15 Agosto 2016

Dieselgate, dopo la maxi-truffa è il momento dei risarcimenti

Dieselgate, dopo la maxi-truffa è il momento dei risarcimenti
le class action potrebbero portare ricchi rimborsi per chi ha acquistato auto “illegali”

Il dieselgate, la più grande presa per i fondelli della storia dell’ auto, sta per arricchirsi di un nuovo capitolo. La parte più interessante per i consumatori ingannati: il risarcimento. Dopo la stangata da 15,3 miliardi di dollari imposta al Gruppo Volkswagen dal Dipartimento di Giustizia Usa, che prevede tra l’ altro un indennizzo per i clienti che va dai 5.100 ai 10.000 dollari a testa; dopo la multa da 5 milioni di euro (il massimo consentito) inflitta dall’ Antitrust alla filiale italiana di VW ; e dopo che, in Germania, è stata avviata una class action miliardaria in difesa dei risparmiatori danneggiati dalla truffa, la possibilità che anche gli automobilisti italiani riescano a ottenere qualcosa diventa concreta. Intanto il gigante di Wolfsburg scricchiola. A luglio in Italia le vendite delle quattroruote del gruppo segnano -1,70%, per colpa proprio del marchio Volkswagen (-8,08%), mentre il mercato cresce del 2,9 rispetto all’ anno scorso. Lo scandalo delle emissioni taroccate pesa più del previsto. Sempre in Italia circa 700.000 persone, tra il 2009 e il 2015, hanno speso più di 15 miliardi di euro per acquistare vetture o veicoli commerciali “illegali”: auto e furgoncini che non avrebbero mai potuto circolare, perché privi della necessaria omologazione. Non solo. Hanno comprato mezzi di trasporto super ecologici che, in realtà, inquinano oltre il limite consentito. Le auto diesel a marchio Audi, Skoda, Seat e naturalmente Volkswagen, come Golf, Passat, o Tiguan, compresi i veicoli commerciali Vw (Caddy e Multivan), con codice identificativo EA189 EU5 , e motorizzazioni da 1.2, 1.6 e 2.0 TDI , in quegli anni, sono state munite di un software, il sistema Egr, in grado di alterare il comportamento del veicolo durante i test su banco per il controllo delle emissioni inquinanti. La casa automobilistica così riusciva a ottenere emissioni di ossidi di azoto (NOx) più basse di quelle ottenute su strada. Nonostante il gioco sporco, la pubblicità utilizzava frasi come “la responsabilità ambientale è uno dei capisaldi della strategia di Audi”, o “Golf BlueMotion: la Golf più ecologica di tutti i tempi”, o a proposito della Polo BlueMotion “una vettura al cui conducente la tutela dell’ ambiente e una guida sostenibile stanno veramente a cuore”. Era tutta una presa in giro. Per questo l’ Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ritenuto questa condotta non rispettosa del Codice del Consumo, “gravemente contraria agli obblighi di diligenza professionale” e capace di “falsare in maniera rilevante il comportamento economico dei consumatori”. Ce n’ è abbastanza per rilanciare le innumerevoli class action presentate in questi mesi dalle associazioni dei consumatori italiane, nonostante il rifiuto categorico di risarcire i clienti europei dichiarato dall’ ad della casa automobilistica, Mathias Mueller. Intanto Volkswagen Italia è dovuta correre ai ripari con una massiccia campagna di richiami. I proprietari delle auto in queste settimane stanno ricevendo raccomandate in cui si comunica la possibilità di fissare un appuntamento presso un Service Partner Volkswagen per eliminare il software “sotto accusa” gratuitamente. Chi possiede una 1.6 TDI dovrà installare anche uno stabilizzatore di flusso. È chiaro che questi interventi non sono sufficienti. Federconsumatori, Codacons, Adiconsum e Altroconsumo continuano a raccogliere adesioni per le azioni collettive di richiesta danni. Quella che per il momento sembra in vantaggio sulle altre, in termini di tempo, è Altroconsumo. Il Tribunale di Venezia, infatti, a fine giugno ha ammesso la sua class action contro Volkswagen. In realtà la contestazione è partita nel 2014, prima dello scandalo, in seguito a una prova di laboratorio su una Golf 1.6 TDI che aveva dimostrato come i consumi di carburante reali fossero molto più elevati dei dati dichiarati dall’ azienda. Ma il procedimento potrebbe allargarsi anche alla truffa del dieselgate e velocizzare i tempi del processo. La quantificazione fatta dai legali di Altroconsumo del risarcimento che spetta ai consumatori per ora è del 15% del prezzo di acquisto dell’ auto. Significa che in caso di vittoria gli automobilisti potrebbero ottenere un indennizzo che va dai 1.500 euro per un veicolo acquistato 6-7 anni fa a 10.000 euro, ai circa 4.500 euro per una Golf 2.000 TDI dell’ anno scorso, fino ai 7.500 euro per un suv Audi da 50.000 euro. Nel frattempo gli esperti dell’ associazione hanno portato in laboratorio proprio una Q5 2.0 TDI 110 KW per analizzare i livelli di emissioni di ossidi di azoto prima e dopo la rimozione del software illegale. Risultato: su strada le emissioni NOx superano di circa il 25% i limiti di legge per ottenere l’ omologazione Euro 5. Una volta disattivato il software illegale, quindi, resterà il problema di centinaia di migliaia di veicoli fuori legge che circolano sulle nostre strade.
barbara cataldi

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