4 Ottobre 2001

Dire a un condomino che puzza e che «rompe» non è reato

La lite è avvenuta in un palazzo di Testaccio, tutto era cominciato a causa di un boxer albino


Dire a un condomino che puzza e che «rompe» non è reato


Se il cane infastidisce i condòmini con il suo cattivo odore, poco importa. Se poi la proprietaria del quadrupede insulta chi le chiede di non portarlo in ascensore, non per questo merita un castigo. Frasi come « sei tu che puzzi », « sei una rompic… », « va? a mori? ammazzata » non possono considerarsi offensive: così ha stabilito il gip Antonio Trivellini, che ha archiviato il procedimento contro Angela F. con la motivazione che «le espressioni usate non sono lesive del decoro della persona». Carla D.N., la querelante, ci è rimasta male. Anche perché tra lei e quel cane, un boxer albino piuttosto grosso, non è mai scorso buon sangue. «A ogni mio passaggio sul pianerottolo – ha scritto la signora, che abita in via Vespucci, a Testaccio, nella denuncia – ringhia e abbaia dietro la porta. Più di una volta, quando l?ho trovato libero, mi si è scagliato contro e solo per puro caso non sono stata morsa».

L?aggressività del boxer Carla, 53 anni, l?ha sopportata. Ma gli insulti della padrona no. Per questo, un anno fa, si è rivolta ai carabinieri della stazione Aventino e, assistita dall?avvocato Giuliano Leuzzi, del Codacons, ha querelato la proprietaria del cane per ingiurie e minacce. «Il 2 ottobre 2000, attorno alle 11 – ha raccontato la donna nella denuncia -, mentre parlavo nell?androne del palazzo con il postino è uscita dall?ascensore Angela F. con il suo boxer. Appena ha superato il portone, mi sono lamentata con il postino del fatto che porta sempre il cane in ascensore lasciandosi dietro un terribile cattivo odore. A questo punto la signora è rientrata e ha cominciato a urlarmi contro: “Sei tu che puzzi e che sei zozza perché non ti lavi“. Quando l?ho invitata a fare attenzione a ciò che diceva, la risposta è stata: “Abito qui da 40 anni e faccio come mi pare, e tu sei una rompic…“. Poi se n?è andata gridando, ormai in mezzo alla strada: “Va? a mori? ammazzata“».
Il postino, Giovanni T., interrogato dai carabinieri, ha confermato le ingiurie e ha aggiunto che «la D.N. non proferì frasi offensive pur essendo stata offesa». Ma il giudice, qualche giorno fa, ha deciso che dare del «puzzone» a qualcuno non è un insulto.


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