9 Gennaio 2014

Disoccupazione al 12,7% Dal 1977 mai così alta

Disoccupazione al 12,7% Dal 1977 mai così alta

L’ occupazione continua a calare, e per quanto la recessione sia finita la sua onda lunga distrugge posti di lavoro più velocemente di quanto una ripresa asfittica riesca a creare. Il tasso di disoccupazione a novembre sale al 12,7%, il che significa che i disoccupati sono 3,25 milioni, con una perdita di 448mila occupati in un anno e di 55mila in un mese solo. Su base annua, l’ occupazione diminuisce sia per gli uomini (-2,8%), sia per le donne (-0,8%), mentre il numero di inattivi resta stabile. Per i giovani è sempre peggio, siamo ormai ad un tasso di disoccupazione del 41,6%, livello massimo dal 1977. In totale, i disoccupati tra i 15-24enni sono 659mila. E, poiché il 2013 è appena terminato, la fotografia dell’ Istat è ricca di dettagli riassuntivi, nessuno dei quali roseo: la cassa integrazione ha superato il miliardo di ore, pur registrando un calo dell’ 1,36% sul 2012 (dovuto interamente alla diminuzione della cassa in deroga, -22,93%), mentre le domande per i sussidi alla disoccupazione sono state quasi 2 milioni, in aumento del 32%,5% in un anno. L’ Osservatorio della Cgil aggiunge integrazioni: il fatto, ad esempio, che in sei anni di crisi economica sono state richieste e autorizzate oltre 5,4 miliardi di ore di cassa integrazione. Di questo stesso periodo, il 2013 è il terzo peggiore anno in termini di ricorso alla cig, dopo il 2012 e il 2010, anno record con 1.203, 6 milioni di ore. Anche il raffronto con l’ Europa conferma che si tratti di dati sconfortanti. Il divario, infatti, si sta ampliando: nell’ eurozona, sempre a novembre, la disoccupazione è al 12,1%, e quella giovanile al 24,2%. Il punto più inquietante è che nel 2013 l’ Italia ha registrato l’ aumento più cospicuo del tasso di disoccupazione su base annua in tutta l’ Unione, secondo solo a quello di Cipro. La sintesi della situazione e una chiave di lettura le fornisce Nomisma, con le parole del capo economista Sergio De Nardis: «Dopo i brindisi per la riduzione dello spread, i dati sul mercato del lavoro ci riportano con i piedi per terra. La recessione è cessata ed è iniziata la ripresa, ma occorrerà diverso tempo prima che si vedano i riflessi del miglioramento del ciclo sull’ occupazione». E saranno comunque riflessi limitati, «dato il ritmo troppo modesto della ripresa produttiva – riprende De NardisQuesto mercato del lavoro necessita certamente di regole per superare dualismi e rigidità, ma non potrà essere il rinnovamento delle regole a creare posti di lavoro: l’ urgenza primaria è una crescita della domanda aggregata e dell’ economia ben più consistente di quella che stiamo sperimentando». I sindacati attaccano il governo, la leader Cgil Susanna Camusso parla dell’ inadeguatezza della legge di Stabilità e avverte: «Le previsioni per il 2014, anche per gli effetti delle ristrutturazioni del sistema industriale, sono di una prosecuzione di questa riduzione dell’ occupazione e dell’ aumento dei licenziamenti e delle difficoltà». La richiesta, dunque, è quella di «una svolta politica, a partire dal tema della creazione di lavoro e dell’ investimento: non basta tenere in ordine i conti». E il ministro del Lavoro Enrico Giovannini non si nasconde dietro ad un dito: «Il dato più negativo è che la occupazione continua ascendere, si distruggono posti di lavoro più velocemente di quelli che si creano». «C’ è un dato positivo ma non sufficiente per cui nel terzo trimestre il numero di nuovi contratti supera quello delle cessazioni – continua poi- è un segnale positivo che non cambia la tendenza complessiva». Le vie d’ uscita? Secondo Giovannini il governo deve agire in tre direzioni: «Bisogna aumentare il ritmo di crescita del Pil perché senza nuova produzione non c’ è nuova occupazione. Poi con le Regioni stiamo predisponendo un piano straordinario per le politiche attive del lavoro», e infine bisogna «sostenere settori come l’ edilizia in cui ci sono ancora aziende che rischiano di chiudere». Le reazioni ai dati Istat sono tutte dello stesso tenore: per il Codacons sono «drammatici e angoscianti», e Coldiretti diffonde una propria indagine, secondo la quale 7 italiani su 10 hanno paura di perdere il posto di lavoro nel 2014. Ancora dati: nel solo novembre sono state presentate 130.795 domande di ASpI e 45.844 domande di mini ASpI (la distinzione si spiega con il cambio di normativa, visto che l’ anno scorso sono entrate in vigore le nuove prestazioni per la disoccupazione involontaria, ASpl e mini ASpl). Nello stesso mese sono state inoltrate 556 domande di disoccupazione (tra ordinaria e speciale edile), 9.027 domande di mobilità e 82 di disoccupazione ordinaria ai lavoratori sospesi, per un totale di 186.304 domande, il 20,6% in più rispetto a novembre 2012 (154.485 domande).

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