3 Luglio 2019

Domani c’ è l’ incontro al Mise L’ ex Ilva si ferma. Con l’ indotto

Taranto Domani al Mise il management di ArcelorMittal e il ministro Luigi Di Maio avviano il confronto per tentare di trovare un compromesso che tenga aperto lo stabilimento siderurgico di Taranto anche dopo il 6 settembre continuando a tutelare i gestori della fabbrica nel caso in cui compiano violazioni di legge. Da ieri, intanto è scattata la cassa integrazione pur in assenza di un accordo con i sindacati che, difatti, rispondono domani con uno sciopero di otto ore per turno, compresi i lavoratori dell’ appalto. Quindi, mentre a Roma, si discute la fabbrica a Taranto si ferma. La cassa integrazione riguarda 1395 lavoratori ed è stata chiesta per tredici settimane. Nel frattempo il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi straordinari contro il decreto del presidente del consiglio dei ministri del 29 settembre 2017, relativo al piano delle misure ambientali, presentati nel gennaio dell’ anno scorso dall’ associazione dei consumatori Codacons e dagli ambientalisti di Peacelink. Una sentenza, inoltre, che potrebbe costituire un precedente determinante per la decisione che dovrà prendere il Tar sul ricorso presentato a suo tempo dal governatore della Puglia Michele Emiliano. Peacelink e Codacons avevano sollevato una serie di contestazioni al Dpcm: mancata partecipazione dei cittadini, inadeguatezza degli interventi previsti nel Decreto, mancato rispetto della sentenza della Corte europea dei diritti dell’ uomo, che ha condannato lo Stato italiano per l’ inquinamento Ilva, mancate risposte al tema dei danni alla salute. La prima sezione ha respinto i ricorsi e ritenute infondate le censure. Il Consiglio di Stato ha stabilito che la procedura seguita ha «pienamente garantito il diritto dei cittadini all’ accesso all’ informazione ambientale, cosi come richiesto dalla Convenzione di Aarhus». Sulla mancata scelta della decarbonizzazione spiega che questa tecnica non costituisce «un valore assoluto, né preponderante a priori». Arcelor Mittal esprime «soddisfazione» e sottolinea che «il Consiglio di Stato ha chiarito che il Decreto – che rappresenta l’ Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto – non viola in alcun modo la disciplina nazionale e comunitaria visto che il Piano contiene molteplici e diffusi interventi di tutela ambientale e sanitaria secondo un preciso cronoprogramma ed è stato adottato all’ esito di un doveroso bilanciamento tra le esigenze di tutela ambientale e di tutela della salute della popolazione di Taranto». L’ azienda fa rilevare inoltre che «le decisioni del Consiglio di Stato confermano che le scadenze del Piano sono coerenti con i limiti temporali di fattibilità tecnica ed economica per la realizzazione di interventi ambientali di notevole complessità come quelli necessari per il rilancio dello stabilimento di Taranto. È, inoltre, rilevante che abbia ritenuto palesemente infondati i dubbi di costituzionalità sollevati in merito alla proroga dei termini per l’ adempimento del Piano Ambientale».

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