15 Settembre 2004

Domani sciopero della spesa Caro-vita e Istat sotto accusa

Domani sciopero della spesa Caro-vita e Istat sotto accusa


Le associazioni: «I dati dell?istituto nazionale sfiorano il ridicolo»





Domani è sciopero della spesa e si boicottano bar e distributori. Contro il caro-vita e la spirale al rialzo di benzina e gasolio, contro i dati Istat che «sfidano il senso del ridicolo», le 4 associazioni di Intesaconsumatori chiamano gli italiani ad astenersi dagli acquisti per 24 ore. Adusbef, Federconsumatori, Codacons e Adoc invitano uomini e donne a star lontani da bar, supermercati, centri commerciali, negozi, banche, uffici postali, cinema e teatri, ristoranti, parrucchieri, taxi, discoteche… Pane, latte, farmaci e altre cose essenziali (benzina compresa) per una volta si possono acquistare oggi, un giorno prima. Domani, insomma, non si spende un centesimo, per dimostrare tutto il «potere contrattuale» dei consumatori uniti. E con quel potere dire al Governo «basta proposte general-generiche, vogliamo interventi che facciano risparmiare agli italiani oltre 900 euro all?anno». Le associazioni chiedono un «serio» piano energetico, modernizzazione della rete distributiva, anche dei carburanti, sostituzione del dollaro con l?euro per il pagamento delle materie prime, cancellazione della «legge salva compagnie assicurative», abbattimento dell?accisa sui carburanti, restituzione del fiscal-drag, eccetera.
L?indice accusatore è ancora una volta puntato contro il dato Istat sull?inflazione di agosto. L?Istituto di statistica parla di costo della vita stabile ancora al 2.3 per cento, stesso valore di luglio. Ma con gli aumenti del petrolio, che si scaricano sui trasporti, «questi dati pazzeschi sfidano il senso del ridicolo». I conti di Intesa indicano un aumento del 6,2 per cento, che in un anno dal luglio 2003 ha portato la spesa annua delle famiglie da 26.061 a 27.673 euro. Ne sono causa i servizi bancari rincarati di 15.8 punti, i trasporti di 10.5, i mobili e i servizi per la casa del 7.2, l?Rc-auto del 6.2.
E ancora. Per l?Istat il caro-petrolio è bilanciato dal calo di alimentari, di servizi sanitari e per la salute. Ma nei calcoli delle associazioni anche le spese mediche sono cresciute del 10.4 per cento. Anzi, «il presidente Istat Biggeri deve spiegare agli italiani – dicono – come concilia la diminuzione della voce sanità e salute con gli aumenti registrati da Osmed (Osservatorio sui medicinali del ministero della Salute) pari al 16.8 per cento».
La realtà delle associazioni è che «un carovita di enormi proporzioni erode i redditi e costringe anche il ceto medio a indebitarsi». Per cancellare i calcoli «ridicoli», «Intesa» propone all?Istat la rivoluzione del paniere, modificando il peso delle voci che determinano davvero l?inflazione. E «siccome è il reddito imponibile la discriminante di accesso ai consumi», propone tre panieri tarati su redditi fino a 12, a 18 e a 30 mila euro.
Il paniere dei beni di base dovrebbe contenere alimentazione, vestiario, spese fisse per casa (acqua, luce, gas…) e trasporti (Rca, bollo, manutenzione, abbonamenti…), servizi bancari, istruzione, sanità. Un secondo paniere sarebbe per i beni durevoli come auto, hi-fi, cellulari, frigoriferi, televisori. Un terzo per beni di lusso: abiti griffati, pellicce, imbarcazioni, auto di lusso, caviale, champagne.
Sullo sciopero, però, sono critiche Adiconsum e altre sette associazioni (Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale consumatori), che non aderiscono. Il segretario provinciale Adiconsum Cesare Reboni, anche se concorda sulla «necessità di una mobilitazione», teme «il pericolo di un?azione che consideriamo sterile» e indica la «linea portante della trattativa per arrestare la spirale» degli aumenti.

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