28 Ottobre 2010

Discariche Savonesi e paradisi fiscali: parte la prima interrogazione parlamentare

Il Senatore Elio Lannutti (IDV) firma la prima interrogazione parlamentare su Ecosavona / Geotea, rumenta, Isole Vergini ed enti locali.

La email inviata per errore dall’Ufficio Stampa del Comune di Savona alla collega Valeria Rossi, oltre che apostrofarla, evidenziava un aspetto a suo modo clamoroso: il Responsabile Comunicazione, scrivendo al Sindaco ma sbagliando astutamente destinatario, diceva di non ricordare uno dei maggiori casi giornalistici dell’anno: quello delle discariche savonesi con radici nei paradisi fiscali oltreoceano.

Oltretutto di estrema attualità… Eppure lo stesso Sindaco aveva risposto ad un’interpellanza del consigliere comunale Roberto De Cia che si era dichiarato solo parzialmente soddisfatto. Era il luglio scorso e la faccenda era finita anche in nazionale sul Fatto Quotidiano ma ciò non è bastato a salvarla da un prematuro oblio.

Una mano a rinfrescare la memoria la offre il Senatore Elio Lannutti (IDV) www.eliolannutti.it  presidente di Adusbef www.adusbef.it che ha depositato ieri un’atto di sindacato ispettivo ai Ministeri dell’Ambiente, dell’Economia e Finanze e dello Sviluppo economico (Atto n. 4-03935 seduta n. 445) con il quale si chiede di sapere:

– se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti e dell’uso spregiudicato di paradisi fiscali e/o legali per eludere il fisco e quali iniziative urgenti intenda adottare per ripristinare la legalità;

–  se i Ministri in indirizzo non ritengano gravi i comportamenti delle pubbliche amministrazioni di costituire società ubicate nei paradisi fiscali per lo smaltimento dei rifiuti;

– quali iniziative urgenti intendano adottare per evitare che i fatti descritti abbiano a ripetersi e per restituire trasparenza e legalità nella gestione delle pubbliche risorse, spesso utilizzate per favorire gruppi di amici a danno della collettività.

Per completezza, qui di seguito, il testo integrale dell’interrogazione parlamentare:

"Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03935
Atto n. 4-03935 

Pubblicato il 26 ottobre 2010 
Seduta n. 445

LANNUTTI  – Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. –

Premesso che: secondo una dettagliata ricostruzione del sito on line Savona News (www.savonanews.it) pubblicata in 5 articoli-inchieste nei mesi di giugno e luglio 2010 sulle discariche liguri, la Ecosavona Srl, società pubblico privata che gestisce la discarica di BOSCACCIO (Vado Ligure) da 18 anni (1992), ha una eterogenea compagine societaria: il Comune di Savona ne possiede il 5 per cento, quello di Vado ligure il 25 per cento, mentre il restante 70 per cento sarebbe controllato dalla GEOTEA SpA, con sede in via Niccolò Tommaseo, 44 a Vado Ligure, nel "capannone ecologico" progettato dallo Studio Associato 5+1AA degli architetti Femia e Peluffo;

