22 Aprile 2010

DIVISI GESTORI E CONSUMATORI Codacons: ricorso al Tar Critica la Fegica Ok da petrolieri, Adusbef e Federconsumatori.

ROMA Prezzi settimanali arrotondati ai centesimi, raddoppio entro un anno della quota di impianti self service in esercizio (da circa 10.000 a 14-15 mila) e, in prospettiva, taglio incentivato di 5-6 mila distributori. Sono questi i punti principali del «Protocollo di lavoro in materia di ristrutturazione della rete di carburanti» sul quale si sono impegnati Unione petrolifera, gestori e associazioni di consumatori per eliminare entro tre anni il divario tra i prezzi italiani dei carburanti e quelli europei. Se ci si riuscirà, nell’ orizzonte 2013 i distributori scenderanno da 24 a 16-18 mila e l’ 80 per cento (contro l’ attuale 40) sarà in self service. A tutt’ oggi, nonostante il sali e scendi degli ultimi giorni e le forti polemiche sullo "stacco", sono ancora 3 i centesimi che ci separano dalla media Ue. Il «Protocollo» è riuscito a far sedere intorno ad un tavolo tutte le parti in causa della complessa filiera della distribuzione ma non a raccogliere un consenso unanime. Critico il Codacons che minaccia ricorsi al Tar mentre i gestori della Fegica-Cisl accusano governo e petrolieri di avere «affossato la riforma» "partorendo" un topolino. Positivo invece il giudizio dell’ Unione petrolifera che, con il presidente Pasquale De Vita, giudica «un buon lavoro» quello realizzato con il Protocollo. Anche se ai petrolieri continua a non piacere il prezzo settimanale, sostiene, l’ intesa va vista in modo complessivo «e noi la applicheremo». Favorevoli anche i gestori di Confesercenti (Faib) e Confcommercio (Figisc) oltre a Federconsumatori e Adiconsum che prevedono «benefici per gli automobilisti» ma chiedono scadenze precise sull’ attuazione delle misure. «Vogliamo fare dell’ Italia un Paese europeo anche sulla benzina», ha detto il sottosegretario Saglia che ha seguito passo passo la trattativa. Toccherà ora al ministero dello Sviluppo trovare gli strumenti (atti di indirizzo in qualche caso, norme vere e proprie quando necessario) per trasformare gli impegni in risultati concreti. Infatti, il protocollo non fissa impegni cogenti ma obiettivi a cui attenersi. Il ministero, dunque «adotterà le iniziative opportune» per fare in modo che il prezzo di benzina e gasolio, per esempio, venga fissato una sola volta a settimana; e che non possa essere modificato, se non al ribasso, prima di 7 giorni. Su questo dovrà dire la sua anche l’ Antitrust che non aveva approvato l’ ipotesi dei prezzi settimanali in precedenza. Sempre il ministero si impegna «a predisporre tutte le iniziative possibili, di natura normativa, regolamentare e di politica concertativa con le regioni e gli Enti locali» per rimuovere i vincoli che limitano l’ estensione delle attività non oil nei distributori ed aumentare quindi gli orari di apertura». Il coinvolgimento delle Regioni, che in questa materia hanno precise competenze, è infatti indispensabile sia per i tagli agli impianti (cominciando da quelli obsoleti) sia per gli orari di apertura. Con ogni probabilità, infine, si renderà necessario rifinanziare il Fondo, già esistente e alimentato da gestori e compagnie, per incentivare le chiusure. Gli attuali 20 milioni non possono bastare se l’ obiettivo da realizzare è davvero la chiusura di 5.000 pompe. Il Protocollo punta anche su una migliore gestione della logistica e degli stoccaggi, sulla realizzazione di una rilevazione dei prezzi che tenga conto di tutte le pompe (rete ed extrarete) e su una sorta di "Osservatorio della doppia velocità" da affidare a Mr Prezzi.

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