13 Maggio 2017

Disastro Concordia Schettino in carcere 1947 giorni dopo

Disastro Concordia Schettino in carcere 1947 giorni dopo
condanna a
16 anni confermata dalla cassazione per il comandante della costa che
naufragò al giglio causando 32 morti si è costituito ieri sera a
rebibbia la vicenda

È già in carcere a Rebibbia, penitenziario romano dove sconterà la pena a 16 anni, Francesco Schettino. Pochi minuti dopo il verdetto finale della Corte di Cassazione il capitano della Concordia si e costituito nel carcere della capitale: «Busso in carcere per costituirmi perché credo nella giustizia», ha annunciato. L’ avvocato: «Ricorso a Strasburgo» Ma il suo avvocato difensore Saverio Senese, che lo ha accompagnato al penitenziario annuncia: «Faremo ricorso alla corte di Strasburgo», Schettino «riconosce di essere responsabile ma non il colpevole perché sulla Concordia c’ era un team di comando e lui non era il solo. Gli italiani sono pronti a crocifiggere qualcuno e hanno scelto il comandante», ha concluso. La condanna definitiva fa ora considerare Schettino ufficialmente colpevole del naufragio del 13 gennaio 2012 che costò la vita a 32 persone. Sono passati esattamente 1947 giorni. Quando la nave da Crociera Costa Concordia urtò uno scoglio dell’ isola del Giglio durante «un inchino» ad un ex capitano della compagnia che Schettino volle onorare avvicinandosi troppo alla riva. La sentenza della Corte di Cassazione ha confermato il reato di nau 13 GENNAIO 2012 La Costa Concordia naufraga con 4.200 persone a bordo dopo aver urtato contro uno scoglio presso l’ isola del Giglio. Le vittime sono 32. Il comandante, Francesco Schettino, è arrestato LUGLIO Revocati i domiciliari a Schettino SETTEMBRE Perizia sulla scatola nera: l’ abbandono della nave avvenne con 50 minuti di ritardo GENNAIO 2013 Sono emessi nove avvisi di garanzia, ma solo Schettino andrà a giudizio 9 LUGLIO 2013 Inizia a Grosseto il processo al comandante 16 SETTEMBRE Il relitto della nave è raddrizzato LUGLIO 2014 La Concordia è fatta rigalleggiare e trainata fino a Genova dove viene smantellata 11 FEBBRAIO 2015 Schettino è condannato a 16 anni di carcere nna in appello fragio ed omicidio colposo plurimo così così come la pena decisa sia l’ 11 febbraio 2015 in primo grado a Grosseto e il 31 maggio del 2016 dalla corte d’ appello di Firenze. Abbandonò la nave con persone ancora a bordo, si leggeva nelle motivazioni. Per prescrizione sono stati eliminati due mesi di arresto per delitti contravvenzionali. E’ stato respinto, infine, il ricorso del pg di Firenze che chiedeva per l’ imputato una pena pià alta. «Unico in carcere» Tra le parti civili al processo traspare l’ amarezza per il solo capro espiatorio: «Con il verdetto della Cassazione si chiude un capitolo importante di questa tragica vicenda: peccato però che sia solo Schettino ad entrare in carcere», dicono l’ associazione dei familiari delle vittime “Giustizia per la Concordia” mentre per il Codacons «con la sentenza odierna si chiude la vicenda della Costa Concordia con una sola certezza: Francesco Schettino, le cui responsabilità sono innegabili, pagherà per tutti coloro che hanno contribuito a provocare le 32 vittime». Il sindaco del Giglio: noi beffati Una sentenza attesa anche sull’ isola del Giglio. «Si chiude una parentesi dolorosa ma rimane ancora aperta una ferita per la comunità. Continuano infatti su altri tavoli le vicende giudiziarie in ambito civile», ha commentato il sindaco Sergio Ortelli. «Rimane ad oggi tutta l’ amarezza per la strada ancora tutta in salita che ci vede, nostro malgrado, protagonisti per il riconoscimento dei danni subiti e delle somme anticipate durante l’ emergenza. Dobbiamo avere 568.000 euro anticipati nell’ emergenza e che Costa non ci vuole riconoscere, ma noi adiamo avanti», ha aggiunto Ortelli riferendosi al contenzioso in sede civile. «Sono passati cinque anni, il Giglio ha dato tanto, ma resta l’ amaro in bocca perche gli unici rimasti al palo siamo noi: non ce lo meritavamo». «No comment» da De Falco «Nessun commento» invece da parte del comandante Gregorio De Falco, l’ ufficiale della guardia costiera che con il suo «salga a bordo, cazzo» intimò a Schettino di tornare sulla nave la notte del naufragio, diventando un simbolo positivo di quella tragedia. Il militare ha opposto un cortese rifiuto a qualunque domanda. Evitando polemiche sul suo spostamento ad altro incarico avvenuto qualche anno dopo la tragedia.
 
 
 

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