24 Maggio 2006

Due mesi di lavori extra per rifare la riva

Due mesi di lavori extra per rifare la riva

Il Consorzio: “Colpa del terreno incoerente“

Interrogazioni in Parlamento e a Ca` Farsetti




Ci vorranno altri due mesi di lavori per rifare gli interventi alle rive della Paglia. E il clamoroso cedimento delle rive del Danieli, a due passi da Palazzo Ducale, finisce in Parlamento. La deputata verde Luana Zanella ha presentato un`interrogazione urgente ai ministri dei Lavori pubblici (Antonio Di Pietro) e dell`Ambiente (Alfonso Pecoraro Scanio). Chiedendo garanzie sui lavori del Consorzio Venezia Nuova in corso in laguna. Centinaia di milioni di euro già stanziati per rifare rive, barene e fondamenta. La riva del Danieli ha ceduto dopo che erano state tolte le palancole e già piantati i nuovi pontili per le gondole, tolti in tutta fretta. Crepe e cedimenti fino a quattro centimetri. E uno “scivolamento“ del terreno di 40 centimetri. Un fenomeno preoccupante, che ha riaperto il dibattito sulla modalità dei lavori per il restauro delle antiche rive. Da anni ambientalisti e architetti insistono per ridurre l`uso di cemento e calcestruzzo al posto dei mattoni. Strutture rigide che possono provocare un appesantimento del terreno e fratture evidenti. “Avevamo fatto i carotaggi a regola d`arte, ma il terreno sottostante è risultato incoerente“, dice l`ingegnere Giampietro Mayerle, vicepresidente del Magistrato alle Acque, “pochi metri più in là tutto era andato bene“. Fatto sta che l`inaugurazione della nuova riva è stata precipitosamente rinviata. A lavori conclusi sono spuntate le crepe, ben visibili. Il rigonfiamento della sponda, scivolata verso il Bacino, le fessure e gli scalini. “Avevano già piantato i pali per le nostre nuove cavane“, dice Marco Zanon, bancal del traghetto Danieli, “poi hanno tolto tutto. Ieri è arrivata una enorme draga e ha piantato di nuovo le palancole“. Il progetto della nuova riva, uno dei tanti che il Consorzio esegue per conto del Magistrato alle Acque, riguarda trenta metri di fondamenta, dal ponte della Paglia al rio del Danieli. Un gruppo di imprese capitanato da Grandi Lavori Fincosit – che fa parte del Consorzio e sta lavorando per il Mose – insieme a Iccem aveva appena concluso i lavori di restauro e rialzo della riva. Equilibri delicati, che il “consolidamento“ ha invece messo a rischio. “I tecnici stanno verificando, aspettiamo“, ha commentato ieri il sindaco Massimo Cacciari. Gli ingegneri del Consorzio assicurano: il cedimento non dipende dal cemento. “Qui anche su indicazione della Soprintendenza è stato fatto un restauro leggero, senza uso massiccio di calcestruzzo come da altre parti“. Ma l`equilibrio si è rotto. E stavolta oltre alle crepe e ai piccoli cedimenti, la riva è “scivolata“ in avanti di almeno 40 centimetri. Anche ieri ingegneri di Consorzio e Magistrato alle Acque si sono riuniti insieme agli architetti della Soprintendenza per mettere a punto il nuovo progetto di “consolidamento“. Saranno piantate le palancole, che forse saranno lasciate infisse sul fondale per prevenire altri possibili cedimenti. E la questione approda in Consiglio comunale. Il consigliere Franco Conte, presidente del Codacons e iscritto alla Margherita che fa parte del Gruppo Misto, ha presentato un`interrogazione al sindaco: “Dopo il consolidamento fatto dal Consorzio le rive cedono. I veneziani restano a guardare?“. Conte chiede di sapere “i costi sostenuti a carico della collettività e i controlli sui lavori gestiti in regime di monopolio“. “L`ingegnere dice che hanno scoperto un terreno incoerente. Se dovessere realizzare il Mose e questo non funzionasse, darebbero la responsabilità all`acqua e ai terreni incoerenti?“.

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