la stessa GEOTEA SpA (la cui sede legale è in realtà nel centro di Milano, a due isolati dal Duomo e precisamente in Via Carlo Giuseppe Merlo al civico 3), socia di maggioranza in ECOSAVONA con i Comuni di Savona e Vado Ligure, sarebbe controllata al 59,107 per cento (maggioranza) dalla GEOTEA INTERNATIONAL S.A. Società anonima con sede al 7/11 di Route D’Esch, in Lussemburgo;
la lussemburghese GEOTEA S.A. è a sua volta controllata al 99,99 per cento dalla GEOTEA Holding Ltd, società anonima di diritto con sede nelle Isole Vergini britanniche, in particolare presso l’Akara Building, al 24 di De Castro Street, a Wickhams Cay I. La rappresentante è Madmoiselle Maud Martin, impiegata, residente a Lussemburgo, fiduciaria anche della GEOTEA S.A.. Ne è amministratore anche un signore di Montecarlo, tale Renato M.;
il crocevia di queste scatole cinesi che gestiscono l’affare dei rifiuti, che spazia tra le Isole Vergini britanniche ed il Lussemburgo, è ubicato presso lo studio di un commercialista milanese;
per accorgersi di certe particolarità societarie della GEOTEA- scrive il giornalista Mario Molinari su "Savona News" – che passando dal Lussemburgo approda al paradiso delle Isole Vergini britanniche, bastano alcune visure societarie, dove risulta che i Comuni di Vado e Savona sono in società con GEOTEA SpA, la quale ha sede in uno studio tributario milanese in Via Carlo Giuseppe Merlo al civico 3, a due isolati dal Duomo. Lo studio è quello di Umberto e Mario Tracanella, tributaristi; Mario Tracanella dal 2008 è sindaco effettivo di GEOTEA, mentre Luca Tracanella, giovane parente stretto, è tra i sindaci supplenti;
la GEOTEA SpA è saldamente controllata dalla GEOTEA International S.A. con sede in Lussemburgo, ma oltre il 25 per cento è in mano ad una società dal nome complesso, la SOREPROFA SpA. La SOREPROFA SpA è di Mario Tracanella, Luca Tracanella, Cristina Tracanella e Nicola Tracanella;
lo studio Tracanella è la sede legale di GEOTEA. Lo studio associato di Umberto e Mario Tracanella è noto nel mondo degli affari. Il suo deus ex machina, il tributarista Umberto Tracanella, ha un lungo curriculum negli affari societari degli ultimi trenta anni;
si legge nel citato articolo di Mario Molinari: «1981, il Gruppo SIDERURGICO dell’IRI, la Finsider, perde 8.310 miliardi di lire. Umberto Tracanella viene nominato consigliere. Gli interessi passivi pagati alle banche quell’anno superano i 1.500 miliardi di lire. Il ministro De Michelis (PSI) parla di 9.000 esuberi. Il Presidente Finsider è il genovese Lorenzo Roasio, ex Ansaldo, ENI, Nuovo Pignone, Lanerossi Vicenza, Agip, poi SNAM e, in fine, Finsider. Il 18 giugno 1982 Roberto Calvi viene trovato "suicidato" sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra. Il 21 giugno 1982, 4 giorni dopo la misteriosa morte del banchiere il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, su proposta della Banca d’Italia allora guidata da Carlo Azeglio Ciampi, dispone lo scioglimento degli organi amministrativi dell’istituto. Sul Banco Ambrosiano grava un buco finanziario di 1.200 miliardi di lire." (Fonte: Wikipedia) Agosto 1983. La Magistratura sequestra il 50,2% delle azioni della Rizzoli Editore Spa. Angelo Rizzoli (P2) è dietro le sbarre con Bruno Tassan Din (P2 – imputato di concorso in bancarotta fraudolenta con Gelli & Ortolani per il crac del povero Roberto Calvi P2) Tassan Din controlla il 10,2% delle azioni di Rizzoli. Queste vengono affidate in custodia giudiziaria all’avv. Umberto Tracanella»;
Nel 1984 Finsider perde 1.919 miliardi di vecchie lire (991 milioni di euro). Nel citato articolo si legge ancora: «Umberto Tracanella viene riconfermato consigliere fino al 1986. Nel Collegio Sindacale siede Sergio Castellari, morto "suicida" con il revolver in fondina il 18 febbraio 1993. Un biglietto nelle sue tasche parla di "Forni per uso nucleare che stando alle carte dovevano essere costruiti dall’Ansaldo (…) e fatti arrivare all’Iran attraverso la Deutsche Bank tedesca» che tuttavia «ha nuovamente smentito qualunque collegamento fra l’istituto, Sergio Castellari e vendite irregolari di materiale nucleare. Ma è una strana smentita, che parla solo del rapporto che l’ex direttore generale aveva con la banca adesso, evitando riferimenti al passato" (Fonte: Corriere della Sera, 4 marzo 1993).

Torniamo all’Ottobre 1984, quando Umberto Tracanella con Giuseppe Granata ottiene il dissequestro delle Azioni di Rizzoli e Tassan Din. La Rizzoli Spa, con il Corriere della Sera, passa a Gemina, Mittel (siderurgia), Meta (Montedison). Per poco più di una mancia. Luglio 1987: Giovanni Gambardella ex A.D. di ANSALDO (…) viene nominato amministratore delegato della Finsider. Umberto Tracanella viene confermato consigliere. Nel 1989 è commissario liquidatore della genovese Residence Ney, collegata con con la milanese Fidimpresa, nel 1991 viene nominato presidente della Cassa Nazionale Previdenza Avvocati»;

durante gli anni di Tangentopoli, «nell’estate 1993 Umberto Tracanella è custode giudiziario delle Azioni sequestrate ad Arturo Ferruzzi nell’ambito dell’omonimo crac, e vanta diritto di voto in FerFin (Ferruzzi Finanziaria). L’azionista Marcegaglia impugna l’abbattimento del valore delle Azioni da 1000 a 5 lire cadauna dichiarando all’ANSA: "se c’è un azionista di minoranza estraneo alla precedente gestione e vicino agli interessi dei piccoli azionisti quello sono io, non certo Umberto Tracanella (nuovo consigliere)" Fonte: Ansa, 2 settembre 1993. Il passivo consolidato di FerFin è di 2419 miliardi di lire, quello di Montedison di 1366 miliardi. Nel 1994 Tracanella viene cooptato nel consiglio di amministrazione della Montedison al posto di Alessandra Ferruzzi. Redige come custode una relazione sullo "stato di salute" della Serafino Ferruzzi, che il 31 maggio 94 viene dichiarata fallita. Nel 1995 lo stesso Tracanella (socio parente di GEOTEA che controlla Ecosavona) è custode giudiziario dell’eredità Borletti»;
si legge ancora: «Nel 1997 TELECOM fa festa con un utile netto di 2.119 miliardi e si fonde con STET. Le bollette son grasse e non trasparentissime, come dimostreranno diverse inchieste di Striscia la Notizia (e il Giudice) che vincerà una causa intentata da Telecom per 5 miliardi di vecchie lire. Nel Nuovo Consiglio di Amministrazione della ex-SIP: con Vito Gamberale, penultimo in ordine alfabetico anche l’inossidabile Umberto Tracanella, che un anno dopo fa causa agli ex amministratori (tra i quali Piero Schlesinger) della Banca Popolare di Milano, finiti sotto inchiesta per falso in bilancio, chiedendo quasi 1.000 miliardi di lire. A cavallo del 2000 il Prof. Tracanella è anche sindaco supplente del Banco di Napoli, un anno dopo è vicepresidente di Edison, e sulla fusione con Italenergia dichiara "Ogni tanto i giornalisti le dicono anche giuste"»;
ma è dal Duemila che si appassiona per le discariche. Nell’anno 2000 infatti, «il prof. Tracanella è neo presidente della SIMEC, che gestisce la megadiscarica di Cerro Maggiore, che fu di Paolo Berlusconi. Il fisco contesta alla SIMEC un’evasione da 182 miliardi di lire. Gli avvocati patteggiano per meno della metà 76 miliardi. Paolo Berlusconi copre il debito e rientra con una quota di minoranza. Il GIP Rosario Lupo (lo stesso che svelò la "cricca" dei nostri giorni) da l’ok. I P.M. milanesi Taddei e Perrotti si oppongono, ma il tribunale della Libertà respingerà il loro ricorso. (Biondani e Ferrarella, Corriere della Sera – ott/nov 2000). Il procedimento è a carico di 54 indagati a vario titolo per falso in bilancio, truffa, appropriazione indebita, peculato, abuso d’ufficio e corruzione si concluderà nel 2002 col patteggiamento di Paolo Berlusconi ad un anno e nove mesi e un versamento di altri 54 miliardi (GUP Luca Pastorelli – MI). "La causa per la discarica di Cerro vede coinvolte 54 persone. Per 12, tra le quali il presidente della Regione Lombardia Roberto FORMIGONI, è già stato disposto il rinvio a giudizio davanti al tribunale. Per gli altri, i pubblici ministeri Giulia Perrotti e Margherita Taddei hanno chiesto la citazione a giudizio, ma gli imputati hanno fatto domanda di ammissione ai riti alternativi: patteggiamento e rito abbreviato. Molte le costituzioni di parte civile tra cui quelle dei Comuni di Milano, Cerro e Rescaldina, dell’Amsa di Milano, e del Codacons. Per quest’ultimo il giudice ha già fissato la misura del risarcimento (per le altre parti civili la quantificazione avverrà attraverso un separato giudizio) in 5.164 euro. A pagare saranno tre collaudatori della discarica." (La Repubblica, 12 luglio 2002)»;
due anni dopo, nel 2002, dopo le discariche si appassiona per le costruzioni. «Nel 2002 infatti, il Tributarista di GEOTEA Spa siede accanto all’imprenditore Luigi Zunino in Risanamento Napoli Spa, che chiude il 2001 con un utile di € 284.384. A Santa Giulia a Milano andrà decisamente peggio. Fallimento sfiorato e quartiere incompiuto. Nel 2003 l’immenso Gruppo Lucchini (Brescia) cerca di consolidarsi con le banche (tra le quali Montepaschi, of course). Cerniera tra Luigi Lucchini e gli istituti di credito (…) è Umberto Tracanella, che entra in Consiglio chiamato dal nuovo A.D. Enrico Bondi, al quale Callisto Tanzi mollerà la scomoda carica di presidente e amministratore delegato di PARMALAT il 15 dicembre del 2003. (…) Bondi (Enrico) porta Tracanella in Parmalat e con Guido Angiolini costituiscono un comitato esecutivo a tre. Gli esposti dell’associazione Adusbef restano lettera morta. Alla fine del 2003 Parmalat dichiara bancarotta. Quando verrà risanata, avrà 1/2 dei dipendenti. Con un Buon Natale a tutti gli obbligazionisti risparmiatori. Umberto Tracanella va in Procura a deporre davanti al P.M. Francesco Greco, che ha aperto l’inchiesta. Esce che è sera e quando un giornalista gli chiede della portata del "buco" dichiara: "non credo ci siano mai state situazioni simili". (Ansa). Dicembre 2003. Ansa titola: "Parmalat: un falso lungo 15 anni". Il pezzo è di quelli pesanti. Firmati Antonio Fatiguso e Stefano Rottigni. Il 27 dicembre 2003 Calisto Tanzi ha una riunione con Tracanella e Bondi. Quando esce "dall’ufficio del centro" (lo stesso di Via Merlo 3?) viene arrestato dall’ufficiale della Guardia di Finanza Virgilio Pomponi»;

