22 Marzo 2007

Droga, il Tar annulla lo spinello facile

Bocciato il decreto Turco
Droga, il Tar annulla lo spinello facile

Un altra figuraccia per il Governo. Il Tar del Lazio ha annullato il decreto Turco sul raddoppio delle quantità detenibili di droga, ovvero il provvedimento varato dal Ministro della Salute, Livia Turco, che innalzava da 500 milligrammi a un grammo la quantità massima di detenzione di cannabis al di là della quale scattano le sanzioni penali. Uno smacco per il ministro Turco e per l intero Esecutivo, tanto che il ministro per la Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, ha prima fatto sapere che, quasi certamente, la sentenza in questione sarebbe stata impugnata presso il Consiglio di Stato in quanto “mi sembra corretto, visto che l`oggetto del decreto di Livia Turco era semplicemente evitare che qualcuno rischiasse di finire in galera come spacciatore quando è semplicemente consumatore di qualche spinello“. Salvo poi fare marcia indietro qualche ora dopo e annunciare in serata che Palazzo Chigi non intende fare ricorso. Una figuraccia dietro l altra per l Esecutivo, rimasto scottato dopo dai giudici amministrativi che, dopo la sospensione del decreto, avvenuta la scorsa settimana, ieri hanno depositato le motivazioni della sentenza con la quale hanno accolto il ricorso proposto dal Codacons, dall`Associazione Articolo 32 e dall`Associazione italiana per i diritti del malato, Aidma Onlus, con cui si chiedeva l annullamento del decreto Turco. Sostanzialmente, hanno spiegato i giudici della III sezione quater del Tar del Lazio nella loro sentenza: “Il decreto del ministro della Salute del 4 agosto 2006 deve essere annullato in quanto la motivazione dell`atto, peraltro esclusivamente orientata nell`ambito delle ragioni sanitarie, non spiega le ragioni delle scelte operate, né esse vengono adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti tecnici specifici sugli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti in questione“. In particolare nel dispositivo depositato il Tar del Lazio spiega che la cannabis ha un principio attivo più potente rispetto a quello di altre sostanze stupefacenti e pertanto è sufficiente una dose minima per “indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacità psicomotorie, senza considerare che per il secondo dei suddetti parametri è prevista un`alta incidenza ed intensità di effetti disabilitanti, intesi proprio come grave scadimento della performance psico-motoria nell`esecuzione di compiti complessi. In relazione a tale parametro, come individuato dall`unico documento scientifico in possesso dell`amministrazione, il raddoppio del fattore moltiplicatore, da 20 a 40, non appare certo congruo“. A questo dal ministro Ferrero è stata lanciata l ipotesi (che pareva qualcosa di più) su un possibile ricorso di Palazzo Chigi contro la sentenza di annullamento presso il Consiglio di Stato, anche se dall opposizione arrivava un invito a non insistere sulla strada del ricorso. “Il ministro Turco prenda atto della sentenza del Tar del Lazio che ribadisce la mancanza di qualsiasi motivo per innalzare il tetto della quantità massima di cannabis a uso personale. Il governo eviti, ora, di aprire un contenzioso con la giustizia amministrativa che finirebbe solo per portare un danno ai giovani“, era il pensiero di Antonio Tajani, presidente degli europarlamentari di Forza Italia, mentre il capogruppo dell Udc a Montecitorio, Luca Volontè, rincarava la dose: “Prodi non autorizzi alcun ricorso al Consiglio di Stato. Livia Turco prenda atto della realtà, chiuda nel cassetto l`ideologia drogata e lavori assiduamente per salvare i troppi bambini lasciati morire in violazione evidente della legge sull`interruzione di gravidanza“. Per l ex ministro Carlo Giovarnardi un ricorso avrebbe avuto “lo stesso esito“ in quanto “la decisione del Tar del Lazio che ha annullato il decreto Turco è un atto dovuto, nel momento in cui è apparso chiaro che questa decisione è stata assunta senza nessuna motivazione di ordine tecnico scientifico“. All interno della maggioranza intanto crescevano i malumori per la sentenza del Tar del Lazio, tanto che il radicale Daniele Capezzone parlava di “sentenza grave“ e affermava: “Ormai, tutto è in outsourcing: la politica estera e di intelligence è affidata a Gino Strada e ad Emergency; quella sulla giustizia alla magistratura, e così via. Il Paese è allo sbando, regna l`incertezza del diritto e la politica è sempre più debole e subalterna“. Ma dall Italia dei Valori di Antonio Di Pietro partiva un avviso chiaro agli alleati: il Governo accetti la sentenza del Tar e non porti avanti nessun ricorso. “Le sentenze vanno rispettate, bisogna che tutti, a cominciare dal Governo, ne prendano atto“, chiosava il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi. Per il Governo un nuovo problema da risolvere e infatti in serata arrivava la marcia indietro di Ferrero. Un altra figuraccia…

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