Dopo la denuncia del Codacons, la Procura apre un fascicolo
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fonte:
- Il Messaggero
Casini, pugno duro sui pianisti: primo espulso
Il presidente ai capigruppo: il Paese ci guarda. E durante il dibattito sulla Cirami Previti fa le corna
ROMA ? L?arbitro fischia, e il giocatore altoatesino finisce fuori campo. O meglio, il presidente Casini agita la frusta della «tolleranza zero» contro i «pianisti» – «Se vedo un deputato che vota due volte lo caccio», aveva avvertito l?altro giorno dopo la bufera che s?è abbattuta al Senato contro Marcello Pera – e a farne le spese è Hans Widmann, della Suedtiroler Volkspartei. Il deputato alto-atesino, nel voto sulla legge delega sul lavoro, spinge i pulsanti anche a nome del vicino di banco Siegfried Brugger (uscito qualche minuto dall?aula per andarsi a prendere un?aspirina). Viene colto in flagrante da Casini, che annuncia: «Considero Widmann un ottimo collega, ma ha sbagliato e si devono quindi applicare le regole che ci siamo dati». Ossia: rimozione forzata dei «pianisti», di qualsiasi colore essi siano. Perchè «da oggi – così aveva spiegato Casini ai capigruppo ieri mattina – avremo i riflettori puntati su di noi e dopo ciò che è accaduto per la denuncia di Bordon dobbiamo dare un buon esempio al Paese». E i rappresentanti dei partiti gli avevano risposto: «Presidente, siamo disponibilissimi a collaborare». Anche perchè del «pianismo» parlamentare si occuperà (sempre che il codice lo permetta) il giudice Giovanni Bombardieri, in seguito all?esposto alla Procura di Roma presentato dal Codacons (associazione dei consumatori) sulla vicenda sollevata in Senato da Bordon e rilanciata in tv da «Striscia la notizia». In ogni caso, quando ieri s?è trattato di votare in materia di lavoro alla Camera, tasso di assenteismo in aula fra i più bassi mai registrati e «pianismo» al minimo. A parte Widmann, il quale, dopo essere stato cacciato, viene democristianamente riammesso nel pomeriggio. Nel frattempo Rosi Bindi ha chiesto a Casini: «Presidente, il suo rigore anti-pianisti è un modo per sottolineare la differenza con Pera?». Casini ha risposto «per carità, io non mi permetto di dare giudizi su ciò che avviene nell?altro ramo del Parlamento. E non condanno Pera». E Widmann s?aggira un po? sconsolato («Mi sento un capro espiatorio») ma senza perdere lo spirito: «Comunque, finchè non avrò bisogno di una legge Cirami che venga a salvarmi, sto tranquillo». La legge Cirami arriva in aula nel pomeriggio, e vengono respinte con voto segreto le pregiudiziali di costituzionalità dell`opposizione. Poi comincia il dibattito, prima di rinviare al 5 novembre l?approvazione definitiva del «legittimo sospetto». Sempre che abbiano effetto, a favore di chi le ha agitate, le corna esibite in aula da Cesare Previti. Sta parlando il diessino Antonio Soda: «Se approveremo questa legge, sarà possibile presentare una sfilza di richieste di trasferimento del processo per cui si arriverà all`estinzione del processo stesso per morte del reo, naturalmente tra cento anni». Cesarone, scuro in volto, fa le corna. Soda si accorge del gesto e ripete: «Ho detto tra cento anni almeno…». Ma Cesarone, oltre tutto, è anche un tipo superstizioso.
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