1 Ottobre 2015

Dieselgate, guerra legale in famiglia Audi attacca gli uomini Volkswagen

Dieselgate, guerra legale in famiglia Audi attacca gli uomini Volkswagen
prima class action in italia. delrio: «i governi sono parte lesa» 

Elena Comelli MILANO «VOLKSWAGEN non sarà più la stessa, dovrà cambiare strutturalmente». Parola di Wolfgang Schaeuble, il ministro tedesco del rigore, intervenuto ieri sui media tedeschi per arginare i danni del Dieselgate all’ immagine della Germania. Tuttavia, secondo Schaeuble la crisi Volkswagen non rappresenta un pericolo per l’ economia tedesca. Non sono della stessa opinione gli economisti di Axa Investment che delineano tre scenari alternativi: dal più ottimistico, con una perdita finale per il Pil nazionale limitata allo 0,1%, ma con un forte calo delle vendite Volkswagen (-10% in Germania e -20% all’ estero), compensato dagli altri produttori tedeschi, al più pessimistico con un danno dell’ 1,1% al Pil tedesco, dato dal calo generalizzato delle esportazioni di macchinari made in Germany. LA TENSIONE su Volkswagen, intanto, continua ad aumentare, con l’ avvicinarsi della scadenza del 7 ottobre per l’ avvio delle operazioni di richiamo di 11 milioni di veicoli e il moltiplicarsi delle azioni giudiziarie, sia in patria che all’ estero. In casa, la procura di Ingolstadt ha avviato indagini su Audi che contrattacca con una denuncia presso la stessa procura perché – come ha spiegato il portavoce Audi – proceda penalmente contro i responsabili dello scandalo delle emissioni diesel truccate». Negli Stati Uniti, Volkswagen potrebbe trovarsi a far fronte a 5 miliardi di dollari di richieste di danni dalla class action antitrust per violazione delle norme antismog. E anche in Italia il Codacons ha avviato ieri la prima class action davanti al Tribunale di Venezia, mentre il ministro Graziano Delrio attende un coordinamento europeo per muoversi: «I governi italiano e tedesco sono parte lesa», ha detto. IL MINISTRO dell’ Economia dellla Bassa Sassonia Olaf Lies, azionista pubblico del gruppo, si è scagliato contro i vertici del gruppo, sostenendo che il consiglio è stato tenuto all’ oscuro dello scontro fra il gruppo e le autorità americane per un anno. Lies ha detto di provare «vergogna davanti agli americani». Internamente continua il rinnovamento: la nuova vittima della crisi è il responsabile della comunicazione, Stephan Gruehsem, 53 anni, stretto collaboratore dell’ ex ad Winterkorn. Intanto, il clan familiare Porsche-Piech sta spingendo perché il capo delle finanze del gruppo, Hans Dieter Poetsch, diventi presidente del consiglio di sorveglianza. Ma la sua nomina è a forte rischio perché troppo invischiato nella vicenda.

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