26 Ottobre 2020

Dpcm Covid, un impatto stimato sull’ economia di 6,8 mld

 

L’ impatto complessivo delle nuove misure contenute nell’ ultimo Dpcm varato dal Governo Conte raggiungerà quota 6,8 miliardi di euro. La stima arriva dal Codacons, che ha analizzato le ripercussioni dei nuovi limiti e divieti sui comparti interessati dal decreto e sui consumi delle famiglie nei vari settori. La perdita più consistente, calcola l’ associazione dei consumatori, interesserà il settore dello sport, in considerazione della chiusura totale decisa per palestre e piscine e della ricaduta diretta e indiretta sui comparti wellness e fitness: il danno è stimabile in circa 3 miliardi di euro per un settore che interessa 20 milioni di italiani e coinvolge circa 25mila aziende sul territorio. I pubblici esercizi, che contano in Italia 340mila attività, subiranno un danno legato ai nuovi limiti e agli orari di chiusura stimato in 2,7 miliardi di euro. Da bar e ristoranti a servizio ridotto ci saranno ricadute anche per l’ intero comparto agroalimentare italiano (che vanta 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole) per circa 1 miliardo di euro. Ipotizzando la chiusura per un solo mese di teatri e cinema, la perdita per il settore degli spettacoli sfiorerà quota 90 milioni di euro totali. A distanza di poche ore dal varo del provvedimento del governo con misure finalizzate a contenere la progressione della pandemia Covid, le proteste sono montate da moltissime attività. A cominciare dalla ristorazione. “Ai ristoratori è stato chiesto a più riprese di investire per adeguare il proprio ristorante in funzione dei vari decreti che si sono succeduti e delle diverse modalità di erogazione del servizio”, denuncia la Federazione Italiana Cuochi, a poche ore dalla firma del nuovo Dpcm che impone lo stop della ristorazione a partire dalle ore 18. “Quelli che lo hanno fatto, distanziando i tavoli, creando nuovi percorsi, comprando strumenti che consentano di poter offrire il servizio in piena sicurezza per clienti e lavoratori, ora vengono premiati dal Governo con la chiusura serale delle proprie attività”. Queste ulteriori restrizioni, spiega Federcuochi, influiranno drasticamente sul numero dei cuochi dipendenti ma anche su quello degli chef a partita Iva, il cui numero si è già ridotto del 50%. “Siamo molto amareggiati per l’ atteggiamento del Governo, che sembra non tener conto di un comparto che produce migliaia di posti di lavoro e rappresenta fonte di reddito per altrettante piccole e medie imprese, oltre ad essere un importante soggetto di acquisto per tutta la filiera enogastronomica. Per far fronte al drammatico impatto economico del nuovo decreto sul mondo della ristorazione, si parla di contributi a fondo perduto e compensazioni “una tantum” che arriveranno direttamente sui conti dei soggetti aventi diritto da parte dell’ Agenzia delle Entrate. Speriamo non vada a finire come per la cassa integrazione, che malgrado le promesse ricevute in tantissimi non hanno ancora percepito”. Grida di dolore anche dal settore del food horeca. “Dietro la ristorazione c’ è una filiera di quasi 4mila aziende e 58mila dipendenti che con il Decreto in vigore da oggi accuserà ulteriori perdite per circa 1 miliardo di euro. Complessivamente, in questo annus horribilis il sistema distributivo nel canale horeca accuserà mancati introiti per oltre 8 miliardi di euro, pari a circa il 50% del proprio fatturato. Dietro alle saracinesche chiuse di bar e ristoranti ci siamo anche noi, e il Governo non potrà non tenerne conto nei piani di ristoro che sta redigendo. Chiediamo aiuti concreti e immediati”, dice Maurizio Danese, presidente di GH – Grossisti Horeca, l’ associazione che rappresenta le principali aziende italiane del food nel canale del ‘fuori casa’ (ristoranti, hotel, bar, ecc.), oltre alle mense collettive e catering. “Da marzo ad oggi – ha proseguito Danese – abbiamo garantito la tenuta del comparto con politiche aziendali-cuscinetto tra i produttori e il canale horeca; abbiamo sopperito alla mancanza di liquidità dei nostri clienti subendo anche importanti perdite su crediti, sostenendo così il settore. Questa seconda ondata – ha continuato il presidente di GH – non mette a rischio solo la nostra esistenza, ma anche quella di migliaia di piccoli produttori italiani, che rappresentano la grande maggioranza delle nostre provviste. Il rischio di acquisizioni da parte di multinazionali straniere si sta moltiplicando e con il loro ingresso l’ italianità a tavola ne uscirebbe stravolta. In questo periodo – ha concluso – ci sentiamo come portatori di vivande in trincee decimate da smart working e nuovi lockdown: se non ci salviamo tutti morirà un asset fondamentale dell’ ospitalità made in Italy”. Grido di allarme anche da Assosistema Confindustria: è necessario comprendere anche le lavanderie industriali nella filiera del settore turistico e ristorativo. Già dagli inizi della pandemia a febbraio 2020 il settore delle lavanderie industriali che svolgono il servizio di noleggio e sanificazione del tessile per il turismo e la ristorazione ha riscontrato una drastica contrazione dell’ attività fino alla previsione per i prossimi mesi del -90%, con pesanti ripercussioni non solo per le aziende ma anche per i lavoratori, compresi gli stagionali, e per i loro familiari. Si tratta di 300 aziende per un fatturato 2019 di 800 milioni di euro che danno occupazione a più di 8.000 mila addetti. Il danno attualmente valutabile per il 2020 corrisponde ad un – 50% pari a – 400 milioni di euro ed una riduzione dei posti di lavoro di circa 5.000 persone. Il segmento delle lavanderie industriali per il turismo è un elemento fondamentale della filiera del turismo Made in Italy, che lo ha reso famoso nel mondo. E’ un anello che ne ha sempre garantito l’ eccellenza e che contribuirà fortemente – al termine della crisi in corso – al tema del turismo sostenibile, che sarà supportato dal nuovo Green Deal a livello europeo. “Dalla conferenza stampa sul nuovo DPCM – dichiara Marco Marchetti, Presidente di Assosistema Confindustria – abbiamo appreso che il Governo presenterà a breve nuovi meccanismi di ristoro da rendere immediatamente operativi per le categorie impattate dalle nuove, ulteriori misure restrittive. Principio che condividiamo in pieno e in base al quale chiediamo di considerare il settore turistico e ristorativo come una filiera all’ interno della quale ricomprendere anche le lavanderie industriali che lavorano per il settore del turismo”. “Se così non fosse – continua Marchetti – il nostro comparto, già pesantemente colpito dalla crisi e che ad oggi non ha beneficiato di nessuna delle misure previste per il turismo, subirebbe un ulteriore colpo durissimo. Gli effetti e gli aiuti annunciati dal Premier Conte devono essere previsti per gli attori dell’ intera filiera e per questo ci rendiamo disponibili da subito per una ricognizione dei settori maggiormente danneggiati, proprio come quello delle lavanderie industriali per il turismo. A tal proposito, insieme alle organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, Assosistema Confindustria ha chiesto un incontro urgente al Sottosegretario al Mibact Lorenza Bonaccorsi proprio in preparazione dei provvedimenti che saranno inseriti nella Legge di Bilancio in favore del settore turistico”.

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