27 Aprile 2012

Divario tra prezzi e salari mai così alto fin dal 1995

Divario tra prezzi e salari mai così alto fin dal 1995

Va sempre peggio il potere d’acquisto di pensioni e salari in uno scenario tipico della stagflazione, con consumi al palo, inflazione alta perché importata insieme con le speculazioni sui beni energetici, produzione ferma e disoccupazione in aumento. A marzo le retribuzioni dei lavoratori restano al palo. Secondo i dati dell’Istat, rispetto al marzo del 2011 c’è stato un incremento dell’1,2 per cento. Si tratta della crescita tendenziale più bassa dal 1983, da quando cioè sono state pubblicate le serie storiche.
Non solo. Il divario tra i salari e i prezzi ha toccato livelli da record: la forbice tra l’aumento delle retribuzioni su base annua dell’1,2 per cento e il livello d’inflazione pari al 3,3 è arrivata al 2,1 per cento a marzo. «Si tratta del livello più alto dall’agosto del 1995 – spiega l’Istituto – quando era pari al 2,4 per cento».

Immediata la reazione dei sindacati, che esprimono forte preoccupazione. «I salari fermi sono lo specchio della situazione del Paese. Se non si abbassa la pressione fiscale non si potranno alzare gli stipendi e risollevare i consumi».
Così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, il quale spiega che «il calo della pressione fiscale sul lavoro dipendente deve essere il punto fondamentale del patto sociale» da stipulare con il governo. «I dati confermano quello che diciamo da tempo: e cioè che la condizione dei lavoratori peggiora», gli fa eco la leader della Cgil, Susanna Camusso. Senza contare, aggiunge Camusso, che «ci sono quattro milioni di lavoratori, quelli del pubblico impiego, che sono al quarto anno di blocco contrattuale mentre i rinnovi negli altri settori registrano gravi difficoltà», sommando a un potere d’acquisto perciò molto ridotto «un aumento della tassazione e un fiscal drag sempre più pesante». «L’unica soluzione» possibile per tornare a crescere è tagliare le tasse, «perché con questo livello di tassazione l’Italia può solo produrre nuovi disoccupati». Ne è convinto il leader della Uil Luigi Angeletti, il quale rincara la dose: «il governo si sta piano piano impantanando, l’unica cosa che stiamo pianificando è qualche anno di depressione». A tal proposito Bonanni aggiunge: «Siamo caricati come muli di tasse. Bisogna fare qualche operazione in questo senso e la vendita dei beni demaniali è l’unica operazione se non si vogliono vendere le persone».
Per il Codacons il gap salari-costo della vita è «una tassa invisibile che dissangua sempre più gli italiani». Un divario che costa caro: «638 euro in meno l’anno» avvertono Federconsumatori e Adusbef. «Tutto ciò – spiegano le due associazioni – provoca una spinta ulteriore alla recessione economica e sociale che continua ad accelerare in Europa, a dispetto dei proclami di governi ed istituzioni».
Non ci vuole un curriculum come quello dei professori di Palazzo Chigi: bisogna restituire subito un po’ di denaro alle famiglie, altrimenti non se ne esce.

 

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