Dischetti sulle spiagge, la Guardia costiera indaga. Esposti alle procure
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fonte:
- Corriere.it
Sono ormai decine e decine di migliaia i dischetti che stanno ricoprendo le coste del Lazio ma anche della Toscana e della Campania, sono sempre lì e ancora non si ha certezza sulla loro natura, sebbene ormai è certo che sano di materiale plastico. Tutti della stessa forma, tutti dischetti traforati, sembrano filtri, come quelli delle cialde per il caffè, ma sono più grandi di diametro, quindi potrebbe trattarsi di altro. Guarnizioni per tubazioni o apparecchiature, forse. L’ allarme per questa invasione cresce, anche in vista della stagione estiva: chi li rimuoverà? shadow carousel Da Torvaianica ad Anzio, spiagge ricoperte di filtri di plastica: «Non li toccate a mani nude» Da Torvaianica ad Anzio, spiagge ricoperte di filtri di plastica: «Non li toccate a mani nude» Da Torvaianica ad Anzio, spiagge ricoperte di filtri di plastica: «Non li toccate a mani nude» Da Torvaianica ad Anzio, spiagge ricoperte di filtri di plastica: «Non li toccate a mani nude» Da Torvaianica ad Anzio, spiagge ricoperte di filtri di plastica: «Non li toccate a mani nude» Da Torvaianica ad Anzio, spiagge ricoperte di filtri di plastica: «Non li toccate a mani nude» Una nave potrebbe aver perso un container Intanto si sta cercando di capire come ci siano arrivati questi dischetti sul litorale tirrenico, via mare certamente ma come? Scarico illegale? Una nave ha perso un carico, un container? Se sono stati volutamente o involontariamente sversati in mare da una nave, quale era la rotta di questa nave? Da Nord a Sud o viceversa? È quello che stanno cercando di capire il Comando generale della Guardia costiera e le Capitanerie di porto, con un’ indagine sinergica attraverso le strutture territoriali delle regioni interessate. Reato di inquinamento ambientale? Tra gli operatori del settore turistico cresce la preoccupazione: non si sa da dove provengano né come potranno essere rimossi questi dischetti, con gravissime ricadute ambientali ed economiche legate al turismo estivo. Segnalazioni sempre più allarmate arrivano da Torvaianica, Lavinio, Anzio, Sperlonga, Sabaudia, nel Lazio. La speranza è che il quantitativo non cresca, che si tratti sempre degli stessi dischetti che a causa delle correnti si sostano da un pezzo di spiaggia ad un altro. La Guardia costiera informa: «Stiamo valutando tutte le ipotesi, i nostri comandi territoriali stanno verificando quali possano essere le fonti iniziali di questa dispersione in mare». Essendo con ogni probabilità pezzi di plastica non sono biodegradabili, bisogna quindi rimuoverli. Le associazioni ambientaliste si stanno muovendo e annunciano esposti alle diverse procure interessate, ipotizzando anche il reato di inquinamento ambientale, e intanto fanno una sorta di mappatura. Anche i sindaci delle località coinvolte sono pronti a darsi da fare. L’ esposto alle Procure Il Codacons oggi ha presentato un esposto alle procure di Napoli, Salerno, Latina, Roma, Civitavecchia e Grosseto chiedendo di aprire indagini urgenti sul territorio alla luce del reato di disastro ambientale. «È necessario accertare le responsabilità che si celano dietro alla vicenda, avviando le dovute indagini per i reati ambientali previsti dal nostro ordinamento – spiega in un comunicato il presidente Carlo Rienzi -. In particolare chiediamo alle procure di procedere al momento contro ignoti per la fattispecie di disastro ambientale, in relazione agli enormi danni subiti dalla flora, dalla fauna e dal paesaggio delle coste invase dei dischetti di plastica. Una volta individuati i responsabili, verso costoro dovrà essere disposta la misura dell’ arresto in carcere, considerata la gravità della situazione su numerose spiagge e le conseguenze per il territorio». «Assistenza legale agli operatori turistici» Il Codacons ha annunciato anche di offrire «assistenza legale agli operatori turistici e alle strutture ricettive delle zone interessate dalla presenza dei dischetti per tutti i danni economici subiti, e ai cittadini residenti nelle aree coinvolte, ai fini delle dovute richieste risarcitorie che saranno avviate non appena individuati i responsabili dell’ inquinamento di mari e spiagge».
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