le società di revisione contabile non si sa bene cosa abbiano fatto e controllato. «Della Grand Thorthon (nel nome il destino, oggi cambiato) si parlerà parecchio. Della DELOITTE, molto meno (…)». Le maggiori società internazionali di revisione contabile PriceWaterhouseCoopers, Deloitte e KPMG hanno la loro filiale nelle Isole Vergini, proprio a Tortola. Alla stessa stregua di Reconta Ernst & Young, la società di revisione contabile utilizzata da Geotea SpA. Beppe Grillo, un comico, aveva previsto tutto, anni prima. Forse quando Parmalat cedette i marchi Giglio, Polenghi, Torre in Pietra ad una società di Tortola, la stessa ridente isoletta caraibica che ospiterebbe al 24 di De Castro Street di Road Town (il capoluogo), la sede GEOTEA HOLDINGS LIMITED, che controlla GEOTEA S.A. Lussemburgo, la quale controlla GEOTEA Spa Milano Via Merlo 3 / Vado Ligure, con diversi parenti stretti di Trancanella con SOGEPROFA. GEOTEA controlla Bossarino ed Ecosavona, in società con due Amministrazioni Locali delle quali, una ha preso le distanze, l’altra, nonostante le richieste, tace. Intanto il 15 giugno 2009 l’Avv. Umberto Tracanella è stato nominato dalla Camera dei Deputati al Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti»,

si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti e dell’uso spregiudicato di paradisi fiscali e/o legali per eludere il fisco e quali iniziative urgenti intenda adottare per ripristinare la legalità;
se i Ministri in indirizzo non ritengano gravi i comportamenti delle pubbliche amministrazioni di costituire società ubicate nei paradisi fiscali per lo smaltimento dei rifiuti;
quali iniziative urgenti intendano adottare per evitare che i fatti descritti abbiano a ripetersi e per restituire trasparenza e legalità nella gestione delle pubbliche risorse, spesso utilizzate per favorire gruppi di amici a danno della collettività."

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