9 Giugno 2004

Differenziare non basta

Differenziare non basta

«Ogni Comune dovrebbe dire dove vanno a finire le immondizie»



«Ogni Comune dovrebbe dire dove va a finire la raccolta differenziata. E il gestore dei servizi, oltre a raccogliere i dati sulla raccolta differenziata, dovrebbe dire quanto viene recuperato». Chiara Crivellari, responsabile del Codacons di Rovigo e della Bassa Padovana, dice che «va bene indicare i dati, ma dei rifiuti raccolti con la differenziata, bisognerebbe sapere dove vanno a finire, quanto è costato lo smaltimento, quanto s`è ricavato». Crivellari prende l`esempio di Este, dove la raccolta differenziata si fa col “porta a porta“ e si dice favorevole a questo sistema di raccolta: «Ma se uno si dimentica di mettere fuori casa il contenitore del vetro e della plastica oppure la carta e le scatole di cartone, gli può capitare che certi rifiuti se li debba tenere anche per un mese. E allora sarebbe meglio creare dei centri di raccolta. Oppure – continua Crivellari – installare i cassonetti che funzionano con la scheda prepagata, come succede a Borgo Valsugana».
Il Comune trentino, infatti, ha eliminato la raccolta “porta a porta“ e ha ricompreso nelle tariffe della Tia il costo delle schede prepagate per i cassonetti. La responsabile del Codacons di Rovigo, però, è convinta anche che il successo della differenziata, oltre a passare attraverso la suddivisione, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, dipenda in gran parte dalla collaborazione dei cittadini. «La collaborazione – spiega Chiara Crivellari – va premiata con gli incentivi, e non “bastonata“ con cifre esose quando si pagano le tasse sui rifiuti. Invece – aggiunge – capita spesso che i Comuni promuovano la raccolta differenziata dicendo che avrà meno costi per i cittadini. Ma dimenticano di dire che serve la loro collaborazione perché sia davvero così».

Altro tasto dolente, secondo la responsabile del Codacons, è che «manca una chiara politica diretta a diminuire la produzione rifiuti. A livello industriale – spiega – nella produzione degli imballi, e poi nei punti vendita, sia nella grande distribuzione che al dettaglio. In Germania – racconta Chiara Crivellari – le imprese italiane che esportano prodotti alimentari sono obbligate a riportare indietro gli imballi. E sempre in Germania – continua – il costo delle bottiglie d`acqua in vetro è inferiore al prezzo delle bottiglie in plastica». Dal Codacons di Rovigo inoltre, viene un chiaro “no“ agli inceneritori: «Quando la suddivisione e i passaggi tra i vari operatori che riciclano i rifiuti della differenziata iniziano a costare troppo, si arriva alla soluzione inceneritore. Ma con troppi inceneritori, c`è il rischio che qualche impianto resti fermo. E così il pericolo è che per farli funzionare si inizi a importare rifiuti da altre zone».



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