20 Ottobre 2009

Disguidi e disavventure con Poste italiane

Il giorno 5 ottobre ho spedito tramite Poste italiane un’importante lettera assicurata con avviso di ricevimento consegnata al destinatario, in Lazio, il giorno successivo. Fin qui tutto bene. Dall’avviso di ricevimento, però, dopo oltre una settimana nemmeno l’ombra e è così da anni ogni volta che spedisco una raccomandata o un’assicurata. E sì che la tassa prioritaria per l’avviso è regolarmente pagata. È evidente che il recapito degli avvisi di ricevimento, unici documenti che certificano l’avvenuta consegna dell’invio, non è una priorità per Poste italiane. Mi piacerebbe tanto sapere il perché. Pierantonio Vallerugo Udine Sono una cittadina italiana, che negli ultimi quindici anni vive nel periodo estivo all’estero. Per poter avere notizie della mia corrispondenza ho usato il servizio postale "Seguimi" per cui, compilando un apposito modulo, dietro pagamento, questa corrispondenza è recapitata a una persona di fiducia (carta di identità, firma nell’ufficio postale, dichiarazione di disponibilità). Come dicevo, questo servizio si paga: i primi anni costava 7 mila lire e progressivamente è arrivato a costare 10 euro. In aggiunta, l’uso del modulo è diventato ogni anno più complicato e tale da mettere in imbarazzo gli stessi impiegati, che faticano a darmi le indicazioni per la compilazione. Negli ultimi tre anni è accaduto che la consegna era fatta ad altra persona ad altro recapito; per un periodo (ferie del postino titolare) era recapitata al mio indirizzo; a causa di un disguido, ancora inesplicabile, la corrispondenza (parlo di quest’anno) è stata infilata per giorni e giorni nella mia cassetta delle lettere e quando questa è diventata straripante è stata lasciata sul pavimento dell’atrio, ivi compresi due avvisi di raccomandata. Tutto questo durante la mia assenza. I miei vicini di casa, sapendo che non c’ero, si sono allarmati diversamente dall’incaricato, il quale settimanalmente mi tranquillizzava dicendo che non gli era stato recapitato nulla. Da 700 chilometri di distanza, dopo alcuni giorni di telefonate per bloccare il disguido, per recuperare le chiavi della cassetta, per trovare una persona che mi leggesse la posta, per avvertire l’amico autorizzato ad andare a ritirarla da una vicina (preavvertita da una mia telefonata) in un giorno e a un’ora a lui possibile (è funzionario all’ufficio anagrafe del Comune di Latisana), per chiedergli di aprire la corrispondenza ammucchiata e vedere ciò che era importante, per pregarlo di recarsi alla Posta almeno per ritirare le due raccomandate, per convincere l’Ufficio postale a consegnargliele (esigevano la mia firma!), per conoscere il contenuto (una delle due conteneva la nuova carta di credito)… la mia angoscia è finita e l’incubo è passato! Al mio rientro ho chiesto all’ufficio competente il dovuto indennizzo, inviando per conoscenza la stessa raccomandata a tutti i testimoni dell’accaduto, compresi gli impiegati della Posta (16 aprile ’09).  È seguito un sollecito inviato allo stesso ufficio e per conoscenza al Codacons di Udine, in cui citavo la direttiva europea 67/1997 atta a difendere i miei diritti (6-6-’09).  Trascorsi i previsti 90 giorni, parte la terza lettera raccomandata R/R indirizzata al Codacons e per conoscenza al solito ufficio reclami c/o Ram 5 (16-7-’09).  Nessuna risposta: quarta lettera indirizzata solamente al Codacons il cui contenuto richiama questo ufficio udinese al suo compito di tutela (9-10-’09). Nessun cenno di riscontro da parte di alcuno. Faccio presente che il regolamento delle Poste italiane prevede un risarcimento del valore 5 volte maggiore del prezzo pagato dal cliente per un servizio non svolto che, traendo i dati dalla fattura di France Telecom, il costo delle telefonate ammonta a 91 euro e 98 centesimi. A questo si aggiunga il danno fisico e morale provocato dalle angosce e dagli inceppi della macchina burocratica.  Se Poste italiane manca di correttezza, questo dovrebbe essere un motivo in più per indurre Codacons a intervenire. Forse aspettano che esaurisca i miei risparmi nel mandare raccomandate a raffica? Forse sperano che mi colpisca il morbo di Alzheimer? Forse, avendo io rivelato che sono una persona invalida e molto sofferente, tutti e due i miei interlocutori aspettano che muoia?

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