fbpx
5 Aprile 2019

«Dopo il tumore al seno l’ angoscia delle protesi»

i prodotti allergan ritenuti pericolosi una donna racconta la sua esperienza «una me la tolsero quasi subito, l’ altra ancora ce l’ ho: potrei adire le vie legali»
SALUTE «Ho scoperto che mi avevano impiantato una protesi Allergan dalla cartella clinica. Da allora è iniziato un periodo di grande angoscia». A parlare è una donna civitavecchiese (per privacy non ne riveliamo l’ identità) che racconta il calvario vissuto e sta ancora vivendo da quando è emerso il sospetto che una rara forma di cancro al seno potrebbe essere legata all’ applicazione delle protesi dell’ azienda farmaceutica Allergan. Un’ esperienza che purtroppo stanno vivendo migliaia di donne in tutta Italia. PRIMI PROBLEMI «La mia è una storia di malattia molto sofferta narra la donna -. Nel 2011 mi diagnosticano un tumore al seno e mi consigliano una mastectomia con ricostruzione immediata per mezzo di protesi. Ma dopo qualche giorno dall’ intervento contraggo una grave infezione ospedaliera, all’ inizio non riconosciuta in fase di fallow-up. Dopo un mese in fase acuta e in setticemia, vengo ricoverata in un ospedale del Lazio per l’ espianto di una delle protesi, l’ altra ancora ce l’ ho». Fin qui, tutto sembra essersi risolto al meglio per la paziente. Qualche mese fa il nuovo allarme. «Poco prima di Natale prosegue su un social network, in un gruppo di donne operate al seno di cui faccio parte, apprendo l’ inquietante notizia delle protesi al seno con marca Allergan, in particolare il modello testurizzato, ovvero con superficie ruvida. Su tali protesi arrivano post con articoli di stampa e comunicati vari. Tra questi anche la notizia che la Allergan ha sospeso la vendita e ritirato tutte le protesi dal mercato europeo. La decisione deriva da una richiesta formale dell’ autorità francese sulle protesi della multinazionale che sono state collegate a una rara forma di cancro. Di conseguenza la comunità europea non ha rinnovato la garanzia del marchio Cee». LE REAZIONI E’ allora che inizia il panico totale per tutte coloro che fanno parte del gruppo sui social, compresa la donna civitavecchiese. «Tutte siamo andate a verificare se la stessa marca fosse stata impiantata nel nostro corpo dice – e dalla mia cartella clinica scopro di essere tra quelle. Unite, cerchiamo di diffondere la notizia e dare più informazioni possibili. Ci confrontiamo, facciamo domande, cerchiamo di avere più informazioni possibili sull’ argomento per decidere cosa fare. Inizio una meticolosa ricerca. Mi collego con medici, associazioni e scopro che Federcontribuenti sta pensando alla creazione di una class action a livello nazionale. Federconsumatori presenta un’ interrogazione parlamentare e poco dopo arriva il comunicato del ministro della Sanità. Intanto anche il Codacons presenta un esposto alla procura della Repubblica di Torino, mentre alcune donne si rivolgono ai loro legali per presentare vere e proprie denunce. Emerge infatti che, purtroppo, alcune di loro presentano sintomatologia specifica legata alle protesi in questione. Anch’ io ho fornito l’ intera documentazione ai miei avvocati, che stanno studiando la questione prima di decidere se e quali passi intraprendere». INQUIETUDINE Sta di fatto che questo tam tam di notizie, con la vicenda che arriva ai media nazionali e internazionali, non sembra aver prodotto l’ effetto sperato dalle presunte vittime. «Il dato più inquietante conclude la donna civitavecchiese – è che sia le comunità scientifiche che il ministero della Salute cercano di minimizzare il caso e si frena sulla possibilità di richiamo per i controlli serrati delle pazienti già impiantate. Il tutto lasciando sole le donne in balia dell’ angoscia». Stefano Pettinari © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox