7 Maggio 2012

Disabili, “porte chiuse” in cliniche e ospedali: esposto del Codacons

Disabili, “porte chiuse” in cliniche e ospedali: esposto del Codacons

CATANIA – Niente scivoli per i disabili, ed enormi difficoltà dei portatori di handicap per entrare in ospedali pubblici e nelle case di cura private. A Catania il Codacons dichiara guerra alle barriere architettoniche: ostacoli insormontabili come gli scalini, barriere per usare spazi ed attrezzature, mancanza di segnalazioni per sordi e non vedenti. ESPOSTO DEL CODACONS – Secondo l’ associazione dei consumatori, in città c’ è “l’ assoluta carenza di strumenti idonei ad agevolare il loro accesso” e, secondo le segnalazioni arrivate loro da parte di cittadini, questo succede in “numerosi ospedali e cliniche private”. Ecco perché ha fatto un esposto alla Procura della Repubblica, chiedendo verifiche mirate: in particolare, se le strutture hanno rimosso le barriere e se, quindi, ci sono i requisiti di legge per continuare ad essere accreditate dalla Regione. In più, chiede pure sanzioni ai controllori e alle strutture, e il risarcimento di chi è stato danneggiato dalle barriere. BARRIERE ARCHITETTONICHE – “La normativa – precisa l’ Ufficio Legale Regionale – prevede espressamente l’ obbligo per le strutture sanitarie di rimuovere le barriere architettoniche che impediscono, limitano o rendono difficoltoso l’ accesso e la mobilità di persone con una limitata capacità motoria”. L’ associazione ricorda, inoltre, che tutti devono avere un piano per eliminare questo problema e che ogni anno devono riservare dei soldi in bilancio per raggiungere questo obiettivo. Non ci sono scuse, perché un decreto dei Lavori Pubblici spiega pure come si fa per rendere accessibile i luoghi. Per gli spazi sanitari, c’ è perfino un decreto dell’ assessorato regionale alla Sanità con tutte le regole da seguire, pena la fine dell’ accreditamento da parte della Regione. POCHI INFERMIERI – Allarme rosso anche per la carenza di infermieri in uno degli ospedali cittadini, il Ferrarotto. L’ unità operativa sotto accusa è quella di Cardiologia, rinomata in tutto il mondo. Lo denuncia il sindacato regionale infermieri Cni-Fsi: “Il livello qualitativo dell’ assistenza – spiega il sindacalista Calogero Coniglio – non può essere garantito se un infermiere si trova costretto a coprire due turni al giorno invece che uno, causato da un organico infermieristico insufficiente, non in grado di assicurare i turni di servizio. Questo malessere che si nasconde dentro le mura dell’ ospedale cittadino, tra il personale infermieristico turnista che si sente completamente abbandonato, provoca grande preoccupazione”. Per il sindacato, gli infermieri usano i rientri in servizio comprendo i turni scoperti durante le assenze. Chi va in pensione non viene sostituito, e nessuno copre maternità e malattie lunghe. Tutti rinunciano alle ferie, e nessuno fa più i riposi.

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