20 Gennaio 2002

Divieto di fumo, i ristoratori non ci stanno

Proprietari e clienti in stato confusionale dopo il clamoroso blitz al Caffè Rosati di piazza del Popolo.
Ma c?è già chi prende una posizione netta

Divieto di fumo, i ristoratori non ci stanno

La circolare di un?associazione di categoria: «Nulla è cambiato, è solo una proposta di legge»

Confusione, solo tanta confusione. Dopo il blitz dell?altro ieri al bar Rosati in piazza del Popolo da parte del Condacons e l?intervento di polizia e carabinieri, quello che rimane, riguardo alla “questione fumo“ in bar e ristoranti, è solo un senso di disorienatmento di clienti e ristoratori.
Ma l?Assoristoranti rassicura con una circolare distribuita già dalla fine dell?anno dal titolo eloquente: «fumo, nulla è cambiato per i ristoratori». Silvio Croce, il proprietario de “Il merlo parlante“, pizzeria a Castel di Leva, per evitare beghe l?ha affissa al muro. «A volte entrano clienti, mi guardano con aria minacciosa se vedono persone fumare. Confondono la legge con le proposte di legge». Si tratta infatti, per ora, solo di una proposta di legge quella che il ministro della salute Girolamo Sirchia sta preparando, per estendere il divieto di fumare anche negli uffici privati, nei bar e ristoranti, a meno che i locali non siano dotati di un impianto per il ricambio dell?aria da 80 metri cubi a persona. «Al momento non esiste nessuna normativa che vieta di fumare in questi luoghi – afferma Nazareno Sacchi, responsabile provinciale della Fipe e presidente dell?Assoristoranti – sono esclusi anche dalla circolare 4 del marzo 2001». Il Codacons non è dello stesso avviso. «La legge antifumo del ?75 non individua bar e ristoranti – spiega l?avvocato Vincenzo Masullo – ma potrebbero rientrarvi per interpretazione estensiva di legge come casi analoghi a discoteche o cinema per esempio. Inoltre si può chiamare in causa la sentenza della Corte Costituzionale (39996) per la tutela dei lavoratori, in base alla quale analoghi divieti di fumo avrebbero vigore in questi luoghi ai sensi di altre norme». Mentre la Lilt, lega italiana per la lotta contro i tumori ha raccolto già 50mila firme per chiedere la revisione della legge antifumo e attivato un numero verde, 800998877, per offrire consulenza.
E la situazione nei ristoranti e bar della capitale è proprio questa, di attesa. «Aspettiamo una circolare che chiarisca questo fatto – spiega Elisabetta Salvatori di “Alfredo alla Scrofa“ – poi ci atterremo alla regola». «Non abbiamo preso nessuna decisione ancora. La legge non è chiara», dice Silvestro Sabatini, proprietario dell?omonimo ristorante a S. Maria in Trastevere. La tendenza generale degli esercizi è la doppia sala, fumatori e non fumatori, la mancanza di cartelli con il divieto nei locali dove si mangia e la presenza di impianti per il riciclo dell?aria, di cui naturalmente nessuno conosce nel dettaglio la caratura. «Non saprei dire come funzionano i miei impianti di areazione – afferma Fernando Leonetti de “La Cascina“ a Capannelle – Fino a ieri sera si poteva fumare, ma da oggi non so…». Lo stesso dicono da “Celestina“ ai Parioli: «ci sono aspiratori potenti, non so dire di quanti metri cubi ma finora nessuno si è mai lamentato». Doppie sale si trovano a “Checco dello Scapicollo“ all?Eur, da “Costa Smeralda“ zona Marconi, alla trattoria “Lo scopettaro“ a Testaccio e infine da “Quo Vadis“ sull?Appia. Con le sale più grandi sempre riservate ai “viziosi“ perchè in percentuale sono molti di più. Non manca l?eccezione che conferma la regola: Arturo Folino, proprietario di “Da Arturo“ sull?Aurelia impone a tutti il divieto di fumare. «C?è una saletta a parte – spiega – una sorta di bar con divani e impianti di areazione dove, come in processione, vanno i fumatori“. Da “Corsetti“ all?Eur invece si ribatte «i fumatori sono i benvenuti».

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