28 Febbraio 2013

Dopo 30 anni gli specializzandi ottengono la borsa di studio

Dopo 30 anni gli specializzandi ottengono la borsa di studio

 

 

Fenomeno nazionale Partito dalla Sicilia qualche anno fa il fenomeno accomuna centinaia di migliaia di medici sparpagliati per tutta Italia. Ma per arginare i risarcimenti lo Stato spesso utilizza con successo la carta della prescrizione L’ attesa è durata quasi trent’ anni, ma alla fine l’ hanno spuntata: meglio tardi che mai, quando si tratta di ottenere un centesimo dallo Stato. Sono ormai tutti over 50, qualcuno anche oltre i 60: sei medici palermitani, che si specializzarono nel periodo compreso tra il 1983 e il 1991, hanno ottenuto il riconoscimento delle borse di studio e del diritto di vedersi pagate le retribuzioni loro dovute per il periodo di formazione. È un fenomeno nazionale, partito dalla Sicilia qualche anno fa, ma che accomuna centinaia di migliaia di medici di tutto il Paese: basta pensare che solo nell’ Isola i potenziali interessati sono 17.381. Sono state costituite associazioni ad hoc, come la Consulcesi, che rivendica il pagamento di circa 4700 risarcimenti, per complessivi 265 milioni. E anche il Codacons si è impegnato nella battaglia, una class action tutt’ altro che facile, però, perché lo Stato resiste e invoca, in molti casi con successo, la mannaia della prescrizione. I sei «ricorrenti» siciliani hanno vinto la causa davanti al giudice monocratico della seconda sezione civile del Tribunale di Roma, Giuseppe Cricenti. Erano ragazzi, quando avrebbero dovuto ottenere la bellezza di 21 milioni 500 mila lire all’ anno, che per l’ epoca in cui studiarono dopo la laurea, negli ormai remoti Anni ’80, era comunque una somma niente male. Sono tutti anziani nella professione e nell’ età, molti con i capelli bianchi, ora che hanno ottenuto l’ equivalente in euro di quella cifra: 11.103,82, sempre per ciascuno dei tre o quattro anni di specializzazione. Il totale, comprensivo di interessi, è di 50 mila euro a testa. Nel processo sono stati assistiti dagli avvocati Giorgio e Rosario Milazzo e hanno agito contro il Policlinico di Palermo e le Università di Pisa, Genova, Pavia e Milano, in cui i sei si sparpagliarono per diventare quel che sono adesso: ci sono due ginecologi, un ortopedico, un fisiatra, un diabetologo e un oncologo. La questione giudiziaria ruota attorno a un paio di punti fondamentali: la prima riguarda la norma che aveva riconosciuto il diritto a una «adeguata retribuzione» per gli specializzandi, introdotta a livello europeo da una direttiva dell’ allora Cee, la numero 75/363 del 16 giugno 1975. Sarebbe stato compito dello Stato italiano farla propria e renderla applicabile anche nel nostro Paese: cosa che però non avvenne fino al 1991. Da qui la palese disparità tra coloro che iniziarono a specializzarsi dopo il ’91 e coloro che l’ avevano fatto prima. Molte cause sono cominciate negli Anni ’90, altre successivamente e sono state rapidamente tagliate dalla prescrizione. Ma i sei medici palermitani, che pure avevano cominciato in tempi relativamente recenti, sono riusciti a superare l’ ostacolo, perché, così come ha stabilito la Cassazione, è in ballo non un «comportamento antigiuridico» dello Stato, ma un ingiustificato ritardo nel dare esecuzione a norme europee di quasi quarant’ anni fa. I risarcimenti costano milioni e lo Stato ha fissato un termine ultimo per fare causa, che è scaduto nell’ ottobre 2009: solo chi ha agito prima con un «atto interruttivo» ha diritto a proseguire le cause. «Ma la questione è superabile – sostiene l’ avvocato Giorgio Milazzo – perché in realtà ancor oggi la norma europea non è stata interamente recepita e dunque il diritto ad agire per l’ ingiustificato ritardo da parte dello Stato non si è esaurito».

riccardo arena palermo

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