9 Novembre 2004

Dovranno rimborsare con 30 miliardi di euro quasi dieci milioni di clienti

Una sentenza della Cassazione contro il sistema di applicare trimestralmente i tassi passivi e annualmente quelli attivi


Banche in torto sugli interessi


Dovranno rimborsare con 30 miliardi di euro quasi dieci milioni di clienti





Roma. Una stangata da 30 miiardi di euro. È quella che sta per abbattersi sulle banche italiane dopo una sentenza della Cassazione che riguarda il calcolo degli interessi dei correntisti. In sostanza il sistema bancario sarà chiamato a restituire le somme, oscillanti appunto tra i 20 e i 30 miliardi di euro, indebitamente capitalizzate attraverso un conteggio degli interessi decisamente sfavorevole ai risparmiatori. Il meccanismo finito sotto accusa prevede infatti che quando il conto del correntista è in nero gli interessi vengono conteggiati annualmente, mentre in caso di ?rossò la base di calcolo è trimestrale. Un sistema che ha consentito, secondo il giudizio della Corte, diffusi vantaggi per le banche.
Ora i circa 10 milioni di correntisti interessati potranno chiedere cospicui rimborsi. Secondo l?Adusbef, che ieri ha reso nota la sentenza della Cassazione, potranno infatti reclamare il rimborso degli ultimi dieci anni, sia coloro che ancora hanno un conto corrente presso lo stesso istituto, sia coloro che pur avendolo cambiato hanno conservato le relative scritture. Un aspetto importante della sentenza è infatti quello della retroattività della norma.
Decisamente soddisfatta la reazione del mondo dei consumatori. «Nonostante tre precedenti sentenze – ha spiegato Elio Lannutti presidente dell?Adusbef – gli istituti di credito, pur adeguando il calcolo degli interessi, hanno sempre fatto orecchie da mercante sui rimborsi. Esigevano infatti una sentenza della Cassazione a sezioni riunite. Ora hanno perso e non resta loro che rimborsare pacificamente tutti coloro che hanno subito questa pratica».
L?unica strada per evitare che la stangata si abbatta sulle banche è quella di una sanatoria da parte del Governo che per ora non ha commentato la sentenza.
Stringata anche la reazione dell?Abi, la associazione delle banche italiane. «Prendiamo atto della decisione – si legge in un comunicato – È chiaro comunque che le cause già instaurate continueranno a seguire il loro iter e le banche ne rispetteranno gli esiti».
La vicenda ha infatti radici antiche e la serie di sentenze già emesse ne sono testimonianza: malgrado sia vietata dall?articolo 1.283 del Codice civile la pratica della capitalizzazione degli interessi, il cosiddetto anatocismo, è stata infatti praticata dalle banche spiegando che «gli usi bancari lo consentivano». Ma per Lannutti in questo modo sono stati messi sul lastrico milioni di risparmiatori e piccoli imprenditori. «Noi – ha raccontato ieri Lannutti – stiamo sostenendo la causa di uno di loro che per 12-13 anni ha avuto un prestito di 800 milioni di vecchie lire su cui è stato applicato l?anatocismo: ora si è scoperto che la banca gli dovrà rimborsare quasi un miliardo».
Il Codacons ha definito «semplicemente assurde e danneggiano gli utenti italiani del servizio bancario» le dichiarazioni dell?Abi. Il presidente del Codacons Carlo Rienzi annuncia anche che l?associazione dei consumatori chiederà alla Procura di Roma «di accertare in capo all?Abi eventuali reati come associazione a delinquere finalizzata all?appropriazione indebita e all?intralcio del servizio giustizia».
«Chiediamo adesso al Governo di intervenire con urgenza – conclude Rienzi – con un decreto che obblighi le banche a restituire in automatico le somme che spettano agli utenti».

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