13 Gennaio 2019

Dopo un anno riapre la Generalitat Posidonia, ambientalisti all’ attacco

Dopo oltre un anno di blackout riapre la sede della Generalitat ad Alghero. L’ Ufficio di via Columbano, una sorta di ambasciata della Catalogna in Sardegna, era stato di smesso sull’ onda delle vicende politiche che vedevano contrapposti il governo spagnolo e quello catalano. Aveva cessato di operare guando il governo di Madrid aveva ordinato la cessione di tutte le sedi di rappresentanza catalane. A dicembre il sindaco Mario Bruno aveva incontrato Luca Bellizzi, delegato in Italia della Generali tat de Catalunya e Gustau Navarro Barba, il futuro re sponsabile della sede algherese. Navarro sostituirà l’ ex direttore Joan Elies Adell Pitarch, chiamato da qualche mese a nuovo prestigioso incarico. Per l’ Omnium Cultural de l’ Alguer si tratta di una «notizia positiva che aspettavamo da qualche mese». Ste fano Campus, presidente dell’ associazione culturale, ricorda pure che per la riapertura della sede algherese l’ Omnium aveva promosso diverse manifestazioni pubbliche di solidarietà, non ultima la riunione degli ex sette sindaci di Alghero che, «superando le differenze politiche – continua Campus avevano prodotto un documento unitario inviato al Ministero degli Affari Esteri italiano, al capo del Governo spagnolo, alla Generalitat de Catalunya, con cui si chiedeva la riapertura dell’ ufficio di Alghero». (c..fi.) Subito degli esami fisico -chimici nel sito di stoccaggio della posidonia spiaggiata. Lo chiedono le associazioni ambientaliste Codacons, Federparchi, Gruppo Intervento Giuridico, Italia Nostra, Lipu e Wwf, per verificare la presenza di eventuali agenti inquinanti, in particolare nel Lido San Giovanni, il deposito più a rischio. Una lettera in tal senso è stata indirizzata alla direzione del dipartimento Arpas, all’ assessorato regionale all’ Ambiente e al sindaco di Alghero. Il deposito di alghe tra il molo di sottoflutto del porto e il canalone, infatti, po trebbe aver raccolto i ligua mi provenienti anche dagli allacci abusivi. Non è la prima volta che in quella zona emergono criticità dal punto di vista dei campionamenti dell’ acqua. Non a caso vige il divieto di balneazione. «Le analisi certifiche rebbero, in maniera documentaria, lo stato reale e fugherebbero qualsiasi dubbio», spiegano i delegati delle associazioni ambientaliste. «In caso venissero riscontrati inquinanti (si pensi solo a plastiche o micro plastiche) l’ accumulo andrebbe rimosso con le opportune metodologie, al contrario – concludono le sentinelle del verde – si certificherebbe la salubrità dell’ accumulo di posidonia e la conseguente modalità di rimozione, utilizzo o smaltimento». C. Fi.

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