»
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fonte:
- La Stampa
«E adesso via a cause seriali»
«Nel mirino non soltanto i datori di lavoro
ma anche le società produttrici di tabacco»
ROMA
IN Italia, si sa, non c?è la cosiddetta «class action» come negli Usa, ovvero quella causa che «crea» un diritto a cui tutti si possono appellare. Ci sono però le «cause seriali», fatte a migliaia: ognuna ha una storia a sé e viene discussa davanti a un giudice diverso. E? inevitabile, però, che in un tribunale si formi una giurisprudenza e che quindi, incassata la prima vittoria, gli avvocati si possano rifare a quel precedente. Magari in altri tribunali va diversamente. In genere si finisce in Cassazione. E insomma per avere una parola definitiva ci vogliono tempi lunghi. Ma alla fine qualcosa accade. E? quanto sta tentando il Codacons con le cause-pilota sul tema del fumo passivo.
Oggi vincono contro un datore di lavoro, perché non aveva adeguatamente protetto la salute di un dipendente». E così il battagliero avvocato Carlo Rienzi, leader del Codacons, può esultare: «Il Parlamento ha promesso, ma non ha dato ai consumatori né la ?class action? né il danno punitivo. Ma queste sentenze dimostrano che si può fare anche a meno di tali leggi, quando c?è sensibilità da parte della magistratura. Adesso si apre la strada a migliaia di cause di risarcimento danni».
Basta aprire il sito Codacons.it per scoprire che i moduli sono già disponibili. Pochi clic e ci si può inserire in diverse «cause seriali» contro il fumo passivo che i legali dell?associazione hanno già messo a punto. Ce n?è anche una contro le società produttrici di tabacco, quelle che si erano specializzate in sigarette «light», «leggere», che avrebbero ingannato i consumatori con la loro pubblicità tranquillizzante. Anche qui: il Codacons ha incassato una sentenza a suo favore, dell?Autorità Garante, nel marzo 2003 («Allo stato attuale del dibattito scientifico si può ritenere che le sigarette lights non sono meno dannose rispetto alle sigarette cosiddette normali») e su questa base porta avanti un?azione-pilota davanti al giudice di pace di Roma per un risarcimento simbolico di 1100 euro, «avendo provocato un danno al consumatore che ha fumato sigarette lights nell?illusione di una loro minore dannosità». Se passa la prima, poi sarà valanga.
Era il ?91 quando il Codacons vinse la prima battaglia sul fronte del fumo passivo: la Corte costituzionale stabilì che i non-fumatori avevano diritto a un risarcimento per i danni da fumo passivo. Subito la sentenza della Consulta fu notificata al ministero della Sanità. Ci furono polemiche, discussioni, altre cause. Finché non venne la legge Sirchia. «E comunque – ricorda Rienzi – la Corte stabiliva che non c?era bisogno di una legge specifica. Bastava il codice civile e la legge sulla salubrità dei posti di lavoro».
E il Codacons sogna una «class action» contro le multinazionali Usa del tabacco. «Il bello della globalizzazione è che possiamo andare in casa loro a fargli causa. Lo stiamo facendo per un farmaco, il Vioxx, davanti al giudice dell?Illinois. Sei pazienti italiani più l?associazione. Se vinciamo, tutti gli altri italiani che lamentano danni da Vioxx potranno chiedere il risarcimento. Il giudice stabilirà una griglia del danno. E la ditta è tenuta a pagare».
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