5 Ottobre 2010

Dopo oltre 150 giorni di interim firmato Berlusconi, il ministero dello Sviluppo Economico ritrova un titolare “a tempo pieno”

ROMA – Dopo oltre 150 giorni di interim firmato Berlusconi, il ministero dello Sviluppo Economico ritrova un titolare «a tempo pieno»: da ieri sera, dopo vari annunci, polemiche politiche e richiami del Quirinale, Paolo Romani assume la guida del dicastero di via Veneto. Una cerimonia rapida, quella del giuramento al Colle, senza nemmeno il brindisi di prassi che dimostra il gelo del presidente Giorgio Napolitano, il quale tra l’ altro ha fatto attendere Berlusconi e Romani. Un modo, si dice, per fargli capire che non ha gradito né la nomina, né le ultime esternazioni contro la magistratura. Quella a Romani è stato un passaggio di consegne quasi a tempo di record con Berlusconi che devia il corteo dal Quirinale a via Veneto prima di rientrare a Palazzo Grazioli. E in meno di un’ ora la «pratica» si è risolta. Così come si è anche risolta, decadendo, la questione legata alla mozione di sfiducia al ministro ad interim presentata dalle opposizioni che l’ Aula della Camera avrebbe votato oggi. Ma la chiusura della lunga vacatio non ferma le polemiche alimentate dalla decisione del premier di promuovere quello che viene considerato dalle minoranze parlamentari un simbolo dell’ imprenditoria televisiva privata targata Berlusconi. La battuta più pungente viene da Pier Ferdinando Casini: «Avrei preferito Fedele Confalonieri» ha commentato sarcastico. La maggioranza ha difeso con forza la decisione presa dal premier. Per il ministro delle politiche comunitarie Andrea Ronchi «è una scelta giusta, che rafforza la solidità del governo». Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ha invitato le opposizioni a «trovare un momento di ragionevolezza e di senso di responsabilità». «Dovrebbero comprendere – ha aggiunto – che , almeno sul terreno della ripresa economica, il loro compito dovrebbe essere quello di confrontarsi e concorrere in modo positivo». Ma si è trattato di un invito caduto nel vuoto prima ancora che fosse pronunciato. Dal Pd, Pier Luigi Bersani accusa il governo ancor prima della nomina ufficiale di essere bugiardo come Pinocchio: «Mastro Geppetto costruirà in legno il ministero dello sviluppo. La verità è che qualunque ministro venga non troverà più il ministero». «La nomina di Romani – ha spiegato Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato – rappresenta anche simbolicamente l’ apice del conflitto di interessi». Più duro è stato l’ atteggiamento dell’ Idv, anche se orientato allo stesso filone di critica. «Berlusconi ha scelto – ha detto il capogruppo alla Camera Massimo Donadi – l’ uomo meno adatto perché è stato il braccio armato di Mediaset nelle istituzioni e il fiduciario del premier per la tutela dei suoi interessi nell’ etere». In casa sindacale il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha accusato il governo di inefficienza: «Più che un ministro ci serve una politica industriale», avverte. Comunque ricorda che Romani è atteso da «140 tavoli di aziende in crisi». Non solo, Romani dovrà affrontare anche alcune partite fondamentali come Fiat e il nucleare. Conciliante la Uil che con Luigi Angletti dà fiducia a Romani: «ha fatto già il viceministro, non deve quindi inventarsi una politica». «Pessima scelta», invece, per il Codacons a cui fa da contraltare l’ elogio della Confapi felice di avere un ministro che conosce le piccole e medie imprese. Dalla Confindustra si tira un sospiro di sollievo dopo le critiche per quella casella riempita solo a metà: «Gli facciamo un «in bocca al lupo» e gli chiediamo di essere operativo immediatamente», ha detto la presidente Emma Marcegaglia.
 

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