“Distruggete gli Ogm di Pordenone”
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fonte:
- Messaggero Veneto
PORDENONE. La Task Force per un’ Italia libera da Ogm torna all’ attacco. In una lettera inviata al presidente della Regione Renzo Tondo, all’ assessore alle politiche agricole Claudio Violino, e a 5 ministri chiedendo loro, ciascuno per le proprie competenze, di arrivare quanto prima alla distruzione dei campi Ogm, ma anche alla verifica di eventuali contaminazioni, alla punizione degli agricoltori dissidenti e, non ultimo, a una verifica dell’ attività della procura di Pordenone. La lettera La lettera, partita ieri da Roma, è stata inviata ai Ministri della Giustizia Alfano, dell’ Interno Maroni, dell’ Ambiente Prestigiacomo, delle Politiche agricole Galan, della Salute Fazio oltre che ai vertici del Friuli Venezia Giulia chiedendo un «autorevole e tempestivo intervento a fronte di una situazione di palese violazione delle norme vigenti, che consente di addebitare a danno dei responsabili, peraltro rei confessi, diverse ipotesi di reato, anche di tipo associativo». Le 27 associazioni che hanno sottoscritto il documento – Acli, Adoc, Adusbef , Aiab, Amab, Campagna Amica, Cia, Città del Vino, Cna alimentare, Codacons, Coldiretti, Crocevia, Fai, Federconsumatori, Federparchi, Focsiv, Fondazione Univerde, Greenaccord, Greenpeace, Lega Pesca, Legacoop Agroalimentare, Legambiente, Movimento difesa del cittadino, Slow Food, Unci, Vas e Wwf – vogliono risposte concrete e rapide. Le richieste Il giorno dopo il secondo sequestro – quello del campo di Vivaro – e i prelievi nei terreni intorno ai due appezzamenti in cui, secondo Greenpece, è stato seminato mais transgenico, la Task force chiede: «con estrema urgenza tutte le iniziative necessarie per procedere alla immediata distruzione delle coltivazioni transgeniche già individuate; eseguire le analisi necessarie per individuare altre coltivazioni illegali e verificare eventuali contaminazioni da parte delle piante transgeniche; verificare la correttezza dell’ operato della Procura della Repubblica di Pordenone; perseguire i responsabili delle semine illegali; annunciare la costituzione di parte civile delle Amministrazioni con competenza diretta in materia di Ogm, in caso di rinvio a giudizio dei responsabili». Il sospetto Le associazioni si spingono oltre e avanzano un dubbio: «non si può escludere la presenza di altre coltivazioni geneticamente modificate in aree circostanti». Alla conta, per esempio, mancano le sei piante che Giorgio Fidenato e Leonardo Facco hanno dichiarato di aver seminato il 25 aprile scorso (giorno della Liberazione) e sulle cui condizioni mostrano aggiornamenti on line nel sito di movimento libertario. Ma saranno le ultime all’ appello? La legge La Task force fonda le sue richieste sull’ 1, comma 2 del decreto legislativo 212 del 2001 in base al quale non è consentito procedere alla messa a dimora di sementi transgeniche in assenza delle autorizzazioni di legge, nonché sul comma 5 secondo il quale: «Chi mette in coltura prodotti sementieri di varietà geneticamente modificate senza l’ autorizzazione di cui al comma 2, è punito con la pena dell’ arresto da sei mesi a tre anni o dell’ ammenda fino a 100 milioni di lire. La stessa sanzione si applica in caso di revoca o sospensione dell’ autorizzazione». Ma anche il decreto rischia di essere un’ arma spuntata. La normativa italiana che contrasta con la direttiva europea del 2001, infatti, non è mai stata notificata all’ Unione europea per cui, in caso di applicazione restrittiva, darebbe adito a ricorsi con probabile esito favorevole per i ricorrenti.
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