31 Gennaio 2010

Due indagini sulla morte del neonato

Un´inchiesta aperta dalla commissione parlamentare per gli errori sanitari regionali, una relazione inviata all´assessore alla Sanità Massimo Russo, una pioggia di reazioni e di solidarietà. All´indomani della morte del neonato catanese, Francesco Marletta, trasferito da Catania a Palermo per mancanza di posti letto nella terapia intensiva dell´ospedale Cannizzaro, c´è sgomento nel mondo della Sanità, dal quale arrivano appelli per fare piena luce sulla vicenda che ha coinvolto la famiglia catanese. Il padre del neonato, Carmelo Marletta, è un fisiatra della Rsa Korus di Trecastagni, una casa di riposo. La mamma, 37 anni, fino a ieri era ancora ricoverata al Cannizzaro per i postumi del parto e per alcune complicanze nel quadro clinico. Francesco era il primogenito della coppia. Sul caso del bambino morto per insufficienza respiratoria, raccontato ieri da Repubblica, è già stata aperta un´indagine della Procura di Palermo che dovrà ricostruire soprattutto due anomalie: le ore di buco tra i malori della mamma, arrivata in ospedale la mattina del 27 gennaio, e l´orario del parto cesareo, eseguito nel pomeriggio. E poi, perché la struttura ospedaliera, viste le gravi condizioni del neonato, ha inviato il piccolo paziente a Palermo? Il 29 gennaio, dopo un giorno di tentativi disperati da parte dei medici prima dell´ospedale Civico e poi del Cervello, il piccolo è morto. All´inchiesta della magistratura si affianca quella della commissione parlamentare presieduta da Leoluca Orlando. «La commissione – dice Orlando – ha richiesto una relazione all´assessore Russo per conoscere ogni notizia sul decesso e per ottenere delle indicazioni al fine di sapere come il governo regionale intenda dare una definitiva e organica risposta ai casi di errori sanitari della Sicilia». Il governatore Raffaele Lombardo assicura che «l´assessore Russo ha attivato ogni controllo», poi aggiunge: «E’ insopportabile e indecente però che il dolore di una famiglia venga strumentalizzato a fini politici». Il Codacons Sicilia, intanto, ha fatto sapere che si costituirà parte civile durante il processo. «Perché – si legge in una nota del coordinamento – il bambino non è stato curato a Catania?». «Siamo di nuovo sgomenti davanti ad una notizia che ha dell´assurdo – denuncia il vicepresidente del Parlamento europeo e con delega ai diritti dei minori Roberta Angelilli – E’ vergognoso morire nell´attesa di ricevere un posto letto. Un Paese civile non può tollerare ulteriormente questa vergogna». «La riforma sanitaria – aggiunge l´esponente del Pd, Giovanni Burtone – mostra tutti i suoi limiti. In Sicilia si continua a morire per malasanità. Proprio davanti all´assessore Massimo Russo avevo denunciato la carenza di posti letto nelle unità di terapia intensiva degli ospedali catanesi. Avevo detto che questo rappresentava un grave pericolo e che era necessario correre ai ripari. Non è stato fatto nulla».

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