28 Marzo 2019

Dieselgate, riconosciuto in Italia l’ inganno di Volkswagen. Ma i risarcimenti restano lontani

Tre anni dopo lo scoppio del Dieselgate, anche in Italia viene riconosciuto l’ inganno della Volkswagen sulle emissioni delle auto diesel. Ma il risarcimento per i clienti è tutt’ altro che scontato. Oggi al tribunale di Verona viene presentata e discussa la perizia disposta nel 2016 dal giudice delle indagini preliminari Raffaele Ferraro. Il documento, prodotto dopo lungaggini burocratiche, dichiara l’ esistenza del defeat device. Si tratta del computer di bordo che intuisce se il veicolo è sottoposto a test di omologazione su rulli in laboratorio o se, invece, è in situazione di guida reale su strada: nel primo caso attiva i sistemi di controllo delle emissioni, nel secondo li disattiva, rilasciando nell’ aria eccedenze di ossidi di azoto (NOx), responsabili di 75.000 decessi prematuri l’ anno in tutta Europa. Gli 8 modelli sequestrati sono stati testati sui banchi a rulli in due tappe successive: secondo le modalità previste dall’ Ue, alle quali il software risponde limitando lo scarico di NOx; poi con tecniche non convenzionali (come brusche sterzate) e non prevedibili dal software che così rilascia NOx in eccesso. Lo scarto tra le emissioni costituisce la prova del defeat device. La scoperta del trucco al motore non è però sufficiente per condannare Vw a pagare per i suoi raggiri: la perizia spiega che l’ installazione del software pulito – che Vw ha offerto gratuitamente a tutti i clienti coinvolti al posto di quello originale taroccato – avrebbe, infatti, risolto il problema facendo rientrare nella norma le emissioni. Tanto che “la conclusione dei periti nominati dal giudice lascerebbe erroneamente supporre che il danno per il consumatore sarebbe venuto meno”, spiega Matteo Ferrari Zanolini, avvocato di Federconsumatori che, insieme a Codacons e Adusbef, nel 2015 si era costituta parte civile nel processo penale contro VW a tutela delle migliaia di italiani truffati con l’ acquisto di auto certificate Euro 6 che in realtà, fino alla pulizia del software, inquinavano oltre i limiti di legge. L’ eventuale insussistenza del danno ventilata nella perizia farebbe decadere l’ ipotesi di truffa in commercio che è il reato contestato a Vw dalla procura. Federconsumatori insiste, però, sul diritto all’ indennizzo: “L’ analisi effettuata dal nostro perito dimostra che la rimozione del defeat device ha peggiorato o migliorato il livello dei consumi a seconda del veicolo”, aggiunge Zanolini anticipando quanto evocherà oggi in aula. “Inoltre, c’ è il rischio che alcuni dei modelli di auto esaminati subiscano dei danni strutturali sul lungo periodo a causa dell’ invecchiamento precoce di alcuni componenti, in particolare agli iniettori di carburante che non erano state progettate per funzionare in condizioni diverse da quelle determinate dal defeat device”. Il deposito della perizia chiude di fatto la fase delle indagini preliminari, a meno che vengano richieste ulteriori prove tecniche. Spetterà poi al pm Marco Zenatelli decidere se e quando chiedere un rinvio a giudizio dei vertici italiani di Vw. In fase dibattimentale, l’ accusa dovrà anche dimostrare che il gruppo fosse al corrente del defeat device e che ne abbia tratto un profitto per l’ azienda (aumento delle vendite). Altrimenti niente condanna e niente indennizzo.
stefano valentino

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