7 Febbraio 2020

Dopo sei anni la Sicilia avrà i suoi ecomusei

patrimonio. rocche, borghi marinari, luoghi del lavoro contadino diventano attrazioni turistiche così come nel resto d’ italia
Laura CompagninoPalermo. Finalmente gli ecomusei vedranno la luce in Sicilia. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha siglato il decreto con cui vengono riconosciute le undici strutture, che potranno accedere ai contributi regionali per lo sviluppo. La prima sperimentazione di ecomuseo è stata fatta a fine Ottocento nei Paesi scandinavi: furono smontati e rimontati edifici e case sul modello originale, impiegando anche persone che riproducevano scene di vita quotidiana. Ancora oggi un esempio è visibile a Skansen sulle colline di Stoccolma. Ma a dare una vera e propria forma istitutiva fu negli anni ’70 il francese Georges Henri Riviére, che stravolse le regole tradizionali della museologia pensando a uno spazio che andasse oltre i confini di un edificio ma comprendesse risorse culturali sparse sul territorio. Questo modello ha spopolato prima in Francia, poi nei Paesi francofoni come il Canada e infine in molti altri Stati europei proprio perché proponeva una differente esperienza turistica. In Italia da metà degli anni Novanta a oggi gli ecomusei son diventati una realtà vivace, soprattutto in alcune zone come il Piemonte, prima Regione ad averli istituiti nel ’95 e poi in altri territori come il Trentino Alto Adige dove hanno rivitalizzato aree montane ormai spopolate. In Sicilia soltanto nel 2014 è stata varata una legge specifica, rimasta inattuata per anni, per la mancata costituzione del Comitato tecnico-scientifico. A luglio del 2019 il presidente Musumeci ha nominato i componenti dell’ organismo, formato da due funzionari regionali, le archeologhe Alessandra Merra e Maria Lucia Ferruzza, e da esperti di altissimo profilo come lo storico Domenico Jalla, gli etnoantropologhi Vito Lattanzi e Rosario Perricone e l’ architetto paesaggista Francesco Baratti. Il Comitato ha esaminato le istanze arrivate da soggetti pubblici e privati e ha stilato una graduatoria. Non sono stati temporaneamente ammessi: l’ ecomuseo “Una città sulla lava” proposto dal Cai di Catania, l’ ecomuseo “Libero Consorzio Comunale” di Agrigento proposto dall’ omonimo Ente locale, il “Sinus Aggeris” proposto dall’ associazione Pro Loco di Sinagra in provincia di Messina, quello delle “Arti e Tradizione popolari” del Comune di Taormina, quello di “Tripi Abakainon” del Comune di Tripi, sempre in provincia di Messina, e quello dell’ Antico “Bosco di Jaci”, proposto dal Codacons Sicilia. «La Sicilia ha i primi ecomusei – ha detto il presidente Musumeci – che arricchiranno l’ offerta culturale della Regione, rafforzando la rete dei nostri attrattori turistici e coinvolgendo i territori e le comunità locali. Lo considero un passaggio innovativo e importante nella gestione dei beni culturali dell’ Isola, per la cui realizzazione abbiamo dovuto superare un immobilismo che perdurava da anni. Al decreto di riconoscimento farò seguire, in tempi brevi, un provvedimento con il quale assicurerò le prime risorse finanziarie agli 11 ecomusei e misure di accompagnamento alle altre sei strutture museali del territorio che non hanno ancora raggiunto i requisiti minimi previsti dalla legge».

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