5 Gennaio 2021

Donazioni per l’emergenza Covid inchiesta aperta dalla Corte dei Conti

 

di Giuseppe Filetto Un resoconto poco chiaro, “per nulla trasparente” delle varie donazioni fatte dai privati cittadini e sull’utilizzo dei fondi pubblici per il contrasto dell’emergenza Covid in Liguria. E siccome la legge sulla trasparenza dice che “è diritto dei cittadini essere messi a conoscenza”, la Procura presso la Corte dei Conti apre un’inchiesta affidando le indagini alla Guardia di Finanza. Il procuratore presso la giurisdizione regionale della Corte dei Conti della Liguria, Claudio Mori, a quanto pare ha affidato il fascicolo al pm Marco Ferraro. Da fonti investigative trapela che tra i profili ascrivibili potrebbe esserci il danno erariale “nel caso si ravvisi una diminuzione di risorse o il colpevole fallimento nel raggiungimento di specifici obiettivi”; oppure, il non corretto utilizzo di soldi pubblici; o ancora, le violazioni della legge sulla trasparenza. Nel mirino della magistratura contabile formalmente è la Regione Liguria, ma nella sostanza potrebbe essere l’Agenzia Ligure Sanitaria: dal momento che il presidente Giovanni Toti ha scritto all’associazione dei consumatori, sostenendo “di avere trasmesso l’istanza al commissario straordinario di Alisa, indicandolo quale autorità competente”. però quest’ultimo secondo quanto afferma l’avvocato Giuseppe Ursino (legale rappresentante di Codacons) “nonostante abbia rinnegato la propria competenza sulla raccolta fondi avviata da Regione, Asl ed ospedali liguri, ha risposto all’istanza con una serie di deliberazioni … da cui è impossibile trarre un resoconto chiaro e trasparente delle varie donazioni”. Fino allo scorso 31 dicembre alla guida di Alisa come commissario straordinario era Walter Locatelli, però tornato nella sua Bergamo. Dal primo gennaio gli è subentrato Francesco Quaglia, già direttore generale del Dipartimento della Sanità in Regione, che dovrebbe riorganizzare l’agenzia per 6 mesi. La vicenda trae origine dall’articolo 99 del decreto legge 18 del 2020, convertito in legge il 24 aprile. Che recita: “Per le erogazioni liberali… ciascuna pubblica amministrazione beneficiaria attua apposita rendicontazione separata, per la quale è autorizzata l’apertura di un conto corrente dedicato…”. Secondo lo spirito della legge, i soldi delle donazioni dovrebbero essere utilizzati “a sostengo delle strutture ospedaliere e del Servizio Sanitario Nazionale, in particolare con riferimento all’incremento dei posti letto in terapia intensiva ed alla predisposizione di appositi padiglioni Covid- L’associazione dei consumatori si è mossa su scala nazionale, con ogni probabilità spinta dalle segnalazioni dei donatori che ritengono quantomeno lecito sapere in che modo sono state (o saranno) impegnate le erogazioni. lo stessosposto arrivato alla Procura della Corte dei Conti della Liguria è stato inoltrato all’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac). Alla richiesta del Codacons tre regioni (Emilia Romagna, Lombardia e Molise) hanno risposto, pubblicando “le informazioni relative alle donazioni ricevute ed alle modalità di effettivo utilizzo”. Altre si sono limitate ad indicare soltanto “le misure adottate per fronteggiare l’emergenza coronavirus senza fornire informazioni sugli importi”. La Liguria “ha trasmesso l’istanza al commissario straordinario di Alisa”. Locatelli, però, interpellato telefonicamente da Repubblica, afferma di non essersene occupato. Anzi, precisa: «L’hanno gestita direttamente i dipartimenti della Sanità e del Bilancio; peraltro, io tempo fa avevo mandato una lettera a tutte le aziende sanitarie ed ospedaliere per tenere pronta la rendicontazione». Si vedrà.

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