14 Novembre 2019

Disastro a Venezia, marea record e il mose ancora non funziona

emergenza e danni incalcolabili: hotel e teatri allagati, invasa la cripta di san marco polemiche per il sistema di dighe costato oltre cinque miliardi e mai completato
Venezia è in ginocchio, sommersa dall’ acqua. La città tra le prime 10 in Italia per Pil, pari a 5,6 miliardi di euro (per un quinto merito dell’ area portuale), rivive l’ incubo: «Un picco straordinario di marea da 187 cm», secondo solo ai 194 dell’ alluvione del 1966. Quella tra martedì e ieri è stata una notte drammatica: 170 gli interventi dei vigili del fuoco. Un 70enne, Giannino Scarpa, è morto fulminato cercando di staccare la corrente nella sua abitazione di Pellestrina, l’ isola tra mare e laguna che ha subito danni incalcolabili. Molti gli incendi causati da cortocircuiti, incluso quello al Museo di Arte Moderna e Orientale di Ca’ Pesaro. Tanto lavoro all’ interno della Basilica di San Marco, che ha visto la cripta dove riposano i patriarchi riempirsi due volte quasi come nell’ alluvione di 53 anni fa. Sull’ Isola di San Servolo distrutti 3 pontili e 30 metri di muro perimetrale. Hotel devastati: «Parliamo di centinaia di milioni di euro», ha detto il sindaco Luigi Brugnaro. E il premier Giuseppe Conte ha annunciato che oggi verrà proclamato lo stato di emergenza e «stanzieremo i primi fondi». La vita è sospesa. Chiusi anche oggi gli istituti scolastici del centro storico di Venezia, delle isole, di Lido e Pellestrina. Il Teatro La Fenice ha annullato i concerti di ieri e oggi. E due nuovi picchi si attendono per venerdì e domenica: «Avremo a che fare – ha annunciato ieri il meteorologo di 3bmeteo.com , Edoardo Ferrara – con almeno altre due ondate di maltempo». Sullo sfondo delle devastazioni, ci si chiede dove sia finito il Mose. La grande opera progettata per tutelare Venezia dall’ alta marea fino a 3 metri non è ancora pronta. I lavori per la sua realizzazione sono iniziati nel 2003, quand’ era premier Silvio Berlusconi. La struttura, progettata nel 1984, consiste in 78 paratoie (suddivise per chiudere le bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia) che si dovranno alzare con una previsione di marea superiore ai 110 cm e dovrebbe essere definitivamente consegnata il 31 dicembre 2021 (costo di 5 miliardi), come auspica Conte. Le paratie sono già tutte installate e sono in corso i test di sollevamento e la conclusione dei lavori agli impianti. Con l’ acqua alta delle ultime ore, il Mose si sarebbe messo in funzione grazie a un meccanismo fatto di cassoni di alloggiamento in cemento armato, cerniere e, appunto, paratie. Ma ritardi e inchieste giudiziarie ne hanno condizionato il cronoprogramma. «È ora che venga ultimato», incalza Brugnaro, mentre il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede difende l’ operato dei giudici: «Vogliamo dire che il Mose è stato bloccato dalla magistratura e dalle indagini per corruzione? Questi sono i costi della corruzione». Proprio al centro della polemica, la brusca frenata ai lavori del 28 febbraio 2013. Quando viene arrestato per frode fiscale Piergiorgio Baita, a.d. della Mantovani, impresa del Consorzio di costruzione. Il manager racconterà agli inquirenti delle mazzette distribuite per oliare il meccanismo dei finanziamenti. Arrestati l’ ingegner Giovanni Mazzacurati (ai domiciliari) con l’ accusa di turbativa d’ asta, il sindaco Giorgio Orsoni (poi assolto), l’ ex governatore Giancarlo Galan, Renato Chisso, Lia Sartori, ex magistrati alle Acque e generali della finanza, e sott’ accusa anche l’ allora ministro Altero Matteoli. In seguito Raffaele Cantone, presidente dell’ Autorità Anticorruzione, proporrà il commissariamento del Mose. Ma c’ è chi dice no. Folta anche la comunità degli oppositori all’ opera, a partire dal movimento Fridays For Future : «A poco servirà il Mose, Venezia è il simbolo di un Pianeta che dobbiamo salvare non scavando la laguna e lo dimostreremo il 29 nella manifestazione dedicata a Venezia». I periti del Codacons sostengono come il progetto sia basato su un «falso tecnico» che minimizza il problema delle oscillazioni delle paratoie: «Il rischio è che il sistema collassi». Proprio il Codacons ha presentato una denuncia in Procura per danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico perché i lavori avrebbero «profondamente modificato la morfologia della città». E qui gli esperti allargano il discorso al dissesto idrogeologico del Paese: in 3 anni è stato speso solo il 20% dei fondi disponibili per mettere in sicurezza le aree a rischio, a fronte anche del numero crescente di maree superiori ai 110 cm a Venezia (ben 52 tra il 2010 e il 2019).

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