4 Giugno 2014

Disoccupazione record, mai così tanti a casa malgrado le promesse

Disoccupazione record, mai così tanti a casa malgrado le promesse

Doccia fredda dell’ Istat sugli ottimismi ufficiali a buon mercato. Si registra infatti un nuovo record sulla disoccupazione che arriva al 12,6 per cento, con un aumento dello 0,6 rispetto allo stesso mese del 2013. Il livello più alto di disoccupazione dal 1977, anno di inizio delle serie storiche statistiche. Il numero reale di disoccupati, pari a 3 milioni 216 mila, diminuisce dello 0,4% rispetto al mese precedente (-14 mila) ma aumenta del 4,5% su base annua (+138 mila). Il tasso di disoccupazione è quindi pari al 13,6%, invariato rispetto al mese precedente e in aumento di 0,6 punti percentuali nei dodici mesi. I disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono 685 mila, rileva ancora l’ Istat. L’ incidenza dei disoccupati di 15-24 an ni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’ 11,4%, invariata rispetto al mese precedente e in aumento di 0,8 punti su base annua. Anche il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 43,3%, in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 3,8 punti nel confronto tendenziale, anch’ esso facendo segnare un nuovo record. Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta dello 0,6% rispetto al mese precedente (+81 mila) ma diminuisce dello 0,6% rispetto a dodici mesi prima (84 mila). Il tasso di inattività si attesta al 36,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e in diminuzione di 0,1 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione trimestrale è pari al 13,6%, in crescita di 0,8 punti percentuali su base annua; per gli uomini l’ indicatore passa da ll ‘11,9% all’ a tt ua le 12,9%; per le donne dal 13,9% al 14,5%. Aumentano sempre più i divari territoriali, con l’ indi catore nel Nord al 9,5% (+0,3 punti percentuali), nel Centro al 12,3% (+1,0 punti) e nel Mezzogiorno al 21,7% (+1,6 punti). Quanto all’ occupazione, ad aprile 2014 gli occupati sono 22 milioni 295 mila, in diminuzione dello 0,3% rispetto al mese precedente (-68 mila) e dello 0,8% su base annua (-181 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,4%, diminuisce di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,3 punti rispetto a dodici mesi prima. Di fronte all’ undicesimo trimestre consecutivo di calo verticale dell’ oc cupazi one, la Lega Nord, tramite Mas similiano Fedriga, ha chiesto al governo di intervenire per spiegare come intenda affrontare il problema. Duri e preoccupati i commenti delle organizzazioni dei lavoratori e delle categorie sociali. «Senza lavoro – commenta Carlo Rienzi, presidente del Codacons – l’ economia non può ripartire, e il paese sprofonda sempre più nella crisi, alimentando un circolo vizioso che porta le famiglie a non poter spendere, le imprese a chiudere i battenti e il tasso di disoccupati ad aumentare progressivamente». «Sul fronte del lavoro – aggiunge Rienzi – oramai l’ Ita lia è il fanalino di coda d’ Eu ropa. Basti pensare che un tasso di disoccupazione più alto del nostro paese si registra solo in paesi che versano in condizioni drammatiche come Spagna (a marzo al 25,3%), Grecia (26,7%) e Portogallo (15,2%)». «Serve più che mai – conclude il Codacons – una seria politica del lavoro», mentre «i provvedimenti finora adottati dal governo Renzi purtroppo ci sembra che vadano nella direzione opposta, premiando il precariato come misura -tampone». «Credo sia un dato, come è evidente, molto grave che segna la crescita della di suguaglianza tra Nord e Sud, ma soprattutto segna il fatto che non è partito quel processo di creazione di lavoro che invece doveva esserci», ha detto la leader della Cgil, Susanna Camusso. Di «situazione drammatica e senza un cambiamento di passo difficilmente si vedranno miglioramenti a breve» ha parlato il leader della Uil Luigi Angeletti. «Il comportamento del governo in questi anni non è stata la causa della disoccupazione ma ha dato sicuramente un grande contributo», ha osservato. Significative anche le valutazioni di Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma: «Le indicazioni di aprile sono in linea con i dati di un’ economia sostanzialmente stagnante da metà 2013». Secondo De Nardis la flessione di aprile «annulla il segnale positivo che era emerso in marzo: il tasso di disoccupazione non aumenta solo perché si riducono le forze di lavoro». Un quadro che per il capo economista mostra una difficoltà nel migliorare, soprattutto sul fronte della disoccupazione giovanile, che ha superato la soglia del 43%. «In una situazione del genere secondo De Nardis l’ eventuale sovrapposizione di una manovra correttiva, come indicato nella raccomandazione europea per il rispetto dei parametri del patto di stabilità, avrebbe «effetti di peggioramento delle tendenze in atto».
di giovanni polli
 
 

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