24 Ottobre 2007

Dopo quello del pane, anche l`aumento del prezzo della pasta

Dopo quello del pane, anche l`aumento del prezzo della pasta entra nel mirino del Garante della concorrenza e del mercato. L`Antitrust ha aperto un`istruttoria nei confronti di Unipi, l`Unione industriale pastai italiani, e dell`Unione nazionale della piccola e media industria alimentare per verificare “possibili intese restrittive della concorrenza“, all`origine, secondo l`Authority, dell`aumento dei prezzi della pasta. Da settembre una confezione di spaghetti costa il 4,5% in più, secondo l`Istat. Ma per Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori l`aumento è stato pari al 20% e “del tutto ingiustificato“. Proprio Federconsumatori, il 9 agosto scorso, ha inviato all`Antitrust la prima denuncia di un presunto accordo tra i produttori di pasta pugliesi. Secondo la segnalazione, 50 imprese associate all`Unipi avrebbero deciso di aumentare i prezzi di circa il 25%, nel corso di un incontro svoltosi a Roma il 18 luglio. Quelle imprese, da sole, rappresentano l`85% della produzione complessiva del settore. Ma la stessa, comune decisione sarebbe stata presa, secondo l`Autorità, anche da UnionAlimentare. Alcune dichiarazioni rilasciate dai presidenti di Unipi e di Unionalimentare “inducono a ritenere – spiega l`Authority – che le principali imprese produttrici di pasta si siano scambiate informazioni relative all`aumento dei costi della materia prima, concordando sulla necessità di incrementare il prezzo finale di vendita di circa il 20%“. Dichiarazioni come quella di Mario Rummo, presidente di Unipi che affermava: “c`è bisogno di un ritocco dei listini del 20%, riscontrabile sugli scaffali di vendita da settembre“. Da qui l`apertura delle indagini e le ispezioni, ieri, nelle sedi delle due associazioni da parte dei funzionari dell`Autorità e degli agenti del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza. Le associazioni dei consumatori plaudono alle decisioni dell`Antitrust, accolte positivamente da 4 italiani su 10. Secondo un`indagine Coldiretti Swg, il 37% degli intervistati chiede un intervento pubblico per calmierare i prezzi degli alimenti. Inoltre, nei primi otto mesi del 2007 il consumo di pasta si è ridotto del 4,5%, cioè di un chilo e mezzo a testa. Del resto, la massiccia adesione dei cittadini allo sciopero della pasta del 13 settembre “dimostra – scrivono le associazioni dei consumatori – che le famiglie non vogliono più subire passivamente le speculazioni“. Secondo Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori di speculazione, infatti, si tratterebbe. Se i produttori sostengono che l`aumento del prezzo della pasta sia più o meno proporzionale a quello del grano duro, le associazioni smentiscono fatti e numeri. Quest`anno, infatti, il costo del grano è salito, ma dopo un calo drastico nel 2005, quando il prezzo toccò il suo minimo storico. Di più. Mentre dal 2001 ad oggi i prezzi della pasta sono aumentati del 36%, nello stesso periodo il costo del grano è sceso ininterrottamente. “L`aumento del prezzo del grano – ha detto Rosario Trefiletti presidente dei Federconsumatori – influisce soltanto in maniera marginale sul prezzo del prodotto al consumo. Chiediamo al Governo di intervenire per estirpare gli abusi speculativi e ridurre i prezzi dei prodotti di largo consumo almeno del 5%“.

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