17 Dicembre 2020

Dischetti killer in mare, in 7 a processo

Inquinamento e disastro ambientale. Si trasforma in processo l’inchiesta della Procura sullo scempio dell’impianto di depurazione di Varolato che, nel febbraio 2018, vomitò in mare oltre 130 milioni di dischetti di plastica causando uno dei più grossi fenomeni di inquinamento, da Capaccio a Nizza, fino alla costa orientale della Sardegna e della Corsica «compromettendo e deteriorando l’ecosistema e lo stato ambientale delle acque marine e di aree naturali protette e di elevato valore per la biodiversità in Italia e in Francia». deciderlo è stato il gup del tribunale di Salerno, Pellegrino che, all’esito dell’udienza preliminare, ha disposto il rinvio a giudizio a carico dei sette imputati. Via al processo quindi – il dibattimento comincerà il prossimo 15 febbraio davanti alla seconda sezione penale – per i due tecnici del Comune di Capaccio, gli ingegneri Carmine Greco e Giovanni Bello; Antonino Fiodo, direttore dei lavori; Giuseppe Iodice, collaudatore statico delle opere strutturali; Gerardo De Rosa, amministratore unico della Paistom, la società che all’epoca dell’incidente gestiva il depuratore; Guido Turconi ed Elio Bardone, rispettivamente legale rappresentante e direttore dei lavori della Veolia Water Tecnologies spa, il colosso francese che nel 2013 si era aggiudicato i lavori di adeguinvece, la posizione di Angelo Corradino, direttore tecnico della Paistom, che ha chiesto il giudizio con il rito abbreviato. LE RICHIESTE Rispetto alle dodici richieste di costituzione di parte civile, gup ne ha accettate cinque: le associazioni nazionali Legambiente, Wwf e Codacons – quest’ultima rappresentata dall’avvocato Marchetti Comuni di Formia e di Latina, che hanno denunciato gravi danni subiti dal rinvenimento, sui propri litorali, di migliaia di filtri provenienti dal depuratore capaccese. Assente in aula il Comune di Capaccio che, al momento, non si è costituto parte offesa nel procedimento penale. Secondo la tesi del pm Guglielmotti, titolare del fascicolo, alcune griglie del depuratore sarebbero state realizzate in assenza di progetto e l’impianto dopo i lavori di adeguamento, sarebbe stato attivato senza un collaudo, favorendo la fuoriuscita degli oltre 130 milioni di dischetti di plastica. Ben 5 milioni non sono mai stati più recuperati: inghiottiti dai pesci o dispersi in mare e destinati a rilasciare le microplastiche. Nel fascicolo il pm evidenzia i danni «significativi, incisivi e rilevanti» causati dalla vicenda «atteso che i carrer si disperdevano in mare compromettendo lo stato ambientale delle acque, di aree naturali protette e arenili adibiti alla balneazione» provocando «un significativo impatto sugli organismi marini che ingeriscono plastica o vi restano intrappolati con conseguenze letali»

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