23 Maggio 2004

Dopo la sconfitta al Tar

Dopo la sconfitta al Tar, anche gli ambientalisti così come la Provincia puntano tutto sul ricordo all`Unione europea. Ma ieri è stata soprattutto la giornata della delusione per la sentenza dei giudici amministrativi, espressa in un lungo comunicato delle associazioni ricorrenti: oltre a Wwf, Italia Nostra, Lipu, Vas, Ecositituto Veneto, Codacons, Sinistra Ecologista.«La sentenza negativa del Tar Veneto sui ricorsi sul progetto Mose lascia perplessi – commentano Paolo Perlasca del Wwf Italia e Alvise Benedetti di Italia Nostra – soprattutto per quanto emerso con chiarezza e solide argomentazioni in sede di dibattimento il 20 maggio scorso. Sebbene rispettiamo la decisione del Tribunale, ci sia consentito su un argomento di tale importanza augurarci che le motivazioni della sentenza siano sotto il profilo giuridico sufficientemente esaustive. Ci riserviamo di valutare rapidamente un rinvio della decisione definitiva al Consiglio di Stato e soprattutto un ricorso in sede di Unione Europea, come già avanzato dalla Provincia. Al di là di ogni giudizio sotto il profilo amministrativo, rimane fermo l`obbligo stabilito dalla legge italiana fin dal 1973 di salvare Venezia insieme alla laguna e non contro la laguna: continuiamo a ritenere che dare il via libera al progetto Mose in mancanza della Valutazione d`impatto ambientale e della valutazione di incidenza prevista dalle direttive europee (gran parte della laguna è un sito d`importanza comunitaria e una zona di protezione speciale) non garantisce sufficientemente l`ecosistema lagunare, di importanza internazionale al pari di Venezia».

Per gli ambientalisti il progetto «Mose risolve, ma su questo permangono ancora molti dubbi, solo una parte del problema e lasciando completamente scoperta l`altra metà – si legge sempre nel comunicato – Il faraonico progetto di dighe mobili serve unicamente a salvaguardare la città dalle acque alte, ma rischia di assorbire tutti i fondi disponibili e necessari per mantenere la città storica e la laguna viva. In questa situazione rischiano di fermarsi il disinquinamento e il riequilibrio morfologico dell`ecosistema, che sono priorità assolute previste dalla Legge Speciale». Di qui l`appello perché la «classe politica di questa città e che i cittadini che hanno a cuore il futuro di Venezia e della laguna si riapproprino delle decisioni fondamentali e strategiche».

Anche il presidente nazionale dell`associazione Vas, il senatore Guido Pollice, esprime il «grande rammarico per la sentenza del Tar che da il via libera ad una gigantesca opera in mancanza di una nuova valutazione di impatto ambientale e che, assieme alla costruzione del ponte di Messina, rappresenta il simbolo di un “fare“ pericoloso per l`ambiente e per i futuro dell`intero territorio nazionale». Per Orazio Alberti, responsabile per le problematiche lagunari di Vas Venezia, «la sentenza del Tar segna nettamente una svolta, per noi negativa, nella politica ambientale e sociale della città; appare grave che un`opera di questa portata non possa giuridicamente avvalersi di un ufficiale pronunciamento di impatto ambientale. Per la nostra associazione questa fase rappresenta una dei momenti più tristi nella storia della salvaguardia della città».

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