Donna si ammalò in ufficio. Risarcimento record
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fonte:
- l`Adige
Donna si ammalò in ufficio. Risarcimento record
ROMA – Non è servita la recente legge contro il fumo agli avvocati del Codacons per incassare la prima vittoria giudiziaria che riconosce i danni da fumo passivo con un risarcimento di 400 mila euro. Ai legali è bastato impugnare il codice civile e una perizia medica per dimostrare al Tribunale del Lavoro di Roma che Maria Sposetti, che del fumo non sopportava nemmeno l´odore, si era ammalata di tumore al polmone per colpa delle sigarette di tre colleghe che dividevano con lei una stanza del ministero della Pubblica Istruzione.
Dopo la Corte d´Appello di Roma, che a marzo ha condannato per la prima volta l´Eti per non aver informato sui pericoli del fumo, il Tribunale del Lavoro di Roma spezza una lancia a favore dei non fumatori. Perchè Maria Sposetti, impiegata dal 1980 all´ufficio Matricole del Ministero dell´Istruzione, non solo non aveva mai acceso una sigaretta, così come nessuno dei suoi famigliari, ma si era anche battuta invano per 7 anni per fuggire da quella camera a gas, che era l´ufficio del ministero dove la donna era costretta a lavorare al fianco di tre colleghe, fumatrici e intolleranti nei confronti dei non fumatori al punto da impedire l´apertura di porte e finestre.
Nel ´92 la donna scopre un tumore al polmone e la diagnosi della biopsia è inequivocabile: carcinoma epidermoidale, ovvero cancro provocato dal tabacco. «L´unico fumo aspirato da mia moglie era quello del suo ufficio» ricorda il marito Ferruccio Di Bari, che insieme ai figli ha portato avanti la causa, cominciata nel 2002 e conclusasi oggi con la condanna del ministero dell´Istruzione, da parte del giudice Giuseppina Vetritto, ad un risarcimento di 263.725 euro per danno biologico ed altri 132 mila euro per danno morale.
Il calvario della donna, morta due anni fa, non si concluse con l´asportazione di una parte del tumore ed i cicli di chemioterapia. «Dopo l´intervento – continua il marito – tornò al lavoro, ma al ministero si continuava a fumare e lei doveva subire. Si lamentava, ma la sera non le restava che tornare a casa e appendere il cappotto fuori dal balcone. Una volta, ricordo, buttò nell´immondizia una borsa di camoscio rosa che era completamente impregnata dell´odore di sigaretta».
Per vincere la battaglia legale gli avvocati del Codacons, Carlo Rienzi e Vincenzo Masullo, hanno citato la norma del codice civiche che, spiega Rienzi, «impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure per proteggere i lavoratori dai rischi per la salute» e presentato la perizia di parte nella quale l´oncologo Guido Bigotti attesta che il tipo di carcinoma era direttamente conducibile al tabacco. «La nuova legge antifumo – precisa Rienzi – non serve per difendere i diritti dei non fumatori. Ora la sentenza di Roma apre la strada a migliaia di cause di risarcimento danni per quei lavoratori che hanno dovuto subire alle loro scrivanie il disagio causato dal fumo dei colleghi e il Codacons ne ha già 150 al vaglio».
«I magistrati decidono che bisogna inchinarsi alla loro volontà», ha commentato il ministro della Salute Storace, fumatore ma convinto che la nuova normativa, voluta dal suo predecessore, non è modificabile nei principi.
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