«Dieselgate», l’ indagine si allarga
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fonte:
- l`Adige
NEW YORK – Gli Stati Uniti alzano il tiro. E puntano a verificare se le violazioni delle norme anti -smog tramite «dispositivi difettosi», come nel caso Volkswagen, siano una pratica diffusa nell’ industria automobilistica. L’ Agenzia per la Protezione Ambientale amplia così l’ indagine in corso sulle auto diesel ad altre sei case automobilistiche. Si tratta di Bmw, Chrysler, General Motors, Land Rover e Mercedes Benz. I test per verificare il rispetto delle norme saranno condotti su 28 modelli di vetture diesel: la Bmw X3, il Grand Cherokee di Chrysler, la Chevrolet Colorado di Gm, il Range Rover TDV6 e la E250 BlueTec di Mercedes. Le verifiche iniziali saranno condotte su veicoli usati, uno per ogni modello: se ci saranno sospetti l’ indagine si amplierà ad altre vetture dello stesso modello. Le auto che saranno esaminate appartengono a società di autonoleggio o a proprietari identificati dai dati delle immatricolazioni. Ai proprietari selezionati, l’ Epa offrirà un’ auto a noleggio mentre la loro viene sottoposta ai test, insieme ad un lavaggio gratuito o un cambio di olio. Le auto diesel rappresentano una piccola quota del mercato dell’ auto americano e sono più diffuse in Europa. Le autorità americane non hanno bisogno della collaborazione delle case automobilistiche per condurre i nuovi test. In una lettera inviata ai costruttori nei giorni scorsi, l’ Agenzia per la Protezione Ambientale ha avvertito che avrebbe rafforzato i controlli sulle emissioni dei veicoli. L’ Epa ha identificato almeno 482.000 auto Volkswagen negli Stati Uniti con motori diesel equipaggiati con dispositivi difettosi, il cui software è in grado di identificare quando la vettura è sottoposta a un test di laboratorio e di cambiare modalità per ridurre le emissioni. Una volta su strada i controlli vengono di nuovo modificati automaticamente e le auto emettono una quantità di monossido di azoto 40 volte superiore ai livelli consentiti. Intanto, la Volkswagen in Italia ha rifiutato «categoricamente» di fornire al Codacons le informazioni richieste relative allo scandalo delle emissioni falsificate, e di dare seguito alla formale diffida inviata dall’ associazione lo scorso 24 settembre a tutela degli automobilisti italiani. Ne dà notizia la stessa associazione, rendendo pubblico il contenuto della lettera inviata da Volkswagen Group Italia. L’ associazione aveva diffidato la sede italiana della Volkswagen a rendere dichiarazioni in ordine alla analitica indicazione delle autovetture alle quali era stato inserito il software contestato, con eventuale individuazione degli elementi necessari per poter rintracciare i veicoli suddetti, e a disporre il ritiro al mercato delle auto non vendute, in attesa di una totale definizione di questa vicenda. «La nostra società – dice la Volkswagen nella lettera di risposta diffusa dal Codacons – non condivide le vostre affrettate conclusioni che, per le informazioni disponibili al momento, non appaiono fondate su dati e riscontri oggettivi e, pertanto, respinge ogni vostra richiesta. Stiamo attivamente collaborando con i Ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’ Ambiente, e vi invitiamo a consentire che l’ azione degli organi amministrativi faccia il suo corso». Una risposta che, a giudizio del Codacons, «disprezza i consumatori: per questo l’ associazione chiede all’ Antitrust, che ha aperto un’ istruttoria, di applicare la sanzione massima».
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