Dopo il caro pane ed il caro latte, sulle tavole degli umbri l`ombra del caro fettina
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fonte:
- Il Messaggero
Dopo il caro pane ed il caro latte, sulle tavole degli umbri l`ombra del caro fettina. Motivo? Il costo dei mangimi, lievitato sulla scia dei rincari dei cerali a livello mondiale e che dopo aver agitato il mercato di pane e pasta rischia di surriscaldare anche quello delle carni, soprattutto di animali di allevamento. Finora la filiera produttiva, sembra reggere l`impatto degli aumentati costi delle materie prime ed almeno in Umbria Federcarni non prefigura ritocchi imminenti. Ma stando ai produttori, se i commercianti dovessero riversare sul prezzo finale gli aumenti subiti, i prezzi di bovino da latte e pollame potrebbero crescere anche del 20-30%. Di contro, si assiste alla caduta dei prezzi della carne di suino. “Gli aumenti dei prezzi dei mangimi i produttori li hanno già subiti – spiega Roberto Micale, di Coldiretti Umbria – e a causa delle quotazioni dei cereali“. In alcuni casi si parla di incrementi subiti, a seconda dei mangimi, anche di 8 euro al quintale“. Ricadute in vista sono possibili nel settore dei bovini da latte, ma anche su pollame e suini. “Ma mai come in questo periodo – fa notare Oriando Cardinali, presidente Federcarni Perugia – la carne di suino è costata così poco. Per quanto riguarda gli altri prodotti, a partire dal bovino, ci sono stati aumenti di quotazioni all`origine ma al momento non ci sono state ripercussioni nel mercato al dettaglio anche per un contestuale calo dei consumi che tengono i prezzi stabili. Gli unici aumenti che registriamo sono per la chianina Igp, 15 cent al chilo, mentre per il vitello da latte si parla di rincari superiori. L`ovino, invece, costa meno di 2-3 anni fa, ma i consumi sono ridotti ed i giovani non lo mangiano volentieri“. Non c`è solo un problema di costi dunque ma anche di stili e abitudini alimentari che spesso portano le famiglie a mangiare fettina, bistecca o petto di pollo meno di una volta ogni due giorni, con la comparsa sui banconi di alcuni macellai, di carni alternative, come quelle di cavallo e struzzo. “Ma anche in questo caso i prezzi non sono eccessivi“, sentenzia Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria.
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