21 Luglio 2010

Donna in fin di vita a Livorno per il morbo della mucca pazza. I consumatori: “Fare chiarezza”

È in condizioni gravissime una livornese di 42 anni, madre di una bimba di 4 anni, ricoverata all’ospedale di Livorno e affetta dal morbo della mucca pazza, variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob conosciuta anche come encefalite da prione, la particella infettiva proteica che colpisce il cervello. La donna, malata da anni, è arrivata all’Hospice di Livorno nei giorni scorsi da Milano, dall’istituto neurologico Besta.

La quarantenne nel tempo sarebbe peggiorata sempre più, ma solo di recente le hanno diagnosticato la grave forma di encefalite: ora i medici stanno facendo di tutto per salvarla. È il secondo caso della malattia registrato in Italia: il primo colpì una donna siciliana nel 2002. L’encefalite spongiforme è molto aggressiva: il prione cresce lentamente e ha un’incubazione lunghissima, anche 6-7 anni.

Resta da accertare come la donna abbia contratto il virus, che spesso si trasmette col midollo della mucca. La Coldiretti, intanto, assicura che la «carne è sicura». Se il caso fosse confermato – sottolinea Coldiretti – si trattarebbe di «una eredità del lontano passato facilmente prevedibile, per i lunghi tempi di incubazione della malattia, che non ha nulla a che fare con il consumo della carne italiana, del tutto sicuro grazie ad un rigido sistema di controlli introdotto con successo nel 2001 per far fronte all`emergenza Bse».

«La Bse – sottolinea Coldiretti – è praticamente scomparsa da anni dagli allevamenti italiani per l’efficacia delle misure adottate per far fronte all’emergenza come il monitoraggio di tutti gli animali macellati sopra i 30 mesi, il divieto dell’uso delle farine animali nell’alimentazione del bestiame e l’eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare».

Soprattutto – ricorda Coldiretti – la misura dell’introduzione a partire dal primo gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l’origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d’identità del bestiame e consente di fare acquisti made in Italy.

«A dimostrare che nei bovini la malattia della mucca pazza è ormai quasi completamente debellata sono – conclude la Coldiretti – i numeri forniti dalla Commissione Ue», ovvero l`Unione europea dai 37mila animali ammalati del 1992 si è passati, nel 2009 a 67, dei quali appena due casi in Italia su oltre 450 mila test effettuati.

L’associzione di consumatori Adoc, con il presidente Carlo Pileri, ha chiesto al ministro della Salute, Ferruccio Fazio «di fare estrema chiarezza sul nuovo caso di mucca pazza: non vi può essere alcun insabbiamento su un tema così delicato come la salute. Il ministro ci dica chiaramente se, oltre al caso di Livorno, ci sono altri casi di mucca pazza in Italia, quali sono, se ci sono rischi per i cittadini e, in caso, di che tipo di rischi si può parlare e come possono essere evitati. La salute è un bene fondamentale per cui è richiesta la massima trasparenza».

«Il caso evidenzia come il livello di attenzione sul fenomeno della mucca pazza debba essere ancora elevato – ha spiegato inoltre il presidente Codacons, Carlo Rienzi -. La priorità ora è capire dove, come e quando la donna abbia contratto la malattia, accertando dove abbia comprato carne negli ultimi anni ed eventuali viaggi compiuti all’estero. Per rassicurare gli italiani, chiediamo al Ministero della salute di rendere pubblici i dati su controlli e sequestri di carne sospetta connessi al morbo della mucca pazza effettuati negli ultimi 2 anni in Italia«

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