1 Luglio 2017

Dieselgate, emissioni sotto l’ esame dei periti

a due ingegneri del politecnico di torino il gip ferraro ha affidato il compito di verificare se c’ era un software che alterava i dati
Dieselgate: saranno due ingegneri del Politecnico di Torino ad effettuare, con le forme dell’ incidente probatorio, gli accertamenti sulle auto della Volkswagen che montano il motore EA 189, quello le cui emissioni erano falsate da un software che ne alterava, in meglio, i valori. Nell’ ottobre 2015 fu il Codacons a depositare un esposto a Verona, dove ha sede Volkswagen Italia Group, importatore unico che commercializza i marchi che fanno riferimento al colosso tedesco (Seat, Skoda, Audi), e l’ indagine è finalizzata ad accertare se i vertici italiani fossero o meno a conoscenza dell’ esistenza del software «incriminato». Dopo il sequestro di circa 6 tera di dati archiviati (un tera corrisponde a mille giga byte) la procura ha disposto gli accertamenti tecnici. LA PERIZIA. Un incarico che il giudice per le indagini preliminari Raffaele Ferraro ha affidato ai due professionisti dopo che il consulente incaricato dal pm Marco Zenatelli era giunto alla conclusione che parte delle autovetture sottoposte a test di laboratorio (e in particolare quella con cilindrata 1.2 e 1.6) presentavano valori delle emissioni NOx superiori a quelli previsti dalla normativa per la classe di inquinamento Euro 5. Da qui la necessità «cristallizzare» la situazione perchè, una volta effettuata da parte del costruttore la sostituzione del software, verrebbero meno le condizioni precedenti, ovvero quelle che originarono il «dieselgate». Una richiesta effettuata dal pm ancora in gennaio e della quale erano state informate le parti con la possibilità di nominare consulenti. Da una parte gli indagati Luca De Meo, Johann Rupert Stadler (difesa Ambrosetti), Massimo Nordio, Alexander Michael Obrowski, Paolo Poma e Annamaria Borrega (tutti difesi dagli avvocati Lageard e Zalin), dall’ altra le parti offese Codacons, Adusbef e Federconsumatori.La necessità di un accertamento peritale deriva dalla circostanza che i test devono essere eseguiti in parte in laboratorio, utilizzando un banco a rulli, prima e dopo l’ intervento del costruttore per misurare le emissioni, e in parte su strada, sulla pista del Nardò Technital center (uno dei più estesi e vasti centri di sperimentazione del mondo).I DUE QUESITI. Frode nell’ esercizio del commercio l’ ipotesi di reato, due i quesiti posti agli esperti. In primo luogo dovranno stabilire se i valori degli inquinanti emessi dal veicoli, sia prima sia dopo le modifiche, siano tra loro diversi e se differiscano dai dati di omologazione e a quanto indicato dalla Volkswagen all’ epoca della messa in commercio, e dovranno specificare l’ esistenza o meno di difformità. In secondo luogo gli esperti dovranno riferire qualsiasi altro elemento pertinente all’ indagine e in particolare in riferimento alle differenze nelle auto esaminate.Otto i modelli sotto la lente: la Touran 1.6 e la Tiguan 2.0 tdi di Volkswagen, l’ Alhambra 2.0, Ibiza Sc 1.2 e Altea XL 1.6 di Seat, la Yeti 1.6 Tdi di Skoda, l’ A4 avant 2.0 di Audi e infine il veicolo commerciale Caddy 4 1.6.Sarà un accertamento complesso e lungo: per le operazioni peritali inizieranno in settembre ma non è escluso che il termine di tre mesi possa essere «dilatato». Se ne parla nel 2018.
fabiana marcolini

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