27 Marzo 2021

Discarica abusiva nell’ex Snia «Da giugno al via la rimozione»

Montagne  di  «balle»  di  pattume  pressato  accatastate  una  sopra  l’altra  Duemilatrecento  tonnellate  di  spazzatura  stipate  in  due  capannoni.  Era  l’agosto  2018  quando  carabinieri  trovarono  una  maxi-  abusiva  nell’ex  Snia.  Una  scoperta  choc  che  lasciò  turbata  un’intera  città.  Dopo  una  serie  di  incontri  con  il  prefetto  di  Monza,  Patrizia  Palmisani  venerdì  mattina  il  sindaco,  Filippo  Vergani,  ha  avuto  un  nuovo  incontro  con  proprietari  dell’area  dove  si  trovano  stipati  rifiuti:  «Dopo  anni  di  lavoro  per  riuscire  risolvere  questo  problema  – spiega  Vergani  – finalmente  ci  sono  le  condizioni  per  ritenere  che,  partire  da  giugno,  dovrebbe  iniziare  l’iter  di  rimozione,  ed  entro  l’estate  rifiuti  abusivi  dovrebbero  essere  portati  via».  La  complessa  rimozione  sarà  affidata  un’azienda  speciale  sotto  la  vigilanza  dell’Ats  dei  tecnici  di  Regione  Lombardia,  della  prefettura  di  Monza  la  Direzione  per  rifiuti  l’inquinamento  del  ministero  dell’Ambiente  Le  operazioni  saranno  attuate  in  concomitanza  con  l’avvio  di  una  prima  bonifica  complessiva  dell’area  costi  – come  richiesto  dal  Codacons  – saranno  carico  dei  proprietari  dei  capannoni.  Sono  state  undici  le  persone  arrestate  dai  Carabinieri  forestali,  per  uno  dei  casi  di  inquinamento  urbano  più  gravi  avvenuti  in  Lombardia.  Ma  come  sia  stato  possibile  abbandonare duemilatrecento  tonnellate  di  rifiuti  nell’ex  Snia  di  Varedo,  resta  un  mistero.  Le  montagne  di  pattume  furono  scoperte  all’inizio  di  agosto  2018.  E  – secondo  una  ricostruzione  delle  forze  dell’ordine  – furono  depositate  in  un  periodo  di  tempo  piuttosto  limitato:  poco  più  un  mese.  Le  settimane  del  cuore  dell’estate  quando  la  città  era  semivuota  e  molti  varedesi  erano  in  vacanza.  Ma  alcuni  residenti,  che  vivono  nei  dintorni  della  porta  di  ingresso  al  confine  tra  Varedo  e  Limbiate,  hanno  raccontato  di  «un  interminabile  viavai  di  decine  camion  che  entravano  e  uscivano  dai  cancelli  aperti».  Il  traffico  di  automezzi  era  particolarmente  intenso  nei  fine  settimana.  Le  indagini  della  Procura  di  Como  e  della  Direzione  distrettuale  antimafia  hanno  puntato  l’attenzione  su  un’impresa  specializzata  nello  smaltimento  di  rifiuti  che  ha  operato  nella  provincia  di  Como.  Le  persone  arrestate,  tutte  operanti  nel  settore  dei  rifiuti,  erano  connesse  allo  stesso  giro  illecito  che  emerse  dopo  il  rogo  della  discarica  di  Corteolona  (Pavia).  Attraverso  una  struttura  composta  da  impianti  autorizzati  e  complici,  trasportatori  compiacenti,  società  fittizie  intestate  a  prestanome  e  documentazione  falsa,  un’enorme  quantità  di  rifiuti  urbani  e  industriali  provenienti  da  impianti  campani  sarebbe  finita  in  capannoni  abbandonati  del  Nord  Italia  o  interrata  in  Calabria.  Una  parte  di  questa  spazzatura  fu  scaricata  nell’ex  Snia. 

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