23 Giugno 2019

«Dieselgate», nuova azione legale del Codacons «Fino a 10 mila euro di indennizzo per i proprietari»

VERONA (la.ted .) Dieselgate e scandalo emissioni «truccate»: due mesi e mezzo dopo la conferma davanti al gip dell’«avvenuta manomissione» dei software a bordo di migliaia di vetture – si ipotizzano 150 mila veicoli coinvolti – a marchio Volkswagen e Porsche, l’ inchiesta del pm Marco Zenatelli fa segnare l’ ennesima svolta. Alla Procura di Verona, che coordina l’ inchiesta nazionale, è infatti appena scattata una nuova clamorosa azione legale attuata dal Codacons contro il governo nazionale e contro i vertici del gruppo automobilistico tedesco che in Italia ha sede in viale Gumpert, nel Quadrante Europa. Nell’ esposto-denuncia, l’ associazione dei consumatori ipotizza il reato di «concorso in omicidio colposo plurimo per omissione» a carico dei Ministri all’ Ambiente, alla Salute e allo Sviluppo economico. Stando al Codacons, che a breve illustrerà pubblicamente «i dettagli di questa nostra nuova iniziativa legale», alla luce di tali novità «tutti i proprietari di auto a marchio Volkswagen e Porsche coinvolte nello scandalo potranno chiedere 10 mila euro di indennizzo». Per l’ associazione presieduta dall’ avvocato Carlo Rienzi, che risulta già parte lesa nell’ inchiesta-madre del pm Zenatelli per frode in commercio, questa nuova ipotesi di «concorso in omicidio colposo plurimo per omissione» andrebbe ricondotta ai «dati sulle conseguenze per l’ ambiente e per la salute umana derivanti dalle emissioni falsificate delle auto al centro dello scandalo», elementi emersi «alla luce di un recente studio che ha quantificato i morti in Italia causati dalle emissioni alterate delle automobili diesel». Nel suo esposto-denuncia, inoltre, il Codacons inserisce tra le argomentazioni a supporto dell’ accusa «le perizie eseguite dai tecnici incaricati dal Tribunale di Verona sulle auto Volkswagen e Porsche, che attestano oltre ogni ragionevole dubbio le alterazioni nelle emissioni e le conseguenze sul fronte ambientale». E in effetti, a fine marzo, i periti del giudice lo hanno stabilito con certezza: anche in Italia, come già appurato negli Usa e in Germania, vennero «manomessi », «alterati», «truccati», i software a bordo di migliaia di vetture. La «sentenza» degli esperti che erano stati nominati dal gip Raffaele Ferraro – si tratta degli ingegneri Giovanni Cipolla e Filippo Manfredi – ha definitivamente concluso un incidente probatorio che durava da oltre due anni. L’ inchiesta va avanti dal 2015. Nel frattempo, prosegue anche la class action promossa da Altroconsumo, a cui hanno già aderito in oltre 76 mila. E intanto, venti giorni fa, il Tar del Lazio ha segnato un punto a favore dei consumatori, respingendo il ricorso di Volkswagen contro la sanzione di 5 milioni di euro inflitta dall’ Antitrust alla casa tedesca per lo scandalo dei software «taroccati».

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