22 Giugno 2016

Dopo i sigilli al depuratore altri impianti adesso rischiano

Dopo i sigilli al depuratore altri impianti adesso rischiano

Il provvedimento di sequestro preventivo dell’ impianto di depurazione di via S. Anna a Mascali trae origine da una complessa attività di indagine condotta dall’ Ufficio Circondariale Marittimo di Riposto avviata nel marzo del 2015. Accertamenti mirati, sopralluoghi e acquisizioni documentali hanno consentito di fare luce sugli ultimi 15 anni di gestione del depuratore consortile, acclarando che i cinque Comuni allacciati, Giarre, Riposto, Mascali, Fiumefreddo e Sant’ Alfio, conferivano all’ impianto più scarichi fognari di quanti ne possano essere depurati. Il provvedimento cautelare di sequestro preventivo (la Procura ha nominato custode giudiziario il direttore tecnico del depuratore, ing. Alfredo Foti) rappresenta un’ azione coercitiva perché si acceleri la procedura amministrativa, già avviata nei mesi scorsi dal Cda del depuratore, di mettere in funzione, a supporto dell’ impianto, un modulo tampone, attraverso il quale sarà possibile trattare quella quantità di reflui non depurati e quindi inquinanti che impropriamente finiscono in mare. E sul potenziale inquinamento del mare e sugli allarmismi che potrebbero compromettere la stagione estiva a Fondachello, interviene il comandante della Guardia Costiera di Riposto, Tenente di Vascello Luca Provenzano: «L’ inquinamento del mare non ha una sola causa e i fenomeni registrati in questi anni non sono dovuti solo all’ impianto di Mascali. Per avere contezza di tutte le possibili cause di inquinamento è comunque necessario effettuare altri accertamenti in tutti gli impianti di depurazione esistenti nella zona, soprattutto in quelli che hanno come corpo ricettore il fiume Alcantara. Si tratta di un’ attività che è già cominciata, a Calatabiano, e che proseguirà». E sul sequestro preventivo del depuratore di Mascali si registrano le prime reazioni. ll se gretario nazionale di “Noi con Salvi ni” e della commissione antimafia, on. Angelo Attaguile, esprime soddisfazione per il lavoro svolto dagli inquirenti e rilancia l’ importanza delle iniziative messe in atto dalla sezione di Calatabiano del movimento, guidato da Francesca Valenti e Maria Gravagna. «Questo atto della Procura etnea rappresenta un primo importante passo, adesso ci aspettiamo che al più presto tutti i comuni coinvolti nell’ inchiesta si mettano in regola». Imbraccia le armi legali, invece, il Codacons attraverso una nota a firma del segretario nazionale Franco Tanasi: «Da tale vicenda emerge una mala -gestione dei beni pubblici che è non solo vergognosa, ma addirittura criminale. Chiederemo i danni ai responsabili dell’ ennesimo scandalo made in Sicily». L. S.
 

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