Dura vita da farmacisti
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Si chiude al centro, si apre in periferia: almeno 11 le farmacie da trasferire
Aperti di notte tra mille e una polemica. «Poche e mal distribuite le quattro farmacie che assicurano il servizio notturno», tuonano a più a voci alcuni utenti. Punta l`indice contro la legge regionale numero 10 del 1998, il Codacons (Coordinamento di associazioni per la tutela dell`ambiente e dei diritti di utenti e consumatori). Il presidente regionale del coordinamento è un avvocato. Si chiama Alessandro Amato. Fa parte della presidenza un altro avvocato: è Pierluigi Damiani. Amato e Damiani hanno inviato un invito-diffida al presidente della Regione, Raffele Fitto, all`assessore regionale alla Sanità, Salvatore Mazzaracchio, al sindaco di Bari, Michele Emiliano e al direttore generale dell`Ausl Bari 4, Paolo Pellegrino. L`invito-diffida è per «porre immediato rimedio a un servizio manifestamente carente e pregiudizievole». I due fanno riferimento ai criteri di turnazione delle farmacie. Chiariamo. I criteri con i quali organizzare i turni di apertura li stabilisce l`Ordine dei farmacisti sulla base della legge regionale. Prima dell`entrata in vigore della legge 19, in città erano tre i titolari delle farmacie che assicuravano il servizio notturno «in forma permanente». Poi, la «rivoluzione» e farmacie notturne da tre a quattro: la legge regionale prevede una turnazione tra quei titolari di farmacie che in maniera volontaria danno la disponibilità. Insomma, chi vuole apre di notte, chi non vuole, no. E nessuno, in teoria, può obbligarlo a farlo. Il farmacista non è un imprenditore nel senso classico del termine. È il titolare di «una concessione pubblica» per l`erogazione di un servizio. Tanto che quando un titolare di farmacia decide di vendere, contratta l`avviabilità dell`esercizio: sicché il valore della farmacia è data dalla capacità di aver assicurato il servizio a un tot di residenti. Se i clienti sono pochi, la farmacia non vale molto. Perché, allora, per ogni fallimento (pochissimi in realtà) si scatena una caccia grossissima all`interno della categoria? Perché mai la corsa ad acquistare una farmacia «depressa»? Quando le cose non vanno bene al titolare di farmacia che batte cassa viene data la possibilità di «decentrarsi» e cioè di trasferirsi in un`altra zona. Non senza obblighi e oneri. Ma può farlo perché a monte c`è il principio per il quale se le cose al farmacista vanno male non è per una certa incapacità imprenditoriale di stare sul mercato. Il farmacista è libero di vendere dai rossetti ai tricicli, ma se fallisce non è per colpa sua è perché non ci sono più in quella zona tanti residenti tali da giustificare la concessione del servizio. Ed ecco che scatta il «decentramento» anch`esso fissato da una legge regionale. Il decentramento è stato uno dei cavalli di battaglia del presidente regionale e provinciale e vice presidente nazionale di Federfarma (il sindacato dei farmacisti), Arnaldo Tempesta. Tempesta spiega che il ricorso al decentramento non è automatico: il titolare della farmacia deve dimostrare di trovarsi in una condizione tale da dover chiudere bottega. E se chiude viene meno un servizio per il cittadino. Più il farmacista ha «carte» più avrà speranza di fare la valigia e di ricominciare altrove. E chi stabilisce dove andare? La Ausl. C`è, eccome, l`altro aspetto del decentramento, ed è quello che Tempesta ritiene l`elemento più importante: il farmacista va lì dove si creano i nuovi contesti urbani. Dice il rappresentante sindacale: «Altrimenti non avremmo avuto la farmacia in quartieri come a San Rita». Va anche detto che i clienti del farmaco non sono quelli dello shopping del sabato. Per l`aspirina così come per l`antidepressivo, non si va in centro, ma dal farmacista sotto casa. Perché vendere una medicina non è come imbottire un panino. Ed ecco perché è alta, svela Tempesta, la possibilità che una farmacia di via Sparano o di corso Cavour «abbia sofferenze maggiori di una di Japigia». Resta la domanda: perché è concessa la possibilità di andare altrove? Perché la farmacia è un dovere dello Stato e un diritto del cittadino e soprattutto perché le politiche di controllo della sanità obbligano a una scelta: una farmacia ogni tot abitanti. Non sono mica i bar. Nocivo prevederne tante. Farmacie come funghi significherebbe largo consumo di medicine, dunque rischio-abuso, secondo l`Organizzazione mondiale della sanità. E se lo dice l`Oms… Ma cosa c`entra questo discorso con i turni di notte? In forza del principio farmacie-abitanti l`Italia ha stabilito una farmacia ogni 4mila residenti, la Puglia addirittura anche una ogni 3mila e 800. Sicché, in una città come Bari, di 300mila abitanti, le farmacie che hanno diritto di esistere non possono essere più di 75-78. Se poi di queste la maggior parte è solo nel quadrilatero Picone-Poggiofranco, Carrassi-San Pasquale, Japigia, Murat è chiaro lo squilibrio nei quartieri distaccati. Tempesta: «Il rapporto qui a Bari è di una farmacia ogni 2mila e 800 abitanti, sono almeno undici i titolari che dovrebbero decentrarsi, la commissione della Ausl sta lavorando per questo». Un passo indietro per capire: la pianta organica, e cioè quante e dove far operare le farmacie, è il Sindaco a firmarla, perché è lui responsabile delle politiche sanitarie per la città . Ma la mappa la disegna la Ausl di concerto con Ordine dei farmacisti (e Federfarma). Torniamo ai turni notturni. Chiariscono gli avvocati del Codacons: «La legge regionale del 1998 stabilisce che a sorteggio fra gli esercizi dichiaratisi disponibili vengano scelti gli assegnatari del servizio per un semestre con la conseguente esclusione degli stessi per i quattro semestri successivi in cui il turno verrà svolto con la predetta rotazione da altri vari e diversi esercenti». Tiriamo la somma: chi «fa la notte» per sei mesi assumendo gli oneri che questo comporta (vedi articolo pubblicato in Cronaca di Bari, a pagina 4, ieri, domenica 20 febbraio) non può più farlo per i successivi due anni. Detta così, la cosa porta a concludere: nessun farmacista è invogliato a «investire» sul servizio notturno solo per sei mesi. Vero. In parte. Chi è in «salute» e ha un pacchetto clienti-residenti consistente non dà la disponibilità ad aprire di notte. Tanto se opera nei quartieri dove la criminalità, piccola e grande, non allenta la morsa. Ecco perché non c`è traccia di farmacia notturna a «Enziteto» o al «San Paolo» o alla Stanic. Di contro è vero anche che proprio la poca disponibilità di tutti a turnare crea «l`economicità» dei pochi. Se nel quartiere è solo una la farmacia disposta ad aprire di notte, allora il titolare potrà contare sia sul fatto che non rimarrà aperto di notte solo per sei mesi ogni due anni, ma anche sul valore aggiunto che una farmacia aperta praticamente sempre, acquisisce: diventa un punto d riferimento costante non solo per i residenti ma anche per gli abitanti di altri quartieri. È questo dunque il motivo per cui ci sono farmacisti che vorrebbero garantirsi l`esclusività del servizio notturno e che quindi sono contrari alla turnazione tanto da impugnare la decisione dell`Ordine dei farmacisti davanti al Tar?
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