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6 Aprile 2008

Dopo benzina e alimentari anche il caro-calcetto

Non bastano più i rincari di benzina e alimentari. Ora ci si mette il “caro-calcetto“ a rovinare anche quel momento di cameratismo che è la “sgambatina“ a calcetto con gli amici. Affittare un campo costa infatti ben il 93% in più rispetto a sette anni fa, denuncia il Codacons. Stangate permettendo, la passione per il calcetto è tanto popolare da essere celebrata nel film Amore, bugie & calcetto con Claudio Bisio, Claudia Pandolfi e Filippo Nigro, ora nei cinema. La Provincia ha incontrato il protagonista, Claudio Bisio. Dieci anni di Zelig (lo rivedremo in tv a ottobre) non hanno lasciato rughe sulla sua attività artistica. Cordiale, affabile, simpatico, Bisio è un attore capace di calarsi in qualunque parte. Nel film di Lucini è Vittorio, un cinquantenne amorale. Ha lasciato la moglie, Diana, e s`è messo con l`ex ragazza del figlio Adam, creando un quarantotto in famiglia e nella sua azienda di piccolo industriale. Intorno altri amori dispersivi, una sorta di equazione difficile da risolvere dove la matematica dei numeri conta poco: vale più l`alchimia dei cuori, la bugia esistenziale che trasforma i sette amici in maschere di grottesca disperazione in un campo di calcetto. Quanto gli somiglia Vittorio? E chi può dirlo. È un tipo d`uomo che ne nasconde altri cento. Ha sempre il rimpiazzo se uno si deforma. Come una matrioska contiene al suo interno l` infinita ripetizione del modello originale. Nonostante il suo cinismo, direi però che è quasi simpatico. Lei dice questo ed io ci resto male, perché Vittorio deve essere antipatico. Certo verso la fine c`è un riscatto che lo fa rinascere, però fa parte di quel panorama di personaggi negativi che il cinema italiano ci ha regalato. Basterebbe ricordare il Gassman del Sorpasso o il cinico Sordi dei Vitelloni, grandi mostri del nostro schermo che fanno parte di una nutrita pattuglia di personaggi negativi del nostro cinema. È stato faticoso girare il film per via delle partite di calcetto? I primi giorni è stata una cosa penosa con dei palloni di scena. Non solo gli attori ma tutta la troupe e i macchinisti, avevano difficoltà a giocare in modo credibile. Dopo due o tre giorni abbiamo dovuto chiedere alla produzione un extra per il massaggiatore perché eravamo tutti afflitti da crampi. Nella vicenda ci sono due momenti che fanno pensare ad un film antiabortista. Il primo quando il grosso Mina dice che “nessuno si è mai pentito di diventare padre“, e l`altra quando alla ragazza che vuole abortire e al suo giovane compagno, il medico fa sentire il battito del cuore del bambino. In riferimento a ciò, il regista ha detto che non aveva intenzioni di fare propaganda antiabortista, ma voleva solo dare più spazio e più energia ai giovani, raccontare una necessità che secondo lui è del nostro paese. Metaforicamente, da questa nuova nascita il nuovo padre prende uno slancio per essere un po` più protagonista della sua realtà. Nel suo percorso artistico che parte da Shakespeare e attraverso Dario Fo e prove cinematografiche di ottimo livello è approdato a Zelig, lei è andato avanti cercando il suo ruolo o ha preso al volo tutte le occasioni? Tutte e due le cose. Le occasioni fanno gli uomini ladri ma fanno anche “Zelig“. Qualche mio amico si è stupito nell`apprendere che ho frequentato la scuola del Piccolo Teatro, ma a me fa molto piacere che la cosa sia un po` camuffata e che l`accademismo si sia sbiadito col tempo. Però, quello che faccio a “Zelig“ è figlio anche di Shekespeare. Programmi futuri? Come vede ho la barba, perché debbo interpretare un film di Giulio Manfredonia. Iniziamo le riprese il 7 aprile. È un film con un ruolo drammatico, finalmente, e racconta la storia vera di un sindacalista degli anni Settanta, alle prese con la legge Basaglia del 1978, quella che ha chiuso i manicomi.